La nuova truffa della targa clonata, come difendersi dal raggiro

26 Giugno 2026 - 08:29
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La nuova truffa della targa clonata, come difendersi dal raggiro

Tutto comincia da una chiamata telefonica da parte di forze dell’ordine che avvisano il proprietario di un’auto che la sua vettura è stata usata in una rapina: l’interlocutore fornisce un numero di targa e chiede di verificare i dati dell’auto. La truffa della targa clonata non è nuova, ma continua a fare nuove vittime (quasi sempre anziani) con una regia sempre più raffinata e spietata. Conoscere il meccanismo è il primo passo per non cascarci.

Tutto parte dalla telefonata

Lo schema è collaudato e segue sempre lo stesso copione. L’anziano preso di mira riceve una telefonata da un falso appartenente alle forze dell’ordine, carabinieri o polizia, a seconda dei casi. L’interlocutore informa che l’auto della vittima risulta coinvolta in una rapina appena avvenuta, perché la targa del veicolo sarebbe stata clonata e utilizzata da una banda.

Il dettaglio che rende il raggiro così efficace è la cura con cui viene costruita la credibilità. Conoscono nome e cognome, a volte citano familiari, usano un tono pacato. Di norma tendono a essere fini parlatori e cercano di disorientare la vittima con un fiume di parole. Chi riceve la chiamata, spesso una persona anziana che vive sola, non ha il tempo di ragionare: l’urgenza costruita ad arte non lascia spazio alla riflessione.

L’arrivo del complice

La telefonata è solo il primo atto. Per dirimere ogni possibile coinvolgimento della vittima, i truffatori spiegano che è necessario un sopralluogo nella sua casa per verificare che non vi siano gioielli o altri preziosi riconducibili alla rapina. Se la vittima cede, il secondo tempo si mette in moto quasi subito.

Poco dopo la telefonata, alla porta di casa si presenta un complice che si qualifica a sua volta come appartenente alle forze dell’ordine. L’uomo chiede di visionare i gioielli custoditi in casa per accertare che non coincidano con quelli rubati durante la rapina. Fingendo di redigere un verbale, annota caratteristiche e descrizioni dei monili. 

Il momento decisivo è quello in cui la vittima viene allontanata anche solo per pochi secondi. La vittima viene invitata ad allontanarsi, ad esempio per recuperare un documento o un foglio utile alla verbalizzazione: in quell’istante il finto agente si impossessa dei gioielli e scappa. Nel frattempo, un altro componente della banda resta al telefono con l’anziano, fornendo spiegazioni sull’assenza del collega e invitandolo a recarsi in caserma per completare le procedure. Quando la vittima capisce cosa è successo, i truffatori sono già spariti.

Come difendersi

La buona notizia è che difendersi da questa truffa è possibile, e non richiede chissà quale accorgimento tecnico. Basta conoscere le regole di base e tenerle a mente. I carabinieri sul loro sito ufficiale ricordano che le forze dell’ordine non chiedono mai denaro per assistere i cittadini e non possono compiere una perquisizione in casa senza un mandato. Questo è il punto fermo da cui partire: qualsiasi voce al telefono che chiede di mostrare contanti o gioielli non è un carabiniere.

Oltre a non dare seguito alla chiamata riagganciando prontamente, in caso di sospetti è opportuno avvertire subito le forze dell’ordine chiamando il 112. Al contempo sarebbe opportuno avvisare un parente o un vicino di casa in modo da avere un ulteriore aiuto nel fronteggiare un’eventuale situazione di emergenza. 

Se si presentano dei carabinieri a casa o si riceve una chiamata da presunti agenti, meglio chiamare il commissariato della propria città tramite i numeri ufficiali e accertarsi che gli agenti siano reali. Pochi secondi di verifica possono fare la differenza tra una brutta esperienza e una truffa consumata.

Un reato che esiste

Attenzione a un aspetto che spesso viene trascurato: la clonazione fisica di una targa non è fantascienza. Il raggiro telefonico sfrutta proprio questa consapevolezza per risultare credibile. La clonazione della targa consiste nella riproduzione fraudolenta del numero di immatricolazione di un veicolo legittimo per applicarlo su un altro veicolo, solitamente dello stesso modello e colore per ridurre il rischio di rilevamento. Questa pratica criminale permette ai truffatori di circolare impunemente, commettere infrazioni stradali e perpetrare reati.

Chi sospetta di essere vittima di clonazione della targa deve presentare denuncia immediata alle forze dell’ordine, fare ricorso alla multa entro 30-60 giorni e richiedere il cambio targa. Si tratta di un reato penale che può comportare fino a 2 anni e 6 mesi di reclusione. La legge tutela chi subisce la clonazione, ma il percorso burocratico per dimostrare la propria innocenza richiede tempo e documentazione. 

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