La BCE orientata alla pausa: “Altri aumenti dei tassi di interesse possono impattare sulla crescita”
Bruxelles – Dopo l’ultimo aumento dei tassi di interesse deciso nella riunione di settembre la Banca centrale europea potrebbe valutare una pausa, anche prolungata. Più di un’ipotesi, quanto una necessità per mettere al riparo l’economia dell’eurozona. Perché, questa la conclusione del consiglio direttivo della BCE, “un ulteriore aumento dei tassi di interesse a lungo termine potrebbe ripercuotersi negativamente sulla crescita“. È probabilmente questo uno dei passaggi chiave nel resoconto di seduta del 10 settembre scorso, contesto dell’aggiustamento al rialzo dei tassi.
Tra tanti fattori e i diversi indicatori al centro della riunione, alla fine la BCE sembra aver considerato le ripercussioni delle scelte di politica monetaria sull’andamento generale dell’eurozona. L’obiettivo dichiarato di mantenere la stabilità dei prezzi e contrastare l’aumento dell’inflazione sembra ora scontrarsi con la necessità di non aggravare la situazione. Con la BCE orientata ad una pausa per scongiurare contraccolpi su imprese, famiglie e investitori spetta adesso ai governi nazionali darsi da fare.
“Le riforme strutturali restano necessarie per sostenere una crescita potenziale più elevata”, la posizione espressa dai membri del consiglio direttivo della BCE. In tal senso preoccupazione generale viene espressa per “la persistente debolezza dell’impulso riformatore” e “i tempi di attuazione”, visti come fattori controproducenti, impedendo di considerare le riforme potenziali come “fattore di rischio al rialzo”.
A proposito di riforme, in questo rinnovato appello a velocizzare l’azione politica, il consiglio direttivo della BCE esorta a tenere i conti in ordine. In occasione della seduta di settembre, si legge nel resoconto, “è stato osservato che il recente aumento della spesa pubblica e il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine potrebbero accrescere le vulnerabilità nel corso del tempo”. Ne risulta che “è importante mantenere finanze pubbliche solide“. Un messaggio, quest’ultimo, che appare in contrasto con la richiesta dell’Italia di più flessibilità sulla spesa.
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