La legge elettorale in Aula alla Camera: Casellati difende il premio, Magi espulso

26 Giugno 2026 - 14:54
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È iniziata alla Camera la discussione generale sul disegno di legge di riforma della legge elettorale. Il testo, licenziato dalla commissione Affari costituzionali, approda ora all’esame dell’assemblea di Montecitorio, dove la maggioranza punta ad arrivare al primo via libera entro la settimana che comincia il 6 luglio. La definizione puntuale del calendario sarà affidata alla Conferenza dei capigruppo convocata per il primo luglio.

L’avvio del dibattito è stato segnato dalle tensioni in un'Aula con molti banchi vuoti. Riccardo Magi, segretario di +Europa e relatore di minoranza, è stato espulso dopo aver protestato contro il testo della riforma. Nel corso del suo intervento Magi ha strappato un manifesto che riproduceva il cosiddetto listone e le liste bloccate, con la scritta: “Il tuo voto non conta nulla”. Richiamato dalla presidente di turno Anna Ascani, Magi ha proseguito la contestazione anche durante l’intervento della ministra per le Riforme, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Dopo tre richiami, la presidente ha disposto l’espulsione del deputato e la seduta è stata sospesa.

La discussione generale era cominciata intorno alle 9.45 con l’illustrazione del provvedimento da parte di Angelo Rossi, deputato di Fratelli d’Italia e relatore del testo. Alla ripresa dei lavori, Casellati ha difeso l’impianto della riforma, sostenendo che il disegno di legge punta a favorire la stabilità e l’efficienza dell’azione di governo senza sacrificare la rappresentatività delle Camere e il pluralismo politico.

Secondo la ministra, la legge elettorale costituisce “il centro di gravità permanente della forma di governo”. Il punto centrale del testo, ha spiegato, è il premio di governabilità previsto per la lista o coalizione che raggiunga almeno il 42 per cento dei voti validi a livello nazionale. Casellati ha sottolineato che il premio è accompagnato da limiti, tetti e clausole di salvaguardia. In particolare, se nessuna lista o coalizione raggiunge la soglia del 42 per cento, se il premio scatta in una sola Camera o se gli esiti di Camera e Senato non sono omogenei, i seggi vengono assegnati con riparto proporzionale. Per la ministra delle riforme, i correttivi introdotti durante l’esame in commissione portano il testo a un equilibrio “in piena coerenza con i dettami della giurisprudenza costituzionale, senza alterare il principio di rappresentanza parlamentare".

Di segno opposto la posizione di Magi, che dopo l’espulsione ha parlato con i cronisti in Transatlantico definendo la riforma un “colpo di Stato elettorale”, poi anche un “colpo di Stato mite” e “burocratico”. Secondo il segretario di +Europa, il testo introduce un meccanismo che trasforma una minoranza del paese in maggioranza parlamentare. Magi ha criticato anche l’assenza delle preferenze e il mantenimento di liste bloccate, sostenendo che in questo modo l’elettore non possa scegliere direttamente i parlamentari.

I contenuti della riforma

Il ddl prevede un sistema proporzionale con premio di governabilità. Alla lista o coalizione che arrivi prima in entrambi i rami del Parlamento e ottenga almeno il 42 per cento dei voti sono assegnati 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Il premio non può comunque superare un tetto massimo: 220 seggi complessivi a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama. Se la soglia non viene raggiunta, o se Camera e Senato producono risultati diversi, il sistema resta proporzionale.

Il testo conferma inoltre le soglie di sbarramento già previste dall’attuale legge elettorale: 10 per cento per le coalizioni e 3 per cento per le singole liste. Restano invece escluse le preferenze: il voto si esprime su liste bloccate in collegi plurinominali. Il premio di maggioranza viene distribuito attraverso listini circoscrizionali, con i nomi indicati sulla scheda. Una modifica approvata in commissione prevede che chi figura nel listino debba essere candidato anche in almeno un collegio plurinominale della circoscrizione.

Un altro passaggio qualificante riguarda l’indicazione del candidato premier: liste e coalizioni devono indicare il nome della persona che proporranno al presidente della Repubblica per la nomina a presidente del Consiglio, insieme al programma. Durante l’esame in commissione sono state inserite clausole di salvaguardia relative all’articolo 67 della Costituzione, sull’assenza di vincolo di mandato, e all’articolo 92, sulle prerogative del capo dello Stato nella nomina del presidente del Consiglio in modo da prevenire rilievi di costituzionalità poiché deve essere il presidente della Repubblica a scegliere il presidente di Consiglio.

Tra gli altri contenuti del provvedimento ci sono le norme sulla raccolta delle firme per potersi presentare alle elezioni. L’esonero è previsto per le forze politiche che abbiano un gruppo parlamentare in una delle due Camere già prima del 31 dicembre 2025. Il testo interviene poi su Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta: i voti espressi in queste aree saranno computati ai fini della cifra elettorale nazionale e le liste potranno collegarsi a liste nazionali. Per il voto degli italiani all’estero, al momento non sono previste modifiche alle circoscrizioni Estero, ma sono introdotte misure di trasparenza. Resta invece aperto il nodo del voto dei fuori sede, oggetto di emendamenti accantonati in commissione.

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