La più antica distilleria d’Italia racconta il futuro partendo dal tempo

14 Luglio 2026 - 06:15
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La più antica distilleria d’Italia racconta il futuro partendo dal tempo

La storia di una distilleria che ha più di due secoli rischia spesso di trasformarsi in un esercizio di nostalgia. Nardini, invece, sceglie una strada diversa e con le due novità presentate quest’anno, Hylde e Riserva XX Secolo, non celebra semplicemente il passato, ma mostra come un patrimonio costruito in oltre 240 anni possa ancora diventare uno strumento per interpretare il presente. Il punto di partenza resta quello del 1779, quando Bortolo Nardini ebbe un’intuizione destinata a cambiare il mondo della grappa. Anziché spostarsi con un alambicco mobile da una cascina all’altra, aprì una distilleria stabile all’ingresso del Ponte Vecchio di Bassano. Furono i conferitori a portare le vinacce in distilleria e non più il contrario. Una scelta apparentemente semplice che contribuì a trasformare Bassano in uno dei luoghi simbolo della distillazione italiana e che ancora oggi identifica la più antica distilleria del Paese. 

Oggi quella tradizione continua attraverso impianti moderni, ma con un controllo ancora affidato all’esperienza del Mastro Distillatore. È proprio su questo equilibrio tra sapere artigianale e capacità di evolversi che si inseriscono i nuovi prodotti. Hylde rappresenta probabilmente il progetto più contemporaneo: un liquore ottenuto dai fiori di sambuco (Sambucus nigra), raccolti nel momento di massima espressione aromatica, essiccati e trasformati in una tintura che preserva le note floreali della materia prima. Il risultato è un liquore da 20 gradi che guarda dichiaratamente al mondo della miscelazione, con l’Hugo Spritz come servizio di riferimento. Per una distilleria conosciuta soprattutto per la grappa significa presidiare un segmento in crescita, quello dei cocktail a bassa gradazione, senza rinunciare alla propria competenza liquoristica.

All’estremo opposto si colloca Riserva XX Secolo: se Hylde parla infatti dell’immediatezza della primavera, questa grappa racconta la pazienza. È rimasta ventisei anni nella botte numero 305 di rovere di Slavonia, sviluppando un profilo aromatico in cui emergono cioccolato fondente, frutta rossa matura e spezie dolci. Le bottiglie disponibili sono soltanto mille, tutte numerate. Non si tratta soltanto di un’edizione limitata, ma di un prodotto letteralmente irripetibile: quel legno ha concluso il proprio ciclo di affinamento e quei ventisei anni appartengono ormai alla storia.

L’aspetto interessante è proprio il dialogo tra queste due uscite. Da una parte un liquore costruito per entrare nelle carte dei cocktail bar e intercettare nuovi consumatori. Dall’altra una grappa da meditazione destinata ai collezionisti e agli appassionati. Due linguaggi diversi che riflettono un cambiamento più ampio del comparto dei distillati italiani, chiamato oggi a parlare contemporaneamente ai professionisti della miscelazione, ai mercati internazionali e a un pubblico che continua a ricercare prodotti ad alto valore identitario.

Per Nardini la sfida consiste nel dimostrare che futuro e tradizione non sono concetti incompatibili: la stessa azienda che custodisce i luoghi storici della Grapperia sul Ponte di Bassano, dove tutto ebbe inizio oltre due secoli fa, continua infatti ad ampliare il proprio repertorio senza rinunciare ai principi che ne hanno costruito la reputazione: attenzione alla materia prima, rigore nella distillazione e capacità di trasformare il tempo in un ingrediente produttivo. In fondo, Hylde e Riserva XX Secolo raccontano la stessa idea da prospettive opposte: e se una insegna che il momento giusto va colto, l’altra ci ricorda che, a volte, il valore più grande nasce proprio dall’attesa.

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