Ipertensione, soglia del rischio sempre più bassa: «Milioni di italiani ora risultano malati»
Uno studio internazionale guidato dall’Alma Mater di Bologna: parametri dell’ipertensione rivisti negli anni. Tra benefici clinici e costi sanitari crescono dubbi e incertezze. L’obiettivo è trattare la condizione nelle fasi iniziali, mantenendo sotto controllo la pressione e riducendo il rischio di evoluzione verso quadri clinici più gravi
Potrebbero essere molte più del previsto le persone che soffrono di ipertensione, con un impatto definito “enorme” in Italia. Negli ultimi decenni, infatti, i valori soglia della pressione arteriosa si sono progressivamente abbassati, fino a includere parametri che in passato erano considerati normali.
ùA evidenziarlo è un’analisi guidata dall’Alma Mater di Bologna e pubblicata sulla rivista Medical Sciences. Lo studio, primo al mondo su questo tema, ha esaminato 32 linee guida cliniche elaborate da organismi nazionali e internazionali, tra cui l’Organizzazione mondiale della sanità, la Società europea di cardiologia e istituzioni sanitarie britanniche.
Dagli anni ’70 a oggi: come sono cambiati i paramettri
Negli anni ’70 si parlava di ipertensione solo con valori superiori a 160/95. Con il tempo, però, le soglie sono state abbassate progressivamente. Secondo le più recenti linee guida europee e americane, oggi si può essere considerati ipertesi già con una pressione di 120/80, valori che fino a poco tempo fa erano ritenuti ottimali.
Considerando che la pressione media negli over 50 italiani si aggira intorno a 130, questo cambiamento implica che una larga fetta della popolazione rientri ora nella categoria dei pazienti ipertesi.
I benefici: prevenzione e intervento precoce
Secondo i ricercatori, abbassare le soglie può avere effetti positivi, permettendo di intervenire prima e prevenire complicazioni. L’obiettivo è trattare la condizione nelle fasi iniziali, mantenendo sotto controllo la pressione e riducendo il rischio di evoluzione verso quadri clinici più gravi.
Le criticità: costi, terapie e impatto psicologico
Dall’altro lato, l’aumento del numero di pazienti comporta un incremento significativo dei costi per il sistema sanitario. Inoltre, molti pazienti già in cura potrebbero non riuscire a raggiungere i nuovi obiettivi pressori, rendendo necessario un aumento delle dosi farmacologiche. Questo scenario rischia di mantenere le persone in una condizione permanente di “a rischio”, con conseguenze anche sul piano psicologico e sugli stili di vita.
Medici incerti e pazienti sempre più informati online
Il cambiamento delle linee guida genera anche incertezza tra i medici, chiamati a decidere quando avviare un trattamento. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la crescente tendenza dei pazienti a cercare informazioni online, spesso in modo autonomo, su temi legati alla salute.
Una dinamica che rende ancora più complessa la gestione dell’ipertensione, tra evoluzione scientifica, interessi economici e necessità di chiarezza per medici e cittadini.
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