La Nato, l'Ue e il gioco delle parti nel gran ballo di Kiev

Ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, giunto senza preavviso – così riportano le agenzie stampa ucraine – con l’intendimento di trovare un punto di equilibrio tra i membri dell’Alleanza nord atlantica finalizzato alla protezione dell'Ucraina dagli attacchi effettuati dai russi, ultimamente anche attraverso l’utilizzo di missili balistici e ciò, va ricordato, in risposta ai ripetuti attacchi compiuti dall'Ucraina contro infrastrutture civili in territorio russo (compresa una scuola, causando 17 vittime). La reazione di risposta da parte delle forze armate della Federazione Russa è stata immediata e pesante, conducendo un massiccio attacco con l’impiego anche di missili balistici “Oreshnik”, missili balistici aviolanciati “Iskander”, missili balistici aviolanciati ipersonici “Kinzhal”; insomma, le armi convenzionali più potenti e distruttive di cui la Federazione russa oggi dispone, impiegati in una serie di attacchi su larga scala e, in molti casi, letali per la capitale ucraina. Insomma, un terribile gioco al massacro che sembra non finire mai e che causa vittime civili, spesso bambini e ragazzi che non hanno nessuna responsabilità sulle cause che hanno determinato il conflitto in corso.
Ieri insieme a Rutte era presente tutto il Consiglio nord atlantico, composto dai rappresentanti permanenti dei 32 Paesi alleati e con la presenza del presidente del Comitato militare della Nato, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, già Capo di Stato maggiore della Difesa.
Questa visita dei vertici Nato – secondo diversi osservatori – oltre ad assumere rilevante importanza in quanto interpretata dal governo ucraino quale “gesto di solidarietà e manifesto sostegno dell'Alleanza al nostro Paese," diventa una concreta esposizione della Nato che, forse, potrebbe apparire sbilanciata tutta sul versante orientale dell’Europa; tra l’altro s’inserisce nella cornice del potenziamento di testate nucleari, preannunciato dal Financial Times, secondo cui gli Stati Uniti stanno discutendo la possibilità di schierare armi nucleari in altri Stati membri della Nato in Europa, una mossa che si lega a voler rassicurare gli alleati sul fatto che la riduzione del supporto militare convenzionale non comprometterà le garanzie di sicurezza e che a noi francamente sembra irragionevole. Sostituire le brigate di fanteria con testate nucleari da piazzare sotto il naso dei russi? Francamente si fa moltissima fatica a comprendere la ratio di quest’approccio.
Per tali ragioni, riteniamo non sia affatto casuale che la visita del Segretario generale della Nato sia giunta poche ore dopo che droni ucraini hanno colpito infrastrutture energetiche e strutture militari nella città settentrionale russa di San Pietroburgo: una pioggia di droni ucraini si è abbattuta sulla città, colpendo il maxi-terminal petrolifero nel giorno del Forum economico internazionale voluto da Putin. Va anche detto, per inciso, che diversi attacchi russi portati a segno con missili e droni il giorno prima (2 giugno) avevano causato la morte di 23 persone nel bombardamento di Kiev e della città orientale di Dnipro; il tutto in parallelo all'attentato terroristico ucraino contro un autobus di linea nella Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), in cui sono rimasti uccisi sette civili.
Non si è lontani dall’azione di rappresaglia, che sono come le ciliegie (tossiche): l’una tira l’altra. Dalla prospettiva ucraina, Zelensky sembra voler esibire gli attacchi effettuati in profondità sul territorio russo quali successi militari compiuti dalle Forze armate ucraine; tuttavia, non possiamo esimerci dall’osservare che la presenza del vertice di un blocco militare che – non è un mistero per nessuno, possiamo considerare apertamente ostile nei riguardi di Mosca – è arrivato senza preavviso nella capitale ucraina, creando qualche perplessità.
Ricordiamo, per dovere di cronaca, che Rutte in precedenza non aveva approvato un progetto di finanziamento annuale per l’Ucraina nell'ambito della Nato; una lettura più maliziosa indurrebbe a credere che Zelensky stia cercando una strada per convincere i suoi sostenitori, facente parte degli Stati membri, a superare ogni possibile riluttanza e sostenere le Forze armate ucraine. In questa prospettiva, dunque, non deve sottacersi l’invito della Francia rivolto a Zelensky per partecipare al prossimo vertice del G7, che si terrà a Parigi nel mese di settembre prossimo. Questo potrebbe costituire per il Presidente ucraino un trampolino di lancio e occasione propizia per poter sollevare, durante l’evento, la questione del rafforzamento delle difese aeree dell'Ucraina e di discutere di diplomazia militare.
Auguriamoci che a Bruxelles qualcuno riesca a tracciare una netta linea di demarcazione tra la Nato e l’Ue: non sempre le due posizioni, con buona pace del Segretario generale, risultano essere chiare e comprensibili a tutti.
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