Kolo Muani, quel pallone perso e un'ossessione da 50 milioni che non segna: con NEC e Atalanta ultime chance
L'attaccante francese delude ancora: non segna mai e la scelta di spendere 50 milioni per lui resta un mistero
Anche dopo la pessima prestazione di Randal Kolo Muani contro il Sassuolo, Luciano Spalletti non è sceso dal carro dell'attaccante francese: "Dobbiamo giocare di più su Kolo Muani. Quando gli avversari giocano uomo su uomo, si va a giocare sulla prima punta, facendogliela tenere e poi andando a sostegno. Invece lo abbiamo fatto poche volte, anche se in alcuni casi lui deve essere più cattivo, questo è vero". Non può fare altrimenti, Spalletti, e non può dire nulla di diverso. Insieme a Nick Woltemade, Kolo Muani è uno degli unici due attaccanti centrali presenti nella rosa della Juventus, escludendo Arek Milik (fuori dalle liste Uefa e Serie A), e l'allenatore non può certo scaricarlo a settembre, al netto della frecciata nel dopo partita col Frosinone.
QUELLA PALLA PERSA
Con il Sassuolo, Kolo Muani è stato un fantasma, in tutte le situazioni di gioco: nel farsi trovare smarcato, nel controllo della palla, e nel tiro in porta. Non ne ha tentato uno, e anzi, quando ha avuto la possibilità di farlo, al 94', invece di tirare si è incaponito in uno sciagurato dribbling in area, perdendo il pallone che ha dato il la al goal del 3-2 del Sassuolo, firmato (controvoglia) dall'ex Adzic, e facendo saltare i nervi a tutto l'ambiente bianconero, dall'allenatore ai tifosi.
LE SCELTE DI SPALLETTI
A parole, Spalletti difende ancora Kolo Muani, e come detto non può fare altrimenti. Nei fatti, poi, non c'è dubbio che il tecnico di Certaldo stia pensando a tutte le soluzioni che ha a disposizione, perché è chiaro a tutti che il match di giovedì in Europa League contro il NEC Nijmegen e, soprattutto, quello di domenica con l'Atalanta in campionato, rappresentino già uno spartiacque importante per la stagione bianconera. Nei prossimi due match, Kolo Muani avrà sicuramente ancora spazio e occasioni per giocare e per trovare la via del goal, una rete che non ha ancora realizzato in questa stagione. Resta da vedere se lo farà entrambe le volte da titolare, o partendo dalla panchina. Se lo farà come unica punta o insieme a Woltemade e, in questo caso, se sarà lui a giocare più avanti, con il tedesco sottopunta, o se sarà il contrario. In ogni caso, le chance per l'ex Tottenham non saranno ancora molte, e ogni minuto in campo d'ora in poi sarà fondamentale per lui.
UN'OSSESSIONE DI BASSO PROFILO
Allargando il discorso su Kolo Muani, alla luce del suo rendimento attuale, resta ancora un mistero il motivo per cui ben tre dirigenti della Juventus, in tempi diversi, abbiano inseguito il classe 1998 quasi come un'ossessione. Prima Giuntoli, che lo acquistò in prestito a gennaio 2025, poi Comolli, che lo inseguì invano per tutta l'estate del 2025, e infine Carnevali, che dopo una lunga trattativa nell'estate 2026 lo ha acquistato a titolo definitivo per la cifra importante di 38 milioni per la parte fissa più 12 di bonus.
"Non possiamo pensare che la Juventus sia diventata una società di livello più basso di quello che è. Siamo in un ciclo, ci saranno difficoltà e anche possibilità di tornare all'apice", ha dichiarato ieri l'ad bianconero Giovanni Carnevali. Ecco, l'impressione oggi è che la scelta di puntare su Kolo Muani appartenga in toto a una Juve che, oggi, fa fatica a uscire da una dimensione più bassa rispetto alla sua storia. Un tempo i bianconeri potevano permettersi, ad esempio, i numeri uno della Francia ruolo per ruolo, da Platini a Zidane passando per Deschamps, Trezeguet, Lilian Thuram, Vieira e Pogba, mentre oggi la Vecchia Signora ci mette un anno per riportare a Torino Kolo Muani, che non è stato convocato per i Mondiali e che non è (almeno) fra i primi dieci attaccanti francesi più forti del momento.
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