Ruini e il ruinismo: l’eredità del cardinale per un cattolicesimo che non si rassegna

21 Giugno 2026 - 08:34
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Ruini e il ruinismo: l’eredità del cardinale per un cattolicesimo che non si rassegna

Il cardinale Camillo Ruini in una foto del 2008

Fra i neologismi individuati dalla Treccani, possiamo trovare il termine «ruinismo», definito come «l’impronta di Camillo Ruini nella conduzione della Conferenza episcopale italiana». Effettivamente il cardinale Ruini, da poco mancato, in tandem con San Giovanni Paolo II, ha incarnato un periodo molto particolare per la Chiesa italiana.

Dalla «la scelta religiosa» al «ruinismo»

Il Papa polacco, affacciatosi al soglio di Pietro, si accorse che l’Italia e in particolar modo i suoi vescovi si trovavano in costernata rassegnazione nei confronti della secolarizzazione galoppante. Le associazioni principali del movimentismo cattolico, in primis l’Azione Cattolica e sue derivate come la Fuci, dopo decenni di lotta in prima linea avevano ormai sposato “la scelta religiosa”, l’idea per cui i cattolici organizzati dovessero estraniarsi dal dibattito pubblico, delegando all’epoca ogni azione politica alla Dc.

Giovanni Paolo II e il discorso di Loreto

Nel 1985 Wojtyla in uno storico discorso a Loreto, contestò di fatto questa via, spiegando che la Chiesa avrebbe dovuto tornare ad intervenire nella società, con le proprie associazioni, con i laici, come soggetto attivo. L’esecutore materiale di questo programma diventerà un promettente vescovo, Camillo Ruini, che dal 1986 al 2007, prima come segretario e poi come presidente, guiderà la Conferenza Episcopale Italiana.

«Meglio contestati che irrilevanti»

L’orientamento noto come “ruinismo”, dunque, trova fondamento dall’idea che l’Italia dovesse essere terra di nuova evangelizzazione, condivisa da Giovanni Paolo II e dallo stesso Ruini. La necessità era di combattere la sfida del tempo presente, senza scoraggiarsi e senza timore di essere invisi ai poteri secolari. «Meglio contestati che irrilevanti», fu una delle frasi più celebri del presidente della Cei, che di battaglie ne ha combattute molte e molte ne ha vinte, attraversando alcune epoche della storia recente.

Il coraggio del confronto con la politica

Ruini in primo luogo non ha mai disdegnato il confronto con la politica, né ha evitato lo scontro con i poteri, soprattutto mediatici, che hanno proposto e propongono una visione della società opposta a quella cattolica. Con un laicato diviso irrimediabilmente fra destra e sinistra e con la fine della Dc, “don Camillo”, come qualcuno lo ha affettuosamente ricordato in questi giorni, dovette trovare nuovi interlocutori.

Il rifiuto di fare gli interessi di parte

Dai rapporti con la politica, derivò l’accusa di berlusconismo, essendo le forze di centrodestra le uniche effettivamente ricettive alle argomentazioni etiche proposte dalla Cei dell’epoca, laddove a sinistra venne coniata l’infelice locuzione, prodiana, di «cattolici adulti», che si interessano il giusto delle indicazioni ecclesiali, laddove queste cozzano con le convinzioni o gli interessi di parte. Amico e sodale di molti politici democristiani, ne verrà ripudiato, quando si rifiuterà di collaborare con Scalfaro per far cadere il primo governo Berlusconi e quando contesterà le politiche familiari dei governi di centrosinistra, contribuendo poi a far cadere l’ultimo governo Prodi.

Il progetto culturale per difendere i principi non negoziabili

Oltre al rapporto con la politica, elemento principale del ruinismo fu il “progetto culturale”, lanciato nel 1995 a Palermo, lontano anni luce dalla “scelta religiosa”. Se la Dc non poteva più rappresentare un’unica bandiera, doveva dunque essere elaborata una proposta, legata ai principi non negoziabili, a cui tutti i politici cattolici potessero aderire, in modo da non ridurre la Chiesa all’irrilevanza completa.

L’intuizione di puntare sul movimentismo

Questa proposta passava necessariamente dal movimentismo, non quello ormai inservibile dell’Azione Cattolica, ma quello delle nuove formazioni rampanti, come ad esempio Comunione e Liberazione. Ruini si fece anche promotore di strutture ad hoc che avevano il compito di raccogliere il meglio del cattolicesimo italiano attorno a specifici temi. È il caso del “Forum delle Associazioni Familiari” o del “Comitato Scienza e Vita”, nomi che, per chi ha vissuto quegli anni, evocano battaglie entusiasmanti, che poi nessuno ha più combattuto.

Le battaglie del referendum e del Family Day

Questa struttura effettivamente militante, forgiata per tutti gli anni ‘90, portò ad alcune vittorie. Nel 2005 il referendum per l’abrogazione della legge 40, che poneva dei paletti alla procreazione assistita, non passò anche grazie all’impegno per l’astensionismo profuso dalla Cei. Nel 2007 il successo del primo Family Day, per cui Ruini precettò diocesi e parrocchie, affossò i Dico portando poi alla caduta del governo Prodi.

I semi piantati dal ruinismo per una Chiesa combattente

Azioni tipiche di una Chiesa combattente, quelle portate avanti da Camillo Ruini, che oggi non sono più considerate politicamente corrette e dunque sono lasciate da parte, nell’armadio dei ricordi di una Conferenza Episcopale che ha scelto in seguito l’irrilevanza. Del ruinismo oggi però rimangono i semi piantati e un esempio che, un giorno, potrà ancora essere seguito.

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