La paura dell’alopecia? Una cosa del passato, grazie ai trapianti di ultima generazione e alla medicina rigenerativa
La perdita dei capelli è una condizione che interessa milioni di persone nel mondo e può manifestarsi in forme diverse. L’alopecia androgenetica rappresenta la causa più frequente di diradamento e calvizie sia negli uomini sia nelle donne. L’alopecia areata invece, è una patologia autoimmune che provoca la comparsa di chiazze prive di capelli. Esistono poi altre forme di caduta, come il telogen alopecia, spesso legato a stress, cambiamenti ormonali o carenze nutrizionali. Comprendere le differenze tra queste condizioni è fondamentale per individuare il trattamento più adatto. Dalla prevenzione alle terapie farmacologiche, fino ai trattamenti rigenerativi e ai trapianti di ultima generazione, oggi esistono diverse strategie per rallentare la perdita dei capelli e preservare il patrimonio follicolare.
La caduta dei capelli non ha soltanto un impatto estetico, ma ha un impatto psicologico che può influenzare profondamente la qualità della vita e l’autostima. Non sorprende quindi che l’interesse verso le cure tricologiche sia in continua crescita. Secondo un’indagine internazionale di Medihair, Italia, Spagna e Francia figurano tra i Paesi con la più alta percentuale di uomini colpiti da calvizie androgenetica. Per capire quali siano le differenze tra le varie forme di alopecia, come prevenirle e quali trattamenti risultino realmente efficaci, abbiamo intervistato il Professor Carlo Tremolada, Direttore Scientifico di IMAGE Regenerative Clinic e specialista in chirurgia plastica e medicina rigenerativa.
Cos’è l’alopecia e quali sono le forme più comuni
Con il termine alopecia si indica una perdita anomala dei capelli che può avere cause differenti. Non tutte le forme di hair loss sono uguali e riconoscerle correttamente è il primo passo per intervenire in modo efficace.

Rosie Huntington-Whiteley e Jason Statham con la rasatura classica per mimetizzare l’alopecia androgenetica – IPA
Le forme più diffuse sono l’alopecia androgenetica, alopecia areata, alopecie cicatriziali e alopecie secondarie a traumi, ustioni e trattamenti medici. Tra queste è l’alopecia androgenetica quella che mostra il maggior numero di casi, con circa il 95 per cento osservati.
Alopecia androgenetica: la causa più comune della perdita di capelli
L’alopecia androgenetica è una condizione geneticamente determinata che rende i follicoli sensibili all’azione del diidrotestosterone (DHT), un derivato del testosterone.
L’alopecia uomini il processo inizia generalmente con la stempiatura e il progressivo diradamento della zona del vertice, fino alla comparsa della classica chierica. L’alopecia donne invece si presenta con un diradamento che tende a interessare soprattutto la parte centrale del cuoio capelluto, mantenendo generalmente intatta l’attaccatura frontale.
Secondo il Professor Tremolada, questa forma di perdita dei capelli non viene percepita dall’organismo come una vera patologia. Per questo motivo i trattamenti disponibili non possono bloccare definitivamente il processo, ma puntano soprattutto a rallentarlo e a preservare il più a lungo possibile i follicoli ancora attivi.
Alopecia androgenetica femminile: perché aumenta dopo la menopausa
L’alopecia androgenetica femminile è più frequente dopo la menopausa, quando la riduzione degli estrogeni modifica l’equilibrio ormonale favorendo il progressivo assottigliamento dei capelli.
Il fenomeno si manifesta con un diradamento diffuso e una perdita di densità che spesso viene descritta come hair thinning alopecia.
In molte donne la situazione può essere aggravata da fattori concomitanti come stress, carenze nutrizionali, patologie tiroidee o cambiamenti ormonali. Per questo motivo la diagnosi deve sempre essere effettuata da uno specialista.
Alopecia areata: quando il sistema immunitario attacca il follicolo
Diversa è la situazione dell’alopecia areata, una malattia autoimmune che provoca la comparsa improvvisa di una o più chiazze prive di capelli.
In questo caso il sistema immunitario attacca erroneamente il follicolo pilifero interrompendo la crescita del capello.
L’alopecia areata hair loss rappresenta una quota molto ridotta rispetto all’alopecia androgenetica, ma può avere un impatto psicologico importante a causa della rapidità con cui si manifesta.
Secondo il Professor Tremolada, proprio perché «si tratta di una vera patologia autoimmune, le terapie rigenerative possono trovare un’applicazione particolarmente interessante in questi casi».
Come prevenire la perdita di capelli
Quando si parla di prevenzione è importante distinguere tra ciò che può rallentare il processo e ciò che può realmente impedirlo.
Una corretta alimentazione, il controllo dello stress, la cura del cuoio capelluto e il trattamento tempestivo di eventuali carenze possono contribuire a mantenere i capelli in salute.
«Molte procedure oggi utilizzate in tricologia hanno proprio l’obiettivo di ottimizzare l’ambiente locale del follicolo, migliorandone la vascolarizzazione e il metabolismo», afferma il Prof. Tremolada.
Come contrastare l’alopecia: dalla tricopigmentazione al trapianto
Quando si cerca un rimedio alopecia una cosa è certa: «non bisogna andare al risparmio», dice il Prof. Tremolada. E il motivo è semplice: se il trattamento scelto non dovesse dare i risultati sperati, ogni tentativo di rimediare in un secondo momento sarà più complicato, se non vano.
Tricopigmentazione o microblading possono rivelarsi una buona soluzione in alcuni casi, ma non in tutti. Così come il trapianto capelli: non tutti sono uguali e in molti casi si ha un risultato soddisfacente per qualche anno, ma non nel lungo periodo. Ecco perché bisogna conoscere e informarsi sulla tecnica utilizzata nella procedura alla quale ci si sottopone.
PRP, Hair file e polinucleotidi: come funzionano
Negli ultimi anni hanno acquisito popolarità diverse procedure mediche minimamente invasive.
Il PRP (Plasma Ricco di Piastrine), gli hair filler e i trattamenti a base di polinucleotidi hanno l’obiettivo di migliorare l’ambiente biologico del follicolo pilifero.
Secondo il Professor Tremolada, questi trattamenti «non fermano definitivamente l’alopecia androgenetica, ma possono contribuire a preservare più a lungo i capelli esistenti migliorando la qualità del cuoio capelluto».
La tecnica IMAGE per i trapianto di capelli
La tecnica IMAGE per il trapianto di capelli rappresenta un’evoluzione delle metodiche tradizionali, progettata per ottimizzare l’utilizzo dei follicoli della zona donatrice, che costituiscono una risorsa limitata e preziosa.
«A differenza della tecnica STRIP (FUT), che prevede il prelievo di una striscia di cuoio capelluto con conseguente cicatrice lineare permanente, la tecnica IMAGE utilizza micro-prelievi estremamente selettivi, evitando incisioni estese e riducendo al minimo la formazione di cicatrici», spiega Tremolada.
«Rispetto alla FUE tradizionale, che estrae unità follicolari complete mediante punch generalmente compresi tra 0,8 e 1,2 mm, la tecnica IMAGE impiega strumenti ancora più sottili, fino a circa 0,6 mm, consentendo il prelievo di singoli follicoli o di porzioni di essi. Questo approccio permette di preservare maggiormente la densità della zona donatrice e, in alcuni casi, favorire la ricrescita parziale dei follicoli residui».
L’obiettivo è distribuire in modo più strategico i capelli geneticamente resistenti alla caduta, ottenendo risultati naturali e duraturi, senza le cicatrici visibili associate alle tecniche più invasive e con un recupero post-operatorio generalmente più rapido.
Alopecia cicatriziale e alopecia areata: quando la medicina rigenerativa può fare la differenza
Nei casi di alopecia areata, alopecie cicatriziali o situazioni particolarmente complesse, il Prof. Tremolada può associare al percorso terapeutico Lipogems®, una tecnologia di medicina rigenerativa basata sull’utilizzo del tessuto adiposo autologo del paziente.
«Attraverso una procedura mini-invasiva si preleva una piccola quantità di grasso che, grazie a un processo brevettato di microframmentazione, si trasforma in minuscoli aggregati di tessuto adiposo biologicamente attivo. Questi microinnesti conservano una rete di microvasi integri e cellule perivascolari, considerate precursori delle cellule staminali mesenchimali, naturalmente coinvolte nei processi di riparazione e rigenerazione dei tessuti», dice il Professore.
L’obiettivo non è semplicemente “aggiungere cellule”, ma potenziare localmente le capacità rigenerative dell’organismo, favorendo la vascolarizzazione e creando un ambiente biologico più favorevole alla guarigione e alla rigenerazione tissutale. Per questo motivo Lipogems® si utilizza già in numerosi ambiti della medicina, dall’ortopedia alla cura delle ferite difficili, dalla ginecologia alla chirurgia ricostruttiva e alla medicina estetica.
Lipogems® per l’alopecia
In ambito tricologico, il trattamento può rappresentare un valido supporto nei casi in cui il cuoio capelluto presenti condizioni particolarmente sfavorevoli, come nelle alopecie cicatriziali o nelle forme più severe di perdita dei capelli. Secondo il Prof. Tremolada, i risultati ottenuti sono generalmente superiori rispetto a quelli del PRP, grazie a un’azione rigenerativa più profonda e duratura. Tuttavia, si tratta di una procedura più complessa e costosa, che richiede un piccolo prelievo di tessuto adiposo e viene eseguita in un’unica seduta.
Per questo motivo Lipogems® non rappresenta il trattamento di prima scelta nell’alopecia androgenetica comune. Può invece diventare un’opzione particolarmente interessante quando il paziente si sottopone già alla procedura per altre indicazioni mediche o rigenerative, come problemi articolari, interventi di medicina estetica o altre condizioni per cui la tecnologia è già indicata. In questi casi, associare un trattamento del cuoio capelluto consente di sfruttare al meglio il potenziale rigenerativo della procedura, offrendo anche un supporto alla salute dei capelli.
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