Più libri più liberi, addio al “patentino antifascista”: organizzatori accettano anche editori che non lo hanno sottoscritto

07 Luglio 2026 - 18:36
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“Si è chiusa la campagna commerciale. Gli editori che hanno chiesto di esporre a Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma dal 4 all’8 dicembre alla Nuvola a Roma, sono oltre 300, in linea con i numeri dello scorso anno. Sette domande sono state presentate in forma incompleta, non essendo stata sottoscritta la dichiarazione di adesione ai principi costituzionali e ai valori dell’antifascismo. Trattandosi dell’esplicitazione di principi generali già richiamati nel regolamento della manifestazione, la Fiera ha comunque deciso di prendere in considerazione anche queste”. Così la Fiera nazionale della piccola e media editoria nella nota che spiega di aver messo da parte il famoso “patentino antifascista” che ha creato, nei mesi scorsi, molte polemiche. A non aver aderito alla dichiarazione di adesione, scrive Repubblica, anche editori importanti come La nave di Teseo e Nottetempo.

Prosegue la nota: “Nei prossimi giorni esamineremo le domande pervenute e individueremo quali accogliere in base allo spazio disponibile: criterio fondamentale sarà la coerenza del progetto editoriale e imprenditoriale con le finalità della manifestazione, nata per dare visibilità e sostenere la crescita della piccola e media editoria italiana”.

La dichiarazione antifascista per partecipare a Più Libri Più Liberi

Secondo le intenzioni degli organizzatori, le case editrici avrebbero dovuto sottoscrivere una “dichiarazione di adesione ai principi costituzionali e ai valori dell’antifascismo” che venne ribattezzata “patentino dell’antifascismo” dalla stessa premier Meloni. La decisione venne presa dopo che l’anno scorso si presentò alla fiera Passaggio al Bosco, casa editrice di evidente matrice fascista nota per aver pubblicato libri su Hitler e sulle Ss.  Ne era nato un enorme dibattito sul diritto di espressione e sulla libertà di parola con diversi autori decisero di non partecipare trovando inaccettabile la tolleranza verso quella casa editrice.

Per scongiurare il ripetersi di episodi simili, in vista dell’edizione del 2026 l’Aie aveva preso provvedimenti obbligando gli editori a sottoscrivere, al momento della compilazione della domanda di partecipazione, un documento di adesione ai principi dell’antifascismo secondo quanto indicato in Costituzione. Il fatto aveva scatenato critiche a destra. Annamaria Malato, la presidente di Più libri più liberi, si è detta dispiaciuta della piega polemica che ha preso la discussione: “Nella nostra intenzione mai questa autodichiarazione ha voluto essere una censura. Volevamo creare un clima di serenità. Mi pare di tutta evidenza che non ci siamo riusciti”.

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