Crans Montana, lo sfregio agli studenti svizzeri feriti, bocciati per le assenze: gli italiani sono stati promossi

Tutti gli studenti italiani feriti nel rogo di Crans Montana, anche grazie alla didattica a distanza o ai programmi su misura adottati dalle rispettive scuole, sono stati promossi. Al contrario, i feriti svizzeri sono stati tutti bocciati. L’ha riferito al Corriere della Sera il papà di Giuseppe, uno dei ragazzi che erano stati ricoverati al Niguarda di Milano dopo la tragedia di Capodanno. Il commento è arrivato a margine della festa della 17enne Francesca, che è ancora in ospedale, a cui ha presenziato anche l’assessore al welfare Guido Bertolaso. «Ce l’hanno raccontato i genitori svizzeri – ha precisato -. Le scuole dicevano che non si poteva equiparare chi ha frequentato tutti i mesi e non solo pochi. Io la trovo una mancanza di umanità incredibile». I familiari delle vittime italiane sono infatti inseriti in una chat con i genitori svizzeri e francesi coinvolti nella vicenda. Ed è proprio così che i genitori italiani hanno scoperto la sorte che è toccata ai coetanei dei loro figli.
Poi il papà del giovane rimasto vittima dell’incendio ha dato altre informazioni sul caso: «Nostro figlio Giuseppe ha difficoltà di concentrazione dopo ciò che è accaduto, ma con l’aiuto della scuola, il Gonzaga, ha superato l’anno: dopo il trauma sarebbe stato orribile perdere anche i compagni di classe. Ora continua le cure, lo aspettano due sedute di laser. Porta una guaina su una mano 24 ore su 24 e una sul viso ma solo quando è in casa».
Crans Montana, gli studenti svizzeri tutti bocciati per le assenze e gli italiani promossi
Non è poi così semplice tornare alla vita normale dopo un evento catastrofico come quello avvenuto a Crans Montana, ma a quanto pare le scuole svizzere non hanno pensato di mettersi una mano sulla coscienza. Come ha testimoniato al Corriere uno dei ragazzi coinvolti nel rogo, «studiare è difficile, soprattutto rimanere concentrati. Mi sono nascosto sotto un tavolo pensando di evitare le fiamme. Mi sono fatto strada fra i corpi a terra e poi ho sentito qualcuno che mi prendeva per le braccia e mi spostava. Sono uscito in strada e sulle mie gambe con un altro amico siamo arrivati a casa sua. Ci hanno portati all’ospedale di Sion, lì mi hanno sedato e quando mi hanno risvegliato il 4, ero qui a Niguarda». Insomma, rispetto agli studenti italiani, quelli svizzeri non hanno ricevuto alcuna agevolazione anche a fronte delle plausibili difficoltà.
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