Nuovi scavi archeologici alla ricerca degli ultimi Neandertaliani all’Arma delle Manie
Finale Ligure potrebbe custodire le ultime tracce dei Neandertaliani dell’Europa occidentale e nuovi affascinanti scavi in corso nel sito archeologico dell’Arma delle Manie potrebbero presto svelare qualcosa di davvero sorprendente.
Questa suggestiva caverna è uno dei più importanti giacimenti europei per lo studio delle ultime popolazioni neandertaliane e le nuove ricerche puntano ad approfondire la conoscenza di una fase cruciale della storia umana.
Sulle tracce dei Neandertaliani: i nuovi scavi
Dopo 40 anni, è iniziata l’8 giugno 2026 e proseguirà fino al 3 luglio la nuova campagna di scavi (in regime di concessione) in corso all’Arma delle Manie del territorio di Finale Ligure, uno dei più importanti giacimenti europei per lo studio delle ultime popolazioni neandertaliane.
La ricerca è coordinata dall’Università di Genova con un team di ricercatori internazionale e studenti provenienti da numerose istituzioni italiane ed estere, tra cui le Università di Genova, Bologna, Montréal (Canada), Siena e Roma. Le attività sono sostenute da importanti finanziamenti nazionali e internazionali, come l’ERC Synergy Grant “Last Neanderthals”, i fondi dell’Université de Montréal e un Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) coordinato dalle Università di Genova e Roma, con il supporto della Soprintendenza archeologica della Liguria.
Negli ultimi anni l’Arma delle Manie ha restituito scoperte straordinarie. Oltre a centinaia di strumenti in pietra e migliaia di resti di animali del Pleistocene, gli archeologi hanno recuperato anche DNA neandertaliano direttamente dai sedimenti della grotta e un dente appartenuto a un individuo di Neandertal.
La grande grotta conserva infatti reperti attribuiti agli ultimi Neandertaliani della Liguria, ma probabilmente anche dell’intera Europa occidentale, vissuti circa 42.000 anni fa: era un periodo storico particolare, nel quale il continente europeo era già fortemente occupato da gruppi di Homo sapiens, mentre le popolazioni neandertaliane erano ormai molto più ridotte e suddivise tra loro, probabilmente con poche migliaia o poche centinaia di individui.
“L’analisi di questi reperti ha documentato la presenza di una ricca fauna pleistocenica comprendente rinoceronte, megacero, cervo e numerose altre specie, fornendo informazioni fondamentali sulle strategie di caccia, sull’alimentazione e sulle condizioni ambientali affrontate dalle ultime comunità neandertaliane”, spiega il professor Fabio Negrino, docente dell’Università degli Studi di Genova – Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia.
La campagna di scavo 2026 punta a esplorare i livelli archeologici più ricchi dell’Arma delle Manie, con l’obiettivo di raccogliere nuovi indizi su uno dei più grandi enigmi della preistoria, ovvero le cause della scomparsa dei Neandertaliani.
“Le evidenze raccolte finora – prosegue il professor Negrino – suggeriscono che la Liguria possa aver rappresentato uno degli ultimi rifugi europei delle popolazioni neandertaliane, un territorio relativamente favorevole sotto il profilo climatico ed ecologico, nel quale piccoli gruppi umani riuscirono a sopravvivere più a lungo rispetto ad altre regioni del continente. Per questo motivo l’Arma delle Manie si configura oggi come un osservatorio privilegiato per comprendere le dinamiche che accompagnarono la fine di una delle più straordinarie avventure umane della storia evolutiva”, conclude l’esperto.
Cos’è l’Arma delle Manie
L’Arma delle Manie è la più vasta cavità carsica del Finalese e rappresenta uno degli scorci più suggestivi del territorio. La grotta si apre ai piedi di una falesia, affacciandosi sul torrente sottostante, e conserva testimonianze della presenza umana che coprono un arco temporale lunghissimo, dalla Preistoria fino all’età contemporanea.
Frequentata dai Neandertaliani tra circa 70.000 e 38.000 anni fa, la cavità conserva anche tracce dell’arrivo dell’Homo sapiens, comparso in Europa intorno a 40.000 anni fa. Per secoli la grotta è stata utilizzata come ovile, fienile, rimessa e frantoio, un uso che ha modificato parte del deposito archeologico. Dagli Anni Sessanta, però, le campagne di scavo hanno riportato alla luce importanti reperti, tra cui le tipiche punte musteriane realizzate con la tecnica Levallois, impiegate per la caccia, oltre ai resti di cervi, caprioli, stambecchi, uri, cinghiali e altre specie che popolavano il territorio durante il Paleolitico.
Una selezione dei reperti rinvenuti è oggi esposta al Museo Archeologico del Finale, dove è possibile approfondire la storia delle popolazioni che hanno abitato questa parte della Liguria decine di migliaia di anni fa.
Un patrimonio per Finale Ligure
La nuova campagna di scavi rappresenta anche un’importante occasione di valorizzazione del patrimonio storico e archeologico del territorio. Lo sottolinea la vicesindaca e assessora alla Cultura Maura Firpo: “Come amministrazione seguiamo questo scavo con grande interesse fin dalla sua ripresa; ringrazio il professor Negrino per il lavoro svolto del quale abbiamo potuto apprendere, insieme al sindaco che ha voluto partecipare a questa visita, di queste importantissime nuove scoperte dalla grande importanza a livello scientifico e che porteranno questo scavo dell’Arma delle Manie a essere uno dei più importanti siti archeologici d’Europa”, ha dichiarato, dimostrando entusiasmo e grande soddisfazione.
Per l’amministrazione, infine, è un orgoglio “poter aggiungere un altro tassello, un’altra pietra preziosa nel grande patrimonio culturale, monumentale, ambientale, storico e archeologico della nostra meravigliosa Finale“.
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