«La cooperazione è il sistema più efficiente per sopravvivere». In natura come nei servizi pubblici

In un tempo in cui l’intelligenza artificiale domina il dibattito pubblico, cresce anche la consapevolezza dei suoi costi ambientali: non solo consumo di elettricità, ma anche di acqua, suolo e minerali critici. Secondo il rapporto Environmental Cost of AI’s Energy Use: Carbon, Water and Land Footprints, pubblicato dall’United Nations University, entro il 2030 i data center globali che alimentano l’intelligenza artificiale potrebbero consumare 945 TWh di elettricità l’anno, quasi il triplo dei consumi elettrici annuali combinati di Pakistan, Bangladesh e Nigeria. Al contempo, l’impronta idrica associata arriverebbe a 9,3 trilioni di litri, pari ai bisogni domestici annui di base di 1,3 miliardi di persone dell’Africa subsahariana.
Eppure ci sono intelligenze naturali ben più improntate all’efficienza. A partire da quella delle piante, al centro oggi a Firenze della lectio magistralis del professor Stefano Mancuso dal titolo “Cooperazione e Intelligenze Naturali”, organizzata da Confservizi Cispel Toscana insieme a Ti Forma nell’ambito della XX Assemblea annuale dell’associazione regionale delle imprese di servizio pubblico locale.
È stata l’occasione per interrogare sistemi viventi che hanno attraversato tempi evolutivi incomparabilmente più lunghi rispetto alla specie umana. Homo sapiens è comparso sulla Terra circa 300mila anni fa; le piante popolano il pianeta da circa mezzo miliardo di anni, dimostrando una straordinaria capacità di adattamento e sopravvivenza.
«Siamo stati particolarmente orgogliosi di ospitare il professor Stefano Mancuso, una delle voci più autorevoli a livello internazionale sui temi dell’intelligenza naturale e della sostenibilità. La sua lectio magistralis ha offerto spunti di grande interesse per comprendere come la cooperazione, in natura come nelle comunità umane, possa aiutarci ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo», spiega Nicola Perini, presidente di Confservizi Cispel Toscana.
L’associazione rappresenta oltre 160 aziende dei servizi pubblici locali, con 4,5 miliardi di euro di fatturato annuo, 25mila dipendenti, 750 milioni di investimenti l’anno e un settore che vale il 3% del Pil regionale. Per questo, il tema della cooperazione non è soltanto una suggestione biologica o culturale, ma una questione molto concreta per chi ogni giorno gestisce acqua, energia, rifiuti, trasporti e servizi essenziali.
Scienziato e divulgatore, Stefano Mancuso è tra le massime autorità mondiali impegnate a studiare e divulgare una nuova verità sulle piante, creature intelligenti e sensibili capaci di scegliere, imparare e ricordare. Professore ordinario presso l’Università di Firenze e ordinario dell’Accademia dei Georgofili, dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, con sedi a Firenze, Kitakyushu, Bonn e Parigi.
«Nei gruppi naturali si procede per cooperazione, si procede lavorando insieme, la cooperazione è il sistema più efficiente per sopravvivere – sostiene Mancuso – Si può insegnare alle intelligenze artificiali a cooperare, sono formule e algoritmi che noi abbiamo creato e che si nutrono di ciò che noi abbiamo prodotto per arrivare a nuovi risultati. Possiamo insegnare il valore della cooperazione in questi algoritmi, il problema è che qualcuno lo voglia e che ci siano delle regole. Il problema principale dell’IA non è lo strumento, ma delle regole che ne indirizzino l’utilizzo. Una delle regole dovrebbe essere quella di ispirarsi non solo all’intelligenza umana ma anche a quella naturale».
In natura, la cooperazione non è un principio morale astratto: è una strategia evolutiva, un modo per aumentare la resilienza dei sistemi viventi e la loro capacità di adattarsi a condizioni mutevoli. Per le utility toscane, chiamate ogni giorno a gestire acqua, energia, rifiuti, trasporti e servizi essenziali, si tratta di un’ispirazione molto concreta. La transizione ecologica richiede reti più intelligenti, ma anche istituzioni e imprese capaci di collaborare, condividere conoscenze, ridurre sprechi, prevenire crisi e costruire servizi più vicini ai bisogni dei territori.
«Mancuso ci ha mostrato – conclude Perini – come le relazioni collaborative rappresentino un principio fondante degli ecosistemi e un elemento essenziale per costruire comunità più resilienti e consapevoli. Per chi, come le aziende dei servizi pubblici locali, opera ogni giorno al servizio della collettività e della sostenibilità dei territori, si tratta di un contributo culturale di grande rilevanza».
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