Iris van Herpen al Brooklyn Museum: la moda che nasce dall’incontro tra scienza, natura e immaginazione
Da dove arriva davvero l’ispirazione di uno/a stilista? Da un tessuto, da un colore, da un’opera d’arte guardata per caso?
Le sale di “Sculpting the Senses”, la mostra di Iris van Herpen al Brooklyn Museum, sembrano suggerire una risposta diversa, più complessa. Qui l’ispirazione è il frutto di anni passati a osservare con pazienza il mondo, lasciando che natura, biologia, anatomia, tecnologia e percezione si mescolino tra loro fino a diventare haute couture.
Van Herpen è considerata da tempo una delle voci più originali della moda contemporanea. Merito delle tecnologie all’avanguardia che utilizza, certo, ma soprattutto del modo in cui riesce a mescolare l’artigianato couture più classico con materiali che sembrano usciti da un laboratorio di ricerca. Nella mostra il dettaglio e la visione d’insieme si alternano di continuo, il micro e il macro, e con loro tornano i temi che accompagnano da sempre il suo lavoro: il corpo nello spazio, l’identità e i futuri possibili di un mondo in trasformazione costante.
Dietro ogni abito c’è una storia di ricerca. Van Herpen non disegna semplicemente vestiti. Osserva, studia, si lascia guidare da fenomeni naturali che spesso sfuggono all’occhio umano, per poi tradurli in qualcosa che si può indossare. Le geometrie microscopiche dei radiolari, gli abissi oceanici, l’architettura degli alveari, perfino le immagini arrivate dal telescopio James Webb: ogni scoperta scientifica diventa per lei un punto di partenza. Non si tratta di copiare la natura, ma di interpretarla, di farla dialogare con l’innovazione tecnologica, senza perdere il savoir-faire artigianale che resta il cuore del suo lavoro.

Il percorso espositivo inizia con l’acqua, elemento che torna in molte delle sue collezioni, su tutte “Crystallization” del 2010. Gocce, onde, ghiaccio, nebbia, correnti marine: tutto prende forma attraverso vetro soffiato, Plexiglas termoformato, stampa 3D, taglio laser, ma anche tecniche antiche come il “suminagashi”, l’arte giapponese della marmorizzazione ad acqua e inchiostro, capace di generare texture sempre diverse, mai identiche a se stesse. Il risultato sono abiti che sembrano non essersi ancora del tutto solidificati, come se la materia continuasse a muoversi.
Seguendo quel flusso, si scende idealmente nelle profondità dell’oceano, un mondo che resta in gran parte inesplorato, popolato da forme di vita rimaste invisibili per secoli, fino a quando la ricerca scientifica non ha permesso di guardarci dentro. Van Herpen osserva questo universo sommerso con lo stesso spirito di Herman Oscar Mueller, il maestro vetraio del Novecento i cui modelli in vetro resero per primi visibili organismi marini e strutture biologiche altrimenti impercettibili. Come lui, anche la designer prova a rendere tangibile ciò che normalmente sfugge, trasformandolo in alta moda.
Plancton unicellulare, barriere coralline, meduse: sono questi gli spunti da cui nascono silhouette leggerissime, texture tridimensionali, lavorazioni sospese tra biologia e pura immaginazione. In “Sensory Seas”, la collezione del 2020, gli abiti sembrano davvero emergere dal fondale, restituendo il movimento dell’acqua e la complessità di un ecosistema che pochi hanno mai visto da vicino.

L’attenzione di Van Herpen per la natura, però, non si ferma al mare. La affascinano le architetture nascoste che regolano la vita sulla Terra: le geometrie dei radiolari, le celle prismatiche degli alveari, i meccanismi della morfogenesi, quei processi biologici, spesso invisibili, che determinano come un organismo prende forma. È in questo territorio che la designer trova il suo linguaggio più personale, quello che le permette di trasformare la scienza in qualcosa di vicino alla poesia visiva.
Ernst Haeckel è un nome che ritorna spesso quando si parla del lavoro di Van Herpen: biologo dell’Ottocento, celebre per le sue illustrazioni dettagliatissime di organismi microscopici. È guardando i suoi disegni che la designer ha trovato un intero vocabolario di forme quasi invisibili, diventate poi materia prima per nuove silhouette, nuovi materiali, nuove costruzioni. Ancora una volta il gesto è lo stesso: portare alla luce ciò che normalmente resta nascosto, e farlo attraverso il linguaggio dell’alta sartoria.
A questa curiosità scientifica si affianca una sensibilità ambientale che negli anni si è fatta sempre più esplicita. È il caso di “Earthrise” del 2021, dove la plastica recuperata dagli oceani diventa tessuto, leggero e luminoso. Per questa collezione Van Herpen ha lavorato con l’artista Rogan Brown a una struttura in filigrana ispirata ai coralli, un modo per dimostrare che anche ciò che sembra destinato a diventare rifiuto può trovare una seconda vita.

Da qui il percorso entra nel corpo umano. Una delle sezioni più affascinanti della mostra è quella dedicata all’anatomia: scheletri, fasce muscolari, tessuti connettivi diventano strumenti di studio, punti di partenza per nuove forme. Gli abiti seguono queste architetture interne fino a trasformarsi in veri esoscheletri, capaci di rendere visibile ciò che normalmente si riesce ad osservare solo con la diagnostica per immagini.
Se il corpo è la materia, la percezione è l’esperienza. Attraverso superfici trasparenti, riflettenti e lavorazioni tridimensionali, Van Herpen si interroga su come i sensi costruiscano quello che chiamiamo realtà. Studia la sinestesia, l’ipnosi, gli stati alterati di coscienza, e ne trae abiti che cambiano aspetto a seconda della luce, del movimento, del punto da cui li si guarda. La moda smette di essere solo immagine e diventa esperienza a 360 gradi – vista, spazio, emozione insieme. Nella penultima sala della mostra, non a caso, lo spazio perde ogni coordinata convenzionale, si dilata in ogni direzione, come se non avesse confini.
L’ultima sezione invece guarda avanti. In una società sempre più modellata da ambienti digitali, Van Herpen si chiede dove passi oggi il confine tra natura e artificio, e cosa significhi avere un corpo in un mondo che definiremmo, per comodità, post-umano. Le sue silhouette più recenti nascono da quelle che lei stessa chiama “linee della vita”: strutture organiche che solo la ricerca scientifica ha reso visibili, e che la moda prova ora a tradurre in forma.
Collezioni come “Escapism” (2011), “Voltage” (2013) e “Syntopia” (2018) raccontano bene questa tensione mai risolta tra organico e artificiale. Modellazione digitale, taglio laser, materiali stratificati, mestiere artigianale: tutto convive, e ne nascono capi che sembrano crescere più che essere cuciti. L’abito non veste più il corpo, lo estende, lo trasforma, prova a immaginarne l’evoluzione.

Quello che rende “Sculpting the Senses” una mostra fuori dal comune è proprio la sua capacità di mostrare come nasce davvero la creatività: dall’incontro tra discipline che sembrerebbero non avere nulla in comune. Biologi, fisici, architetti, ingegneri, artisti, artigiani entrano tutti nello stesso processo creativo, quella che Van Herpen chiama “craftolution”, la fusione tra l’eccellenza manifatturiera della couture e le possibilità aperte dalle tecnologie più recenti.
Uscendo dal museo resta l’idea che il vero lusso non stia nell’abito finito, ma nel pensiero che lo ha generato. Ogni creazione di Van Herpen è un punto d’incontro tra la precisione della scienza, la complessità della natura, l’innovazione tecnologica e una sensibilità profondamente umana. Ed è forse proprio questa contaminazione continua a rendere il suo lavoro un linguaggio capace di parlare del nostro rapporto con il corpo, con il pianeta, con quello che verrà.

Più che una semplice celebrazione di una delle designer più visionarie di oggi, “Sculpting the Senses” è un invito a guardare la moda con occhi diversi, a ricordarsi che dietro ogni silhouette c’è sempre un universo fatto di osservazione, ricerca e tentativi.
È lì, nell’incontro tra più discipline che nascono creazioni che sono autentiche opere, capaci di rendere visibile l’invisibile.
L'articolo Iris van Herpen al Brooklyn Museum: la moda che nasce dall’incontro tra scienza, natura e immaginazione proviene da IlNewyorkese.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)