La Corte dei conti sul bilancio UE: “Senza nuove risorse proprie, rischio di significativa carenza di fondi”
Bruxelles – Appunto ai capi di Stato e di governo: approvare nuovi meccanismi di risorse proprie per l’UE, così da mettere al sicuro il funzionamento dell’Unione europea. Firmato: Corte dei conti dell’UE. I revisori di Lussemburgo irrompono nel negoziato politico in corso per il prossimo budget settennale (MFF 2028-2034) con una speciale relazione che accende i riflettori sulle carenze strutturali del processo di controllo dei bilancio passati e i rischi per quello che verrà. E i correttivi del caso.
C’è innanzitutto un dato che preoccupa i revisori di Lussemburgo: il livello di errore stimato nella spesa dell’UE è passato dal 3,6 per cento del 2024 al 3,8 per cento nel 2025. In questo uso improprio o irregolare delle risorse comunitarie gli errori individuati risultano “sia significativi che diffusi”, per un giudizio sulla spesa complessiva che risulta negativo per il settimo anno di fila. I tassi di errore più alti risultano nei finanziamenti per la coesione, che sostengono l’occupazione, la crescita e lo sviluppo regionale, nonché nella spesa per agricoltura e ambiente. Più in dettaglio, il tasso di errore nei fondi per la coesione è passato dal 5,7 per cento del 2024 al 6,6 per cento nel 2025, mentre quello per agricoltura e ambiente è aumentato dal 2,6 per cento al 3,9 per cento.
I problemi più comunemente rilevati sono stati il finanziamento di progetti o costi non ammissibili (51 per cento del totale dell’errore) ed il mancato rispetto della normativa in materia di appalti pubblici (26 per cento). Terzo elemento di irregolarità i pagamenti per cui non sono stati forniti documenti giustificativi (19 per cento).
Irregolarità nei fondi Recovery integrativi del bilancio
Il bilancio pluriennale in corso (MFF 2021-2027) prevede una quota parte di finanziamenti provenienti del meccanismo per la ripresa, all’interno del quale ricade il Recovery Fund. Queste risorse speciali per la ripresa post-pandemica in alcuni casi si aggiungono ai programmi tradizionali, risultando in forme aggiuntive di finanziamenti. Ebbene, in questo ambito sono state rilevate irregolarità anche nei 45,4 miliardi di euro spesi a titolo del fondo per la Ripresa, tra traguardi e obiettivi che non erano stati conseguiti in modo soddisfacente, problemi relativi al doppio finanziamento e al periodo di ammissibilità.
Corte dei conti Ue: “Le garanzie del Recovery scaricate sulle prossime generazioni”
A proposito di Recovery, si rimprovera agli Stati il ritardo nella richiesta e nell’utilizzo delle risorse, e alla Commissione di aver fatto male i propri calcoli: le sovvenzioni del Recovery Fund erogate entro la fine del 2025 sono ammontate in totale a 237,5 miliardi di euro (66 per cento) sui 359,9 miliardi di euro di impegni assunti. Pertanto, rimangono disponibili 122,4 miliardi di euro da erogare entro la fine del 2026. Ebbene, rileva la relazione della Corte dei conti, “si tratta di un importo notevolmente superiore alla stima operata dalla Commissione nel luglio 2024, che prevedeva pagamenti per 70,1 miliardi di euro per il 2026″.
“Bilanci ambiziosi richiedono misure di salvaguardia ugualmente ambiziose“, taglia corto il presidente della Corte dei conti dell’UE, Tony Murphy, che avverte sul negoziato in corso per il prossimo bilancio pluriennale: “Se l’UE passa a un nuovo modello di bilancio nel quale il finanziamento non è più collegato ai costi, dobbiamo imparare dall’esperienza e ovviare a ciò che in passato non ha funzionato, in modo che i fondi dell’UE conseguano gli effetti voluti per i cittadini”.
Il nodo del debito
C’è poi la questione dell’indebitamento generale e i rischio per gli impegni futuro. Il monito non è nuovo, ma La Corte dei conti avverte ancora una volta che “il crescente onere del debito dell’UE potrebbe pesare molto sui bilanci futuri”. Per essere chiari, “i prestiti assunti dall’UE potrebbero raggiungere i mille miliardi di euro entro il 2027″, per lo più a causa del meccanismo di ripresa post-pandemica NextGenerationEU, mentre “le sole spese per interessi per il sostegno a fondo perduto dell’NGEU nel corso del periodo 2028‑2034 potrebbero giungere a 93 miliardi di euro“.
Non finisce qui, perché le proposte presentate dalla Commissione per il prossimo bilancio consentirebbero inoltre “un ingente ulteriore indebitamento per sostenere l’Ucraina”, i piani nazionali degli Stati membri e l’eventuale ricorso al meccanismo per le crisi gravi. “Le somme in questione potrebbero essere considerevoli”. Ad esempio, i prestiti a favore dell’Ucraina approvati o concordati a partire dal 2014, compreso il prestito di 90 miliardi di euro in aiuto dell’Ucraina deciso all’inizio del 2026, sono ammontati in totale a 170,1 miliardi di euro, di cui alla fine del 2025 erano già stati erogati 70,3 miliardi di euro.
La Corte invita quindi alla “cautela per quanto riguarda i bilanci futuri”, e invita i leader ad approvare le proposte di nuove risorse proprie: “Senza un accordo su nuove fonti di entrate, il bilancio dell’UE potrebbe far fronte ad una significativa carenza di fondi, che imporrebbe scelte difficili, quali contributi nazionali più alti e ambizioni minori”. La Corte dei conti irrompe nel dibattito in corso.
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