La Grangia, da 40 anni accoglienza e integrazione

25 Settembre 2026 - 08:40
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La Grangia, da 40 anni accoglienza e integrazione

«Da 40 anni una porta aperta al mondo». È questo il titolo scelto dalla Grangia di Monluè (via Monluè 87, Milano) che il 26 e 27 settembre festeggia un anniversario importante. Nata come casa di accoglienza per migranti, quando ancora il fenomeno non era esploso, e voluta dal cardinale Martini, allora arcivescovo di Milano. La Grangia, che si trova alla periferia est di Milano a ridosso dell’antica chiesa di San Lorenzo in Monluè (XIII sec.), vive grazie all’associazione di volontariato che insieme a professionisti ospita uomini stranieri, richiedenti asilo, profughi di guerra, perseguitati per motivi politici, religiosi, etnici, esuli a vario titolo.

La festa

La festa per i 40 anni inizia sabato alle 17.30 con una corsa non competitiva di 5 o 10 chilometri (iscrizioni tel. 02.70102929; eventi@lagrangiadimonlue.org), con conclusione alle 19 e premiazione. Alle 20.30 concerto dell’Orchestra dei Popoli, che suonerà con strumenti creati dal legno dei barconi di Lampedusa; alle 22 Dj set. Domenica, alle 11.15, Santa Messa nella chiesa di San Lorenzo; alle 12.15, benedizione interreligiosa; alle 12.30, pranzo preparato da Scook, progetto di cucina sociale della cooperativa Lo Specchio (15 euro a persona con prenotazione obbligatoria: eventi@lagrangiadimonlue.org). Durante tutta la festa saranno allestiti stand e proposte alcune esperienze.

Progetti personalizzati

La Grangia, che dispone di 24 posti letto, garantisce un pasto caldo, l’accompagnamento socio-educativo e la condivisione di un progetto migratorio personalizzato. Ogni ospite infatti viene sostenuto in un percorso concreto di integrazione, apprendimento della lingua italiana, ricerca e/o mantenimento di un posto di lavoro regolare e conoscenza del sistema sanitario nazionale. Lo scopo è quello di accompagnare ogni ospite verso l’autonomia, la partecipazione alla vita sociale e a un futuro migliore. Spesso queste persone sono costrette a fuggire da loro Paese per tanti motivi e non possono farvi ritorno.

Il profilo degli ospiti

«In 40 anni abbiamo accolto 1700 ragazzi – spiega la coordinatrice Paola Spagni -. Le nazionalità dipendono dai flussi migratori e dagli eventi internazionali, anche se non abbiamo accolto né ucraini, né palestinesi, perché non ospitiamo nuclei famigliari». Tanti giovani egiziani sono ex minori con prosieguo amministrativo, altri sono arrivati da Mali, Gambia, Costa d’Avorio, Guinea, Ghana… «Poi c’è stato il periodo dei somali, eritrei, pakistani, afghani e qualche bangladino. Si tratta spesso di persone scappate, con una storia migratoria molto faticosa e incerta. I nostri ospiti godono di protezione internazionale, oppure stanno ultimando la richiesta d’asilo o facendo ricorso».

Dal 2011 la Grangia collabora con il Comune di Milano come ente gestore SAI (Sistema di accoglienza e integrazione), un programma di seconda accoglienza per titolari di protezione internazionale o soggetti vulnerabili, insieme ad altri 12 partner con capofila la Fondazione Farsi Prossimo. I 24 posti sono così distribuiti: 17 per profili ordinari, 4 per persone con un disagio sanitario e gli ultimi 3 a disposizione di eventuali segnalazioni da parte della Caritas.

A occuparsi degli ospiti, oltre alla coordinatrice, ci sono anche due educatrici, ma in Grangia sono presenti anche tre custodi diurni e uno notturno. Fin dall’inizio una presenza preziosa era rappresentata da alcune Suore di Maria Bambina, che vivevano anche loro a Monluè occupandosi della cucina, della gestione della casa e assicurando che tutto funzionasse al meglio. «Erano come operatrici tutto fare», spiega Spagni. Poi negli ultimi anni le religiose hanno iniziato ad assumere impegni anche sul territorio, chi come catechista o dedicata ai ragazzi in oratorio, oppure impegnate in corsi universitari. «A differenza di noi operatori, le suore si dedicavano agli ospiti a titolo volontario e questo i ragazzi lo capivano e lo apprezzavano molto».

Cercasi volontari

Un ruolo importante è svolto dai volontari: oggi sono una ventina, ma non bastano mai perché le esigenze sono tante. Per questo Spagni lancia un appello a chi volesse dare una mano: «Abbiamo bisogno di persone che possano aiutarci nell’accompagnamento degli ospiti e nell’organizzare di alcuni momenti di svago in comunità. Cerchiamo volontari che abbiano voglia di mettere a disposizione con le proprie capacità e risorse».

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