La guerra del Golfo e i mutamenti geopolitici dell'area ridisegnano nuovi equilibri in Medio Oriente

21 Luglio 2026 - 23:05
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La guerra del Golfo e i mutamenti geopolitici dell'area ridisegnano nuovi equilibri in Medio Oriente

Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), la cui base operativa si trova a Tampa (Florida), informa che le Forze armate americane hanno completato – testualmente con successo – la nona serata consecutiva di attacchi contro l'Iran, effettuati il 19 luglio alle 22 00 ET (fuso orario della “Eastern Time”) più o meno tra le 05-06 GMT.

Le forze aeree del Centcom “hanno colpito centri di comando militare iraniani, siti di difesa aerea e sorveglianza costiera, capacità marittime, siti di lancio di missili e droni, e reti di comunicazione per ridurre ulteriormente la capacità dell'Iran di attaccare navi commerciali e marinai civili che transitano lo Stretto di Hormuz”, informa il Comando centrale, aggiungendo che “l’Esercito statunitense sta chiedendo conto all'Iran, sotto la direzione del Comandante in Capo. Le forze del Centcom rimangono altamente vigili, concentrate, letali e pronte a colpire”.

Non poteva esserci fine più indegna per il memorandum of under standing (MoU) sottoscritto a Versailles – con grande risalto mediatico – dagli Usa durante lo svolgimento dell’ultimo G7 e dopo sforzi diplomatici assai complessi, tenutesi in Svizzera con la mediazione del Pakistan. L’accordo ormai rotto era articolato in 14 punti, e aveva fissato in 60 giorni il tempo necessario a poter giungere a concludere l’accordo di pace nell’area del Golfo persico; purtroppo e con rammarico, dobbiamo constatare che è saltato tutto miseramente, mortificando la diplomazia che aveva consentito di raggiungere quel risultato assai difficile. Adesso si sono spalancate le porte alle operazioni militari, l’unico linguaggio che viene riconosciuto e praticato.

Dei morti civili – sicuramente tantissimi – tra gli iraniani si sa poco, mentre gli Usa sbandierano i loro due-tre morti dovuti ai droni e missili iraniani, tentando di far passare da eroi quei poveri soldati che muoiono a causa di una guerra tanto inconcludente quanto pericolosissima, che si spinge anche a distruggere gli impianti di desalinizzazione in un’area geografica nella quale l’acqua dolce è preziosa forse più del petrolio per assicurare la sopravvivenza di milioni di iraniani. A questo punto, l’escalation nell’intera area Mediorientale diventa inevitabile e, infatti, la risposta militare del governo degli Ayatollah è arrivata ovunque intraveda interessi americani, dal Kuwait fino alla Giordania.

In questa cornice di assoluta precarietà e indeterminazione, si riannodano i fili di nuove situazioni geopolitiche scaturite negli ultimi mesi, che hanno disegnato un nuovo profilo di accordi e alleanze nell’area euroasiatica. Con le rinnovate minacce degli yemeniti rivolte ai sauditi, lo scenario nel Sud del Mar Rosso si complica pesantemente, tanto da potere far dire agli Houti che sono pronti a riprendere le ostilità contro le navi mercantili in transito nello Stretto di Bab el-Mandeb, allargando in tal modo tutto il teatro di guerra e precostituendo una minaccia concreta che andrebbe a colpire lo shipping mondiale.

Ecco, dunque, arrivare da Islamabad una mossa diplomatica audace, che lancia un severo avvertimento all'Iran riguardo a potenziali attacchi all'Arabia saudita. L’agenzia Reuters riporta infatti che le autorità governative pakistane hanno informato Teheran: qualsiasi aggressione verso l'Arabia saudita verrebbe interpretata come un attacco al Pakistan stesso, che ricordiamo, è l’unica potenza nucleare esistente oggi nell’area.

Non c’è dubbio che questa sorprendente dichiarazione costituisce una posizione di grande rilevanza geostrategica, evidenziando in tal modo la ferma volontà del Pakistan ad assumere un ruolo di primo piano nella protezione dei suoi alleati nell’area Mediorientale.

Non dimentichiamo che l'Arabia saudita assume una posizione di assoluto rilievo quale alleato del Pakistan, promuovendo la cooperazione in vari settori economici. Conosciamo le tensioni, stratificate nel tempo, esistenti tra Iran e Arabia saudita, che spesso hanno minacciato la stabilità regionale. Il Pakistan non fa mistero di condividere un interesse comune con l'Arabia saudita rivolto al mantenimento della pace in Medio Oriente; tuttavia, questa dinamica di potere regionale richiederebbe un approccio diplomatico più prudente da parte di Islamabad per prevenire un'escalation del conflitto, che è sempre dietro l’angolo.

In conclusione, non possiamo tralasciare di considerare come la crescente valenza geopolitica del Pakistan stia attirando l'attenzione internazionale; gli osservatori del settore, infatti, sono concordi nell’indicare che il Pakistan sia diventato un attore chiave, soprattutto dopo il prestigio diplomatico guadagnatosi con la mediazione esercitata da Islamabad quale facilitatore dei colloqui tra Iran e Stati Uniti.

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