La PA italiana nel 2024: più assunzioni, più donne, ma il nodo dell’età resta aperto

06 Luglio 2026 - 13:13
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lentepubblica.it

Assunzioni PA 2024 in Italia: più personale, più donne ma il ricambio generazionale resta una sfida. I dati del Conto Annuale della Ragioneria.


Il Conto Annuale 2024 della Ragioneria Generale dello Stato racconta una Pubblica Amministrazione in movimento. Dopo anni segnati da blocchi del turnover, pensionamenti e organici compressi, la PA torna ad assumere e registra un saldo positivo tra ingressi e uscite. Ma il quadro resta complesso: i giovani aumentano, le donne trainano gran parte della crescita occupazionale, mentre la struttura anagrafica resta ancora molto sbilanciata verso le fasce più mature.

La domanda di fondo è semplice: il ricambio in corso è sufficiente a ringiovanire davvero la macchina pubblica?

Una PA da 3,39 milioni di persone

Nel 2024 il personale censito nelle tavole per età del Conto Annuale è pari a circa 3,39 milioni di dipendenti. Il dato comprende il personale stabile e altre figure ricomprese nel perimetro del pubblico impiego, mentre esclude i contratti flessibili, rilevati separatamente.

La composizione per genere conferma un elemento strutturale della PA italiana: le donne sono circa 2,04 milioni, pari al 60,2% del totale. Gli uomini sono circa 1,35 milioni, pari al 39,8%.

Questa prevalenza femminile è particolarmente marcata in alcuni comparti, come scuola, ricerca e sanità, mentre resta più contenuta nei settori legati alla sicurezza, alla difesa e ad alcune carriere in regime di diritto pubblico.

I giovani crescono, ma restano pochi

Nel 2024 gli under 30 nella Pubblica Amministrazione sono 209.666, appena il 6,2% del totale. Se allarghiamo lo sguardo agli under 35, il numero sale a 447.914 persone, pari al 13,2% del personale pubblico.

Il confronto con il passato mostra un miglioramento evidente. Nel 2014 gli under 35 erano 260.087, cioè l’8,0% del totale. Dieci anni dopo sono quasi 188 mila in più e pesano oltre cinque punti percentuali in più sulla struttura complessiva.

La direzione quindi è positiva. Ma il punto è che la PA partiva da una base molto invecchiata e il ringiovanimento, pur reale, resta ancora insufficiente.

La fascia più numerosa è quella tra 55 e 59 anni, con quasi 640 mila dipendenti. Gli over 55 sono complessivamente 1,26 milioni, pari al 37,3% del totale.

Fascia d’età Dipendenti 2024 Quota sul totale
fino a 19 2.647 0,1%
20-24 58.685 1,7%
25-29 148.334 4,4%
30-34 238.248 7,0%
35-39 279.203 8,2%
40-44 367.896 10,9%
45-49 455.899 13,5%
50-54 573.777 16,9%
55-59 639.983 18,9%
60-64 502.230 14,8%
65-67 115.549 3,4%
68 e oltre 6.171 0,2%

Dove sono i giovani nella PA

La presenza dei giovani non è distribuita in modo uniforme tra i comparti. Gli under 35 si concentrano soprattutto in alcuni settori.

Comparto Under 35 Quota under 35 nel comparto
Personale in regime di diritto pubblico 142.558 24,6%
Istruzione e ricerca 136.377 10,2%
Sanità 105.937 14,8%
Funzioni locali 42.267 8,5%
Funzioni centrali 17.638 8,3%
Comparto autonomo o fuori comparto 3.137 7,2%

Il dato più alto, in termini relativi, riguarda il personale in regime di diritto pubblico, dove quasi un dipendente su quattro ha meno di 35 anni. In valore assoluto, invece, pesano molto Istruzione e ricercaSanità e Funzioni locali, cioè i comparti con organici più ampi.

Nelle amministrazioni centrali e locali la quota di giovani resta ancora bassa: poco più dell’8%. È qui che il tema del ricambio generazionale appare più delicato.

Assunzioni e cessazioni: nel 2024 il saldo resta positivo

Nel 2024 la Pubblica Amministrazione registra 213.938 assunzioni e 171.354 cessazioni. Il saldo è quindi positivo per 42.584 unità.

Il dato conferma una fase di ricambio più intensa rispetto agli anni precedenti, anche se inferiore al picco del 2023, quando il saldo tra assunzioni e cessazioni aveva superato le 55 mila unità.

Anno Assunzioni Cessazioni Saldo
2019 167.042 188.588 -21.546
2021 197.844 206.422 -8.578
2022 222.500 207.375 +15.125
2023 247.846 192.627 +55.219
2024 213.938 171.354 +42.584

La svolta si vede chiaramente dal 2022. Dopo anni in cui le uscite superavano gli ingressi, la PA torna ad aumentare il personale. Il 2024 conferma questa tendenza, pur con un rallentamento delle assunzioni rispetto all’anno precedente.

Il contributo delle donne al ricambio

Nel 2024 le donne rappresentano la maggioranza delle nuove assunzioni: sono 127.377, pari al 59,5% del totale. Gli uomini assunti sono 86.561, pari al 40,5%.

Anche tra le cessazioni prevalgono le donne, ma con un peso più basso: 89.620 cessazioni femminili, pari al 52,3%, contro 81.734 cessazioni maschili.

Il risultato è un saldo molto diverso per genere.

Genere Assunzioni 2024 Cessazioni 2024 Saldo
Uomini 86.561 81.734 +4.827
Donne 127.377 89.620 +37.757
Totale 213.938 171.354 +42.584

Quasi tutto l’aumento netto del personale nel 2024 è dovuto alla componente femminile. Le donne spiegano circa l’89% del saldo positivo complessivo.

Questo non significa solo che la PA assume più donne: significa che il ricambio occupazionale, almeno nel 2024, ha una forte impronta femminile.

I comparti dove il saldo cresce di più

Nel 2024 il saldo positivo è trainato soprattutto da Istruzione e ricercaSanità e Funzioni centrali.

Comparto Assunzioni Cessazioni Saldo
Istruzione e ricerca 50.239 28.520 +21.719
Sanità 59.795 48.615 +11.180
Funzioni centrali 24.083 18.584 +5.499
Funzioni locali 46.645 42.528 +4.117
Comparto autonomo o fuori comparto 2.552 2.197 +355
Personale in regime di diritto pubblico 30.624 30.910 -286

Il caso più rilevante è Istruzione e ricerca, che da solo spiega oltre metà del saldo positivo del 2024. Anche la Sanitàcontribuisce in modo significativo. Il personale in regime di diritto pubblico, invece, registra un saldo lievemente negativo.

Differenze di genere nei comparti

La componente femminile pesa in modo molto diverso nei vari comparti. In Istruzione e ricerca e nella Sanità le donne rappresentano la grande maggioranza delle assunzioni. Nei comparti legati al diritto pubblico, invece, gli uomini restano prevalenti.

Comparto Donne tra gli assunti Donne tra i cessati
Istruzione e ricerca 74,2% 74,8%
Sanità 68,0% 64,2%
Funzioni centrali 57,9% 56,9%
Funzioni locali 55,5% 50,9%
Comparto autonomo o fuori comparto 46,4% 42,8%
Personale in regime di diritto pubblico 27,5% 12,7%

Il dato conferma che il ricambio non è omogeneo. Nei comparti più femminilizzati, il saldo positivo è sostenuto soprattutto dalle donne. Nelle Funzioni locali, ad esempio, il saldo maschile è leggermente negativo, mentre quello femminile è positivo per oltre 4 mila unità.

Nel personale in regime di diritto pubblico accade qualcosa di diverso: il saldo complessivo è leggermente negativo, ma il saldo femminile è positivo. In quel comparto, infatti, le cessazioni riguardano soprattutto uomini.

Pensionamenti: oltre 523 mila uscite possibili entro sei anni

Il tema del ricambio va letto insieme alla struttura per età. Considerando i 67 anni come età di pensionamento, una stima basata sulle classi d’età del Conto Annuale indica che nei prossimi sei anni potrebbero uscire circa 523.500 dipendenti pubblici, pari al 15,4% del personale censito.

La stima considera tutta la fascia 65-67 anni, tutta la fascia 68 e oltre e circa l’80% della fascia 60-64 anni, cioè le persone che raggiungerebbero i 67 anni entro sei anni.

Comparto Uscite stimate entro 6 anni Incidenza sul comparto
Istruzione e ricerca 245.700 18,3%
Sanità 104.200 14,6%
Funzioni locali 97.000 19,4%
Funzioni centrali 48.300 22,9%
Personale in regime di diritto pubblico 20.900 3,6%
Comparto autonomo o fuori comparto 7.400 17,1%

Il comparto più esposto in valore assoluto è Istruzione e ricerca, che da solo concentra quasi metà delle uscite potenziali. In termini relativi, invece, la pressione maggiore riguarda le Funzioni centrali, dove quasi un dipendente su quattro potrebbe raggiungere l’età di pensionamento entro sei anni.

La vera sfida: trasformare il turnover in capacità amministrativa

I dati del Conto Annuale 2024 mostrano una PA che ha ripreso ad assumere. Il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo, la quota di giovani cresce e il contributo delle donne è decisivo.

Ma il nodo dell’età resta aperto. Gli under 35 sono ancora solo il 13,2% del personale, mentre gli over 55 superano il 37%. Nei prossimi sei anni oltre mezzo milione di dipendenti potrebbe uscire per raggiunti limiti d’età.

La questione, quindi, non è solo quantitativa. Non basta sostituire chi va via. Bisogna capire dove assumere, con quali competenzecon quali profili professionali e con quale capacità di trasmettere conoscenza tra generazioni.

Il 2024 dice che il ricambio è ripartito e i dati provvisori del 2025 confermano questa tendenza. La vera partita sarà farne un’occasione di modernizzazione, non solo una rincorsa ai vuoti di organico.

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