Italia a traffico limitato: su 500 Ztl in Europa 446 sono da noi. E dal primo luglio a Roma scatta il salasso anche per l’elettrico

C’è un primato europeo di cui difficilmente l’Italia può andare orgogliosa: su circa 500 zone a traffico limitato attive in Europa, ben 446 si trovano nel nostro Paese. Quasi nove su dieci. Il dato emerge dalla ricerca “Auto e Città, oltre il divieto” dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, realizzata in collaborazione con l’UNRAE, l’Unuione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri. A Roma, poi, dal primo luglio chi ha acquistato un’auto elettrica a Roma dovrà dire addio all’ingresso gratuito: bisognerà sborsare fino a mille euro l’anno.
Il primato italiano dei divieti: su 500 Ztl europee 446 sono da noi
Le limitazioni al traffico che nella maggior parte delle città italiane vanno di pari passo con vere e proprie operazioni di traffic calming, ovvero l’insieme di interventi urbanistici, di arredo urbano e di progettazione stradale concepiti per ridurre la velocità dei veicoli e disincentivare il traffico di attraversamento, migliorando la sicurezza di pedoni e ciclisti. Certamente una buona trovata nei piccoli borghi. Difficilmente digeribile nelle grandi città. Il caso di Roma racconta meglio di qualunque altro la contraddizione di misure ambientaliste percepite da molti cittadini come punitive.
Il caso Roma, dove l’automobile non è un capriccio
Se le amministrazioni di sinistra continuano a descrivere l’uso dell’automobile come una sorta di vizio individuale da correggere, per gli italiani e soprattutto per i romani la realtà è ben diversa: l’auto non è un simbolo di status, un capriccio per chi non ha voglia di camminare o usufruire dei servizi pubblici, ma una necessità. È uno strumento di lavoro e libertà: serve all’artigiano che trasporta gli attrezzi, al genitore che accompagna i figli, al dipendente che comincia il turno prima dell’apertura della metropolitana, a chi assiste un familiare anziano, a chi vive in una periferia nella quale l’autobus passa raramente e la metro nemmeno arriva.
Limitazioni che colpiscono chi non può scegliere
Nel concreto, i divieti colpiscono soprattutto chi ha meno possibilità di scegliere. Chi possiede una casa nel centro storico, può lavorare da remoto o pagare senza difficoltà un permesso annuale subirà relativamente poco queste politiche. Chi vive lontano, ha orari rigidi e non può acquistare continuamente un’automobile nuova pagherà il prezzo più alto. Così dei provvedimenti figli di un ambientalismo progressista finiscono per impattare su quegli stessi cittadini che una volta la sinistra prometteva di difendere più di tutti. Ecco, invece, oggi le zone centrali della città che diventano salotti protetti, mentre lavoratori e famiglie vengono respinti verso l’esterno o costretti a finanziare il proprio ingresso a caro prezzo: dal primo luglio anche per accedervi con un’auto elettrica bisognerà sborsare fino a mille euro.
“Zone 30” e piste ciclabili: tanti disagi, pochi vantaggi
Alle Ztl si aggiungono poi le “Zone 30” e le piste ciclabili costruite in ogni dove. Il risultato? Carreggiate più strette, meno posti auto e traffico in tilt. Insomma, nessuno rinuncia all’auto. Mentre nelle corsie riservate alle biciclette è facile osservare motociclisti che le utilizzano come fossero preferenziali per fuggire agli ingorghi. Dei ciclisti, intanto, nessuna traccia. Così si gonfiano le tasche dei Comuni e l’inquinamento diminuisce. O forse no, in quanto a emergere è come la concentrazione di smog e l’inquinamento acustico si riversano banalmente nelle zone limitrofe a quelle vietate dove a causa delle limitazioni il flusso di auto è chiaramente maggiore: ci sono i cittadini che cercano di comprendere dove possono svoltare per evitare una sanzione, quelli che cercano parcheggio per ore e nel frattempo scoprono che i pochi posti disponibili sono transennati a causa dei perenni “lavori in corso”.
Per i romani tanti divieti e nessuna alternativa
Prima di chiudere una strada bisogna offrire un mezzo pubblico efficiente. Prima di eliminare parcheggi servono parcheggi di scambio. Prima di imporre nuovi costi bisogna garantire collegamenti rapidi tra periferie e centro. Prima di moltiplicare Zone 30 e piste ciclabili occorre intervenire su manutenzione, sicurezza, semafori intelligenti, trasporto ferroviario urbano e frequenza degli autobus. Non è facile, certo. Ma nel concreto, la situazione della Capitale oggi è questa: «La transizione ecologica del Comune fa cilecca – ha ribadito Rachele Mussolini – si spendono 250 milioni di euro per bus elettrici che si scaricano prima di finire un turno. Caro sindaco, va bene l’ambiente, ma se poi i romani devono spingere il mezzo…».
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