"La forma del silenzio" di Mitoraj alla Teldil Art Gallery a Roma
AGI - Uno spazio espositivo in cui la galleria non è una struttura neutrale, ma una soglia in cui l'opera diventa evento, le mura sono il racconto e il visitatore una presenza viva e attiva. È l'idea che sta dietro alla nuova Teldil Art Gallery che da metà maggio aprirà i battenti a Roma con una mostra dell'artista polacco Igor Mitoraj dal titolo "La forma del silenzio".
Uno spazio espositivo "performativo" nel cuore della Capitale, in Corso Vittorio Emanuele II, che ospiterà 39 opere dell'autore famoso per i suoi "giganti feriti", strutture monumentali come quella in travertino della Fontana della Dea Roma, situata in Piazza Monte Grappa nel Quartiere Della Vittoria, che raffigura un volto femminile alto 6 metri, caratterizzato da lesioni e che simboleggia la storia della Capitale.
Le sculture e gli eroi moderni
Nelle sculture di Mitoraj, scultore scomparso nel 2014 che aveva scelto Pietrasanta in Toscana come luogo dove vivere, si possono riconoscere eroi moderni, segnati dalla fragilità, che sopravvivono alla storia e al tempo e che creano un legame tra passato e presente pur proiettandosi oltre, verso il futuro.
Il progetto e le collaborazioni
Eroi senza tempo che saranno esposti alla Teldil Art Gallery grazie al progetto voluto dall'art advisor Teldil Moreira, alla partnership strategica con la Galleria Contini, realtà di riferimento nel panorama dell'arte contemporanea internazionale, e allo studio Giammetta Architects che hanno studiato e realizzato la nuova struttura romana.
Uno spazio che attiva la percezione
Uno spazio che non si limita a esporre, ma che attiva una relazione tra osservatore e opera, in cui la percezione è un processo vivo e mai passivo. Il percorso espositivo, che si inaugurerà il 14 maggio alle 18.30 e che resterà aperto al pubblico dal 15 maggio al 30 settembre dalle ore 10.00 alle 19.00, si articola su tre livelli percettivi: l'opera come nucleo attivo e generatore di senso, la superficie espositiva neutra e silenziosa, la traccia storica come memoria materica dello spazio.
Il corpo come misura dello spazio
Livelli che coesistono in un equilibrio dinamico, trasformando la galleria in un organismo attraversabile, dove il corpo diventa misura e interprete. "Entrare nel lavoro di Igor Mitoraj significa confrontarsi con una pratica scultorea che si sottrae tanto alla logica della citazione quanto a quella dell'emulazione - ha spiegato l'architetto e curatore della mostra Marco Giammetta -.
La soglia della forma
Le sue opere non attivano una memoria dell'antico in senso nostalgico, né costruiscono una narrazione del presente: si collocano piuttosto in una soglia, dove la forma persiste mentre il senso che l'ha originata si ritrae". In questo spazio di sospensione, il linguaggio classico viene silenziosamente disarticolato.
Il frammento come apertura
I corpi monumentali, i volti bendati, le superfici levigate e al tempo stesso interrotte non alludono a una perdita, né rimandano a un'unità da ricostruire. Si configurano invece come presenze che assumono la sottrazione come condizione costitutiva. Il frammento non è segno di crisi, ma dispositivo di apertura: non parte residuale di un tutto assente, bensì forma che eccede ogni possibilità di compimento.
La forma del silenzio
"La forma del silenzio" non propone una narrazione, ma una condizione: un tempo rallentato, una percezione che prende coscienza dei propri limiti, un incontro in cui il significato non è dato, ma continuamente riaperto. È la galleria il luogo in cui la materia diventa cultura, lo spazio emozione condivisa, e l'opera non si limita a essere vista, ma accade. Nel silenzio delle forme di Mitoraj.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)