Iraq, essere Chiesa oltre ogni difficoltà
Aiuto alla Chiesa che Soffre in soccorso della Chiesa in Iraq. Il nuovo Patriarca della Chiesa cattolica caldea, Paul III Nona, si è ufficialmente insediato nel corso di una solenne cerimonia nella Cattedrale di San Giuseppe a Baghdad, in Iraq. All’insediamento del Patriarca, eletto dal Santo Sinodo della Chiesa caldea, la più grande Chiesa cristiana in Iraq e una delle 23 Chiese orientali in piena comunione con Roma, erano presenti leader di altre Chiese cristiane, rappresentanti del Vaticano ed esponenti del governo iracheno. Rivolgendosi ai presenti, il Patriarca non ha nascosto la difficile realtà di molti cristiani iracheni che, negli ultimi decenni, hanno scelto di lasciare il Paese. Ha affermato che sia coloro che restano in Iraq sia quanti vivono nella diaspora hanno una missione importante. “L’esistenza e la continuità della nostra Chiesa caldea in Oriente, e in modo particolare in Iraq, sono essenziali e fondamentali per la nostra perseveranza come Chiesa e come popolo antico, con una storia e una civiltà profondamente radicate”, ha affermato il Patriarca nell’omelia condivisa con Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS). Ma anche quanti sono partiti in cerca di sicurezza e stabilità dovrebbero “considerare la vostra presenza in queste terre come una missione. Siete inviati a riaffermare l’importanza e la forza della fede in società troppo pronte a perderla”.

Iraq caldeo
Il Patriarca Paul III Nona conosce bene entrambe queste realtà. Fino al 2014 è stato arcivescovo di Mosul, ma è dovuto fuggire, insieme all’intera comunità cristiana, quando la regione è stata invasa dal’Isi. Successivamente ha trascorso diversi anni al servizio della diaspora caldea in Australia. Già da arcivescovo di Mosul era partner dei progetti di Acs. E la fondazione pontificia ha collaborato strettamente negli anni con la Chiesa caldea, contribuendo a sostenerla nelle ore più buie vissute in Iraq. Regina Lynch, presidente esecutiva di Acs Internazionale, ha inviato un messaggio di congratulazioni al nuovo Patriarca, affermando che la sua elezione “sarà certamente fonte di speranza e di forza per i fedeli caldei, che nella storia della loro Chiesa sono stati così spesso chiamati a testimoniare la fede cristiana in tempi di persecuzione e sofferenza“. Rivolgendosi ai leader delle altre Chiese cristiane in Iraq presenti alla sua intronizzazione, il Patriarca ha affermato che “l’esistenza di Chiese con tradizioni diverse è una ricchezza e non una mancanza. La nostra fede è una, e anche la nostra testimonianza deve essere una”.

Anni difficili
Paul III Nona ha reso omaggio a coloro che hanno guidato la Chiesa caldea in alcuni degli anni più difficili della sua storia moderna. Ha ringraziato il suo predecessore, il cardinale Louis Raphaël Sako, per decenni di servizio e di guida, e ha inoltre ricordato la dedizione di vescovi, sacerdoti, monaci e religiose che hanno accompagnato i fedeli attraverso la guerra, la persecuzione, lo sfollamento e l’esilio. Assumendo come motto guida “Non temere; soltanto abbi fede”, ha invitato tutti i fedeli a resistere agli effetti paralizzanti della paura e ad aggrapparsi alla fede. “La paura, all’inizio, è spesso una reazione naturale, e talvolta persino necessaria. Ma il problema non sta nell’esistenza della paura. Sta nell’arrendersi ad essa senza discernimento né resistenza”, ha spiegato il Patriarca, avvertendo che questo potrebbe condurre a un “processo di chiusura interiore. Il vero confronto con la paura non consiste nel negarla, ma nel trasformarla in un punto di incontro con Dio. Questo accade quando dico: ‘Sì, ho paura, ma nonostante questo scelgo di fidarmi’. È allora che il cuore ricomincia ad aprirsi”. Rivolgendosi direttamente ai fedeli della Chiesa caldea che è ora chiamato a guidare, il Patriarca li ha esortati: “Non lasciate che sia la paura a scrivere l’ultimo capitolo della vostra storia: l’ultima parola appartiene alla fede. Inizio la mia missione come Patriarca e Padre della nostra Chiesa caldea. Con fiducia, nonostante la presenza della paura. Con fede, pur conoscendo le sfide; e con apertura verso tutti, nonostante le tentazioni del ripiegamento e della chiusura”.
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