Ranucci “stordito” dalla notizia bomba: indagato l’amico pregiudicato Lavitola. FdI: “Crolla il castello di fango sul governo”

07 Luglio 2026 - 18:52
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Ranucci “stordito” dalla notizia bomba: indagato l’amico pregiudicato Lavitola. FdI: “Crolla il castello di fango sul governo”

Ranucci “stordito” dalla notizia bomba: indagato l’amico pregiudicato Lavitola. FdI: “Crolla il castello di fango sul governo”

«Dopo mesi di accuse e illazioni contro il governo Meloni, oggi emerge un quadro completamente diverso». Fratelli d’Italia passa al contrattacco dopo la svolta nell’inchiesta sull’attentato davanti alla casa del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci.

La Procura di Roma ha infatti iscritto nel registro degli indagati Valter Lavitola, ex giornalista ed ex collaboratore di Silvio Berlusconi, ritenuto dagli inquirenti il presunto mandante dell’ordigno esploso il 16 ottobre 2025 a Pomezia. Si tratta di un’ipotesi investigativa tutta da verificare nel prosieguo delle indagini.

In un post sui social, FdI sottolinea come «dopo mesi di accuse e illazioni contro il governo Meloni, alla fine il presunto mandante sarebbe un amico di Ranucci, Lavitola, già condannato in passato. Andiamo fino in fondo. Vogliamo la verità». La pagina social di Atreju ricorre all’ironia: in un post social compare una foto del conduttore di Report con la scritta: “Il presunto attentatore di Ranucci è un suo amico”. Nel fotomontaggio è inserita anche un’immagine di Ranucci seduto a un tavolo insieme a Lavitola. Il testo prosegue in tono sarcastico: “Anche a voi è successo nella vita che un vostro amico vi abbia messo una bomba sotto casa? Raccontateci la vostra esperienza”.

Sono numerose le vicende giudiziarie che hanno visto implicato Valter Lavitola nel corso degli anni. La casa di Montecarlo di Gianfranco Fini, la compravendita di senatori per far cadere il governo Prodi, ma anche la tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi per il giro di escort alle cene eleganti. Per non parlare delle tangenti per gli appalti a Panama e delle truffe sui fondi per l’editoria. Il 60enne faccendiere sembrava essersi ormai dedicato al suo bistrò di pesce nel quartiere Monteverde di Roma. Ma per i pm romani sarebbe il mandante dell’attentato a Ranucci.

Cangiano: «Ora Ranucci chieda scusa»

Durissimo anche il deputato di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano, che ricorda come nei mesi scorsi il suo nome fosse stato indirettamente accostato alla vicenda. «Ho scelto di restare in silenzio per rispetto delle indagini e del dolore vissuto da Sigfrido Ranucci e dalla sua famiglia. Oggi però il quadro emerso è profondamente diverso da quello che alcune ricostruzioni lasciavano immaginare», afferma il parlamentare, auspicando che il giornalista «trovi l’occasione per rivolgere le scuse al sottoscritto» e racconti gli sviluppi dell’inchiesta «con lo stesso spazio e la stessa determinazione» riservati ai sospetti iniziali. Sulla stessa linea il vicepresidente vicario dei senatori di Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon. «L’aspetto che lascia basiti è che tra il presunto mandante e la vittima pare ci sia un rapporto di amicizia. Questo scenario smentirebbe i vergognosi teoremi che qualcuno ha provato a imbastire collegando la bomba a esponenti del governo e della maggioranza».

Ranucci: «Lavitola era un amico»

A sorprendere è anche la reazione dello stesso Sigfrido Ranucci, che all’Adnkronos ha ammesso il rapporto personale con Lavitola. «Non nascondo un certo stordimento perché con Valter abbiamo un rapporto di amicizia», ha dichiarato il conduttore di Report, aggiungendo però di essere convinto che, se dovessero emergere responsabilità dell’imprenditore, l’attentato non fosse diretto contro di lui, ma rappresentasse «un messaggio mandato a qualcuno attraverso me».

Secondo la Procura, Lavitola avrebbe effettuato un sopralluogo davanti all’abitazione di Ranucci un mese prima dell’esplosione insieme a Gomes Clesio Tavares, indicato come intermediario. Nei suoi confronti vengono ipotizzati, tra gli altri, i reati di detenzione e uso di ordigno esplosivo, minaccia, danneggiamento e strage, aggravati dal metodo mafioso. Le indagini sono tuttora in corso e le contestazioni dovranno essere vagliate nelle sedi giudiziarie competenti.

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