Genova in salita e in sofferenza e la doppia visione del suo futuro
Nella grande celebrazione di san Giovanni Battista, che è il patrono di Genova, tra la processione con i Cristi e le ceneri del Santo portate in porto per la benedizione della città e della sua anima, che è appunto il mare, il frate-arcivescovo della città, padre Marco Tasca, dice nell’omelia una verità forte: “Genova è una città in salita!”. Ed è come se questo francescano conventuale minore, giunto in città sei anni fa, scoperchi una realtà che restava mimetizzata tra tante analisi sociali pessimistiche e tanti proclami ottimistici, in una confusione che cade di colpo nella calura asfissiante della celebrazione più autenticamente genovese.
Genova è una città in salita secondo Tasca perché molti, troppi soffrono spesso in solitudine una condizione sociale che peggiora nell’invecchiamento della popolazione, nel calo demografico sempre più potente, nella difficoltà dell’assistenza che corre dietro a un record di unifamigliarietà, unico in Italia: il 47 per cento delle famiglie è composta da un solo membro. Spesso anziano e magari anche malato.
Genova è una città in salita, perché di colpo ha scoperto un problema di sicurezza, smascherato da tanti episodi di violenza tra i giovani, in particolare quell’incredibile omicidio di una ragazzo, che aveva difeso due coetanee molestate e viene investito a morte dall’auto del molestatore nella via più importante di Genova, corso Italia la passeggiata sul mare, in un sabato di quasi estate, tra la folla in parte lì a passeggiare e in parte di ragazzi che cercano una serata di vita. Magari grazie a quelle sostanze di droga dell’ultima micidiale generazione che stravolgono in un attimo e che stanno dilagando nella nuova generazione come una pestilenza senza rimedio.
Genova è una città in salita perché non riesce a controllare questo fenomeno della violenza giovanile, alimentato anche dall’immigrazione, che, non essendo gestita completamente, scatena i cosidetti “minori non accompagnati”, che dai centri di raccolta escono e percorrono la città senza controllo e con intenzioni che spesso sono di scontro.
Genova è una città in salita perché questi fenomeni oramai si allargano a macchia d’olio in tanti quartieri di una composizione geografica molto complessa, tra il centro storico, i famosi caruggi, sempre il ventre molle, rifugio degli immigrati irregolari e base di quelli regolari, in un territorio vasto e anche un po’ segreto, travolto dalle ondate dell’ overturism di giorno, ma quando cala il buio difficilmente frequentabili.
Le bande che cercano scontri e che si sfidano spesso per motivi irrisori hanno trovato spazio anche in altre aree di questa città, fatta di quartieri, appunto in salita, nella sua geografia verticale, in aree diverse una dall’altra, ma oggi accomunate da un allarme che ogni sera, ogni notte suona forte da qualche parte. E una volta sono “i caruggi” e l’altra Quinto, quartiere del Levante vicino all’oasi di Nervi, dove le bande si sfogano e gli abitanti si barricano.
Genova è una città in salita, perché di fronte alla popolazione anziana e dolente ci sono i giovani, dei quali uno su quattro ha provato le droghe. Monsignor Marco Tasca smaschera, ma è un uomo di speranza e spiega che se si sale, poi si trovano anche panorami bellissimi, mozza fiato. Bisogna capire perché, per esempio, questi ragazzi rispondono al loro disagio con la droga e con la violenza. Bisogna fare uno sforzo di comunità per entrare in quel meccanismo. “Tutti insieme bisogna cercare di aiutare, capendo, ciascuno secondo la propria responsabilità di battezzato” spiega Tasca nella sua sferzante omelia, che parte da Giovanni Battista, che battezzava nel Giordano. E che dovrebbe proteggere Genova.
L’analisi dell’arcivescovo punge, comunque, e solleva reazioni che sono ovviamente moderate nei toni, assonanti come quella della sindaca Silvia Salis che trova spunti importanti di riflessione nelle sue considerazioni e condivide l’analisi. Ma trova anche osservazioni puntualizzanti diversamente, come quelle del presidente della Regione, Marco Bucci, che ha ascoltato compunto, ma che osserva come oltre alle difficoltà bisogna segnalare le cose che vanno bene.
Segnalare i progressi della Liguria “che cresce nella quale si investe e si migliora: ”È un sottile distinguo nel quale si intravvede abbastanza chiaro un certo dissenso sulla visone arcivescovile “ in salita”. D’altra parte i ruoli sono diversi, le sensibiltà ispirate o da una vocazione più spirituale o da quella operativa di chi ha appena cercato di far svoltare la sanità ligure con una riforma molto discussa. Venendo incontro a quei disagi sociali.
Genova è realmente in salita e non solo spiritualmente, ma anche fisiologicamente per la sua conformazione di alti e bassi ovunque, di crescita nei suoi aspetti di rivoluzione tecnologica, con IIT che costruisce robot sempre più efficaci, con Erzelli che è diventata una cittadella del futuro, tutta in alto sulla collina, con il nuovo liceo tecnologico programmato più in basso, nella Valpolcevera del coraggio di Carlo Castellano, il manager novantenne, “sparato” a 41 anni dalle Brigate Rosse e diventato un vero motore per salire nelle sue imprese industriali e nella sua incessante spinta socioculturale.
Ma se poi di fronte al disagio sociale, agli scontri violenti si programmano le ronde e si organizzano guardianaggi notturni di pezzi di città e di spiagge per fermare le scorribande dei maranza, spesso con matrice latino americana, di una città dove ci sono più di 40 mila equadoriani, in maggioranza lavoratori e integrati bene, ma con frange aggressive, allora ecco che la salita diventa ardua e gli ostacoli da scavalcare sempre più numerosi.
“Genova verticale, vertigine, aria, scale” _ scriveva nella sua ode Giorgio Caproni, il poeta che meglio ha descritto la città.
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