Italia-Giappone, oltre la diplomazia: la strategia di Meloni per ridisegnare le geografie del potere

21 Giugno 2026 - 08:34
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Italia-Giappone, oltre la diplomazia: la strategia di Meloni per ridisegnare le geografie del potere

La premier Giorgia Meloni e la sua omologa giapponese Sanae Takaichi

Osservando asetticamente il recente incontro tra Giorgia Meloni e il primo ministro giapponese Sanae Takaichi si rischierebbe di fermarsi alla superficie della cronaca diplomatica. Gli accordi firmati, le colazioni di lavoro, le dichiarazioni congiunte, i programmi di cooperazione industriale e tecnologica rappresentano certamente elementi importanti seppur non il nocciolo atemporale della questione. Il significato più profondo dell’intesa tra Italia e Giappone va ricercato, pertanto, altrove: uno degli elementi è la nuova geografia politica che il governo Meloni sta contribuendo a disegnare.

Una politica estera che unisce i punti

La politica estera del governo Meloni si muove secondo una logica che potremmo definire di “connecting the dots”: collegare spazi geografici tradizionalmente considerati separati e trasformarli in un’unica architettura strategica. È una visione che supera la tradizionale distinzione tra Europa e Asia, tra Mediterraneo e Indo-Pacifico, tra Occidente e Oriente e che si incardina perfettamente nell’apertura a Oriente dell’Italia, già intuita nel 1935 dal reale accademico d’Italia Carlo Formichi, primo orientalista italiano, e illustrata in occasione del XIX Congresso internazionale degli Orientalisti svoltosi a Roma.

Dalla geografia fisica alla geografia delle convergenze

È in questa prospettiva che bisogna guardare agli incontri che Meloni ha avuto con il premier indiano Narendra Modi, con il presidente sudcoreano Lee Jae-myung e infine con Sanae Takaichi. Roma e Tokyo così non appaiono più come estremità lontane del continente eurasiatico, ma come due pilastri di una medesima rete di cooperazione che attraversa i nuovi corridoi del commercio, dell’innovazione e della sicurezza, dall’Imec, l’India-Middle East-Europe Economic Corridor, al Foip, il Free and Open Indo-Pacific.

È ciò che potremmo definire la geografia meloniana: una lettura dello spazio internazionale nella quale le distanze vengono ridotte dalla convergenza degli interessi strategici e dalla costruzione di relazioni tra nazioni affidabili. Non periferie separate, ma nodi di una stessa infrastruttura politica, economica e tecnologica nella quale l’Italia vuole agire da protagonista.

Roma e Tokyo: così lontane, così vicine

In questo quadro il rapporto tra Italia e Giappone assume una valenza che va ben oltre la dimensione contingente. Le relazioni tra i due Paesi affondano infatti le proprie radici in una lunga storia di reciproca fascinazione culturale. Da oltre un secolo Roma e Tokyo osservano l’una nell’altra caratteristiche sorprendentemente simili: il rispetto per la tradizione, il valore attribuito alla comunità, la centralità della famiglia, la cura per il patrimonio storico e artistico, la capacità di coniugare modernità e identità.

Non è un caso che numerosi studiosi abbiano individuato nel corso dei decenni, sul piano dell’archeologia religiosa e della storia delle civiltà, suggestivi punti di contatto tra le antiche popolazioni indoeuropee e alcuni elementi delle culture proto-giapponesi e ainu. Al di là delle inevitabili differenze, emerge una comune sensibilità verso il simbolismo solare, verso il rapporto armonico tra uomo e natura e verso una concezione spirituale nella quale il sacro si manifesta attraverso il mondo visibile. Un patrimonio di immagini e archetipi che rende meno sorprendente la sintonia sviluppatasi tra due popoli geograficamente lontani ma culturalmente capaci di riconoscersi.

La cooperazione tra Italia e Giappone

Oggi questa vicinanza ideale trova una traduzione concreta nella politica internazionale. L’incontro di Roma del 15 giugno ha infatti mostrato la crescente densità strategica della relazione bilaterale. La cooperazione tra i due Paesi si estende ormai alla sicurezza economica, alla resilienza delle catene di approvvigionamento, ai semiconduttori, ai minerali critici, all’intelligenza artificiale, alla gestione delle emergenze naturali e alla sicurezza energetica.

Particolarmente significativa è la collaborazione nel quadro del Global Combat Air Programme (Gcap), il progetto che vede Italia, Giappone e Regno Unito impegnati nello sviluppo del caccia di sesta generazione. Un programma che rappresenta l’espressione di una fiducia strategica costruita tra nazioni che condividono la stessa visione della sicurezza e della stabilità internazionale, e che ridurre a partnership industriale sarebbe miope.

Lo sguardo rivolto al cielo: la collaborazione nel settore spaziale

Ma il capitolo più affascinante della cooperazione italo-giapponese guarda oggi oltre l’orizzonte terrestre. La firma della Dichiarazione congiunta sulla cooperazione spaziale e l’avvio di un dialogo permanente tra Roma e Tokyo aprono infatti una nuova stagione delle relazioni bilaterali. Se per secoli Italia e Giappone sono stati collegati dalle rotte marittime che attraversavano gli oceani, oggi la nuova frontiera comune si trova sopra le nostre teste.

Lo spazio diventa così il simbolo più efficace di questa convergenza. Dalle profondità del Mediterraneo alle orbite terrestri, dalle grandi esplorazioni del passato alle tecnologie che definiranno il futuro, Italia e Giappone condividono la stessa ambizione: partecipare da protagonisti alla costruzione del nuovo ordine tecnologico globale.

La nuova sfida alle stelle italo-giapponese si gioca dunque tra satelliti, ricerca scientifica, osservazione della Terra, sicurezza delle infrastrutture spaziali e future missioni di esplorazione. È una cooperazione che parla di innovazione, ma anche di sovranità, autonomia strategica e capacità di immaginare il lungo periodo.

Il ponte della visione politica

In un’epoca segnata da instabilità e frammentazione, Roma e Tokyo stanno dimostrando che la distanza geografica non è un limite. Al contrario, può trasformarsi in una risorsa quando esiste una visione politica capace di costruire ponti tra mondi diversi. La vera novità della politica estera italiana consiste proprio in questo: comprendere che le nuove geografie del potere non si misurano soltanto in chilometri, ma nella capacità di creare connessioni. E in questa mappa emergente dell’Eurasia e dell’Indo-Pacifico, il sole che sorge su Tokyo e quello che illumina Roma sembrano oggi seguire una traiettoria comune.

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