La doula del passaggio: alla scoperta del living funeral con Barbara Giroldo

Salotto con Cielo nasce come uno spazio azzurro, in cui avvicinare temi che parlano di soglie e trasformazioni e con coraggio affronta il più grande tabù sociale dei nostri tempi: la morte. La scommessa è quella di mantenere uno sguardo luminoso e un approccio laico per scoprire che il tema può essere portatore di una grande quantità di ricchezza e significato.
L’intento è mostrare che anche ciò che fa paura può essere raccontato con delicatezza, e che il racconto, quando è autentico, può diventare conforto e respiro. È il principio luminoso con cui la medicina narrativa guarda alle storie: come possibilità di cura.
Per questo la prima conversazione è dedicata a una figura rara, preziosa e poco conosciuta: la doula del passaggio. Una professionista che resta accanto alle persone nei momenti finali della vita, offrendo presenza, ascolto, continuità. La sua voce ci permette di entrare in un territorio che molti evitano, ma che riguarda tutti: quello dei gesti e delle scelte che accompagnano chi sta lasciando il mondo e chi vi resta.

A pensarci bene, non è forse possibile vedere la nostra fine come una sorta di processo che, per effetto inverso, ci riconduce nel mistero della nostra provenienza e della nostra destinazione?
Da dove arriviamo? Nessuno lo sa davvero; quel che sappiamo è che venire al mondo è faticoso e che proprio per questo esistono figure sanitarie specializzate nell’assistere la donna e il suo bambino nel momento del parto. Una volta reciso il cordone ombelicale, il processo è tutt’altro che concluso, iniziando a questo punto ciò che viene chiamata esagestazione: il piccolo è al di fuori del ventre materno, ma il legame con lei resta simbiotico. Allattamento, igiene, sonno: quanti dubbi nella neomamma? È qui che può intervenire una figura ancora poco conosciuta, considerata da alcuni una forma di assistenza lussuosa per la gestione di aspetti su cui la madre, nello stereotipo, dovrebbe essere per natura esperta: la doula.
Ebbene, morire in modo non improvviso può essere altrettanto complicato. E chi ci può assistere in un passaggio del genere, in quello che può essere a tutti gli effetti considerato un travaglio dall’esito inverso alla nascita? Sempre la doula. Quanti conoscono l’esistenza di una figura di questo tipo? Pochissimi.
Barbara Giroldo sognava di diventare ostetrica. Ma il pensiero di dover lavorare nelle ore notturne ha reso la professione di fisioterapista più attrattiva. Per molti anni, lavora come specialista nella riabilitazione del pavimento pelvico, restando comunque vicina ai bisogni delle donne nelle loro più intime necessità fisiologiche. Il tempo passa e per lei arrivano prima uno, poi due e infine tre figli. Grandi gioie, ma anche un profondo dolore quando la madre, a soli sessantadue anni, muore per un tumore al pancreas.
“Anche se è difficile spiegare tutto ciò, devo la decisione di cambiare professione a ciò che mia madre ha saputo fare nella consapevolezza di doversene andare. È stata lei a mostrarmi per prima un modo speciale di guardare alla fine che ci aspetta, con la serenità e l’approccio luminoso con cui ha deciso di usare il poco tempo che le era rimasto per pacificarsi con noi, esprimere il suo affetto e redigere testamento legale, biologico e spirituale. Insieme abbiamo organizzato il suo living funeral, una cerimonia attraverso cui la persona, in procinto di andarsene, ha modo di esprimere tutto ciò che prova con l’obiettivo di non aggiungere dolore al dolore, ma di fare ciò che nessun defunto può più fare: confortare personalmente gli amici e i figli che stanno per diventare orfani e portare a compimento ogni questione rimasta in sospeso.”
Per Barbara Giroldo l’esperienza è così trasformativa da portarla a maturare il desiderio di poter mettersi al servizio di altre persone affinché questo tipo di accompagnamento alla fase finale della vita possa strappare le persone al senso di abbandono e disperazione.
“Quando il paziente è terminale – spiega – è costretto a patire una frammentazione della medicina che lo porta in un pellegrinaggio presso vari specialisti, affinché ciascuno possa occuparsi del proprio pezzo. Ma in mancanza di un approccio umano e olistico tutto ciò finisce per diventare alienante in un momento in cui non ci sarebbe davvero bisogno di aggiungere disagio. Tutto ciò vale anche per i parenti, chiamati a sforzarsi di mantenere un sorriso e spesso a fingere su consiglio degli stessi medici. Barbara Giroldo è diventata doula del passaggio frequentando un corso intitolato End of life presso Socrem, Società dedita ai processi di gestione della cremazione.
“Qualche volta, aiutare una persona che ha perso un proprio caro può voler dire anche starle accanto mentre svuota un armadio. Sedersi con lei mentre il dolore ci investe per esplorare ciò che saremmo portati a scansare.”
Oggi Barbara Giroldo parla attraverso il suo canale Instagram (@doula_del_passaggio) alle persone che vivono questo tipo di sofferenza, ma anche a tutti colori che hanno una sana curiosità verso temi che non fanno altro che parlarci, in fondo, del significato della vita.
“Appena ho aperto la pagina su questo social, sono stata tentata dal chiuderla: diverse persone mi avevano attaccato duramente. Il motivo? Avevo detto che morire può essere un’esperienza meravigliosa. Mi hanno riversato addosso di tutto, compreso che avrei dovuto sperimentare presto la mia fine per smettere di esprimere i miei pensieri al riguardo.”
Ma per fortuna, lei non ha perso il suo coraggio e oggi oltre 13mila follower seguono i suoi contenuti, riflessioni registrate con grande spontaneità e senza una precisa strategia mediatica sui più vari aspetti del grande passaggio, traendo conforto dal suo sorriso e dal suo approccio laico ma ricco di profondità spirituale.
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