La Francia aveva l’energia più economica d’Europa grazie al nucleare. Poi arrivarono Hollande e Macron a indebolire l’atomo

15 Giugno 2026 - 16:22
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La Francia aveva l’energia più economica d’Europa grazie al nucleare. Poi arrivarono Hollande e Macron a indebolire l’atomo

La Francia aveva l’energia più economica d’Europa grazie al nucleare. Poi arrivarono Hollande e Macron a indebolire l’atomo

La storia del nucleare francese nasce nel secondo dopoguerra, su impulso del generale De Gaulle, con scopi militari, per poi evolversi nel piano energetico noto come tout nucléaire durante gli anni Settanta. L’energia nucleare è la principale fonte di energia pulita disponibile. Rappresenta una risorsa e non certo una minaccia. La Francia ha iniziato a sviluppare il suo programma negli anni Cinquanta con l’inaugurazione della centrale di Chinon. Una scelta precisa del generale De Gaulle che ambiva all’autonomia energetica. La vera svolta commerciale e civile avvenne nel 1973 con la grande crisi del petrolio causata dalla guerra dello Yom Kippur. Il primo ministro Pierre Messmer lanciò lo storico slogan: “In Francia non abbiamo il petrolio, ma abbiamo le idee”. I francesi, vedendo la regina Giuliana dei Paesi Bassi in televisione scambiare la sua Rolls-Royce con una bicicletta, si resero conto della prospettiva di rimanere senza benzina per le loro auto. Ne seguirono panico e indignazione.

L’intuizione di De Gaulle dimenticata

Vale la pena rileggere il libro di memorie “Haute Tension” (Alta tensione), Odile Jacob Editions, che Marcel Boiteux (1922-2023), architetto del nucleare francese e stretto collaboratore del generale De Gaulle, scrisse nel 1993: un libro che sembra scritto ieri! L’adozione del programma nucleare fu accolta da violente manifestazioni che causarono un morto. Boiteux ricorda come l’allora presidente Giscard d’Estaing fece ciò che nessun capo di Stato occidentale aveva mai fatto, né avrebbe mai fatto: dichiarò pubblicamente che la politica relativa alle centrali nucleari non era la politica di EDF, ma la politica della Francia. Che differenza con François Hollande, che in virtù di un accordo elettorale con i verdi, fece chiudere i due reattori funzionanti di Fessenheim. E si impegnò a tagliare la quota di energia nucleare dal 75% al 50% entro il 2025 (obiettivo che sarà in seguito rivisto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina).

E che differenza con Macron che, dopo le ambiguità del suo primo mandato, fu costretto a cambiare totalmente strategia, annunciando il rilancio totale dell’atomo nel suo secondo mandato. Ma dieci anni sono stati persi! La decisione dei presidenti François Hollande ed Emmanuel Macron di ridurre il peso dell’atomo ha indebolito fortemente la filiera nucleare francese, causando una grave perdita di competenze tecniche, ritardi nei cantieri e problemi di manutenzione della rete. Boiteux ricorda come nel 1974, poco dopo la crisi petrolifera, il servizio informazioni governativo organizzò un incontro tra i vertici di tre o quattro grandi aziende, tra cui EDF, e i rappresentanti del movimento ambientalista dell’epoca. Era la prima volta che Boiteux aveva un contatto di quel tipo e gli sembrò di incontrare dei marziani.

Pregiudizi diffusi

Le domande che ponevano erano il frutto dei pregiudizi diffusi. Il riscaldamento dei fiumi? Certo, ma non era il problema principale: era molto più grave che quei fiumi fossero stati trasformati in fogne. Le emissioni radioattive delle centrali nucleari? Non erano nulla in confronto alla radioattività naturale. Su scala globale, la vera questione era se, con o senza energia nucleare, la Terra sarebbe stata in grado di resistere all’esplosione demografica che costituiva la principale minaccia del secolo successivo. E questo aspetto venne completamente ignorato. Inquinamento? Rispetto alle centrali elettriche convenzionali, l’immenso vantaggio delle centrali nucleari è che non rilasciano nell’atmosfera milioni di tonnellate di anidride carbonica, acido solforico e acido nitrico che minacciano i nostri polmoni, i nostri alberi a livello del suolo e lo strato di ozono nell’alta atmosfera.

Certo, in cambio, la centrale rilascia alcune tracce di radioattività nei corsi d’acqua vicini. Ma queste sono insignificanti rispetto alla radioattività naturale. Rifiuti? La nostra generazione ha il diritto di lasciare in natura, anche sepolti in profondità, rifiuti la cui radioattività può durare centinaia, migliaia o persino milioni di anni? Ottima domanda. Boiteux sostenne che la nostra generazione può assumersi la responsabilità dei rifiuti con una radioattività relativamente breve. Gli altri rifiuti, più pericolosi, ammontano a un grammo all’anno per famiglia. Questo è in netto contrasto con le tre tonnellate di spazzatura e rifiuti di ogni genere prodotti ogni anno, tra cui mercurio e altri metalli pesanti i cui effetti nocivi sono permanenti; per non parlare di certe fermentazioni, in particolare i composti butilici, che sono letali per l’uomo. Se gli impianti di trattamento dei rifiuti riuscissero a concentrare ogni anno tutti i rifiuti pericolosi contenuti in quelle tre tonnellate in un singolo grammo altamente pericoloso, potremmo celebrare una grande vittoria.

E poi venne Chernobyl

Incidenti? Poiché l’energia nucleare è stata considerata pericolosa fin dall’inizio, i paesi sviluppati beneficiano di misure e sistemi di sicurezza senza precedenti in qualsiasi altra attività umana. Avendo raggiunto un elevato livello di maturità, l’industria nucleare civile può vantarsi di non aver causato vittime. Un risultato inaudito per qualsiasi altro settore. Ma poi è successo Chernobyl. Come disse una volta un polemista veemente, Chernobyl non fu un incidente nucleare, ma un incidente sovietico! Inaccettabile, mortale, devastante, disastroso, certamente; ma forse un giorno avremo il diritto di scrivere che gli effetti disastrosi di questa catastrofe sono stati di gran lunga meno significativi di quanto si sia detto finora. Quell’incidente rafforzò la posizione di Boiteux. Le centrali nucleari sono qualcosa che l’Occidente ha il dovere di costruire per preservare l’atmosfera. Ma è un crimine costruirle in zone dove non ci sono sufficienti corsi d’acqua e dove non funzionano nemmeno i servizi igienici, ovvero i tre quarti del globo.

L’unica forma di energia ecologica oggi ampiamente disponibile

La probabilità di morire in un incidente nucleare è la stessa di quella di morire colpito alla testa da un meteorite. E la proliferazione delle armi nucleari? Una prospettiva terrificante. Forse sarebbe stato necessario mettere a tacere tutti gli scienziati che, dai tempi di Joliot-Curie, hanno contribuito allo sviluppo della scienza nucleare? I settori civile e militare dell’energia nucleare hanno subito sviluppi così significativi che non esiste più alcun collegamento effettivo tra di loro. Rimane solo la conoscenza di base. Dovremmo abbandonare la chimica e i suoi benefici in tutti i campi, semplicemente perché esistono anche orribili armi chimiche? Anche in questo caso, si tratta di conoscenza di base condivisa. Il problema rimane lo stesso. L’energia nucleare, se opportunamente controllata, è l’unica forma di energia ecologica oggi ampiamente disponibile: non occupa spazio, non inquina e non uccide più persone di quante ne uccidano i meteoriti. Il problema ecologico risiede altrove.

Il dietrofront con la guerra in Ucraina

La Francia, prima delle scelte di Hollande e Macron, produceva il 75% della propria energia dal nucleare ed aveva i costi energetici più bassi d’Europa. L’indebolimento della filiera nucleare nazionale causò un crollo della produzione, trasformando la Francia da esportatore ad importatore netto di elettricità, aggravando i costi per l’economia. Inoltre, l’impennata dei prezzi del gas successiva allo scoppio della guerra in Ucraina ha spinto l’inflazione e costretto la Francia a costosi sussidi pubblici per calmierare le bollette.

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