La polizia morale battuta anche allo Strega: vince Michele Mari che “osò” criticare Michela Murgia

09 Luglio 2026 - 11:22
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La polizia morale battuta anche allo Strega: vince Michele Mari che “osò” criticare Michela Murgia

Michele Mari ha vinto il Premio Strega

Con il libro I convitati di pietra (Einaudi), Michele Mari ha vinto il Premio Strega. Si tratta di una conferma dei pronostici della vigilia, sui quali però un paio di settimane fa si era abbattuta l’ombra dell’affaire Michela Murgia. Mari, infatti, era finito al centro di una furiosa polemica con l’accusa di aver pronunciato, in una conversazione privata durante il tour dello Strega, frasi offensive nei confronti della scrittrice, con particolare riferimento al fatto che la sua intransigenza sarebbe stata legata alla frustrazione per l’aspetto fisico.

Cosa racconta la vittoria di Mari al Premio Strega

La polemica è poi – faticosamente – rientrata, ma non era affatto scontato che potesse esaurirsi lì, senza strascichi sull’immagine dello scrittore e sull’esito dello Strega. Il fatto che, invece, sia andata così può essere letto come un ulteriore indicatore di perdita di terreno per “la polizia morale” in servizio permanente effettivo, tanto più che si verifica pressoché contestualmente al fallimento del patentino antifascista di “Più libri Più liberi”.

La decisione della Fondazione Bellonci

Tra gli interventi determinanti per salvare la candidatura di Mari c’è stato quello della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, organizzatrice del Premio Strega. Sebbene in un primo comunicato la Fondazione avesse definito incompatibili con i valori del Premio eventuali espressioni denigratorie nei confronti di Michela Murgia, prendendo chiaramente le distanze dalle parole attribuite a Mari, la decisione definitiva arrivata nei giorni successivi è stata che lo scrittore non sarebbe stato escluso dalla competizione.

Lo stop alle pressioni e il richiamo a concentrarsi sui libri

La Fondazione ha spiegato che il regolamento non prevede la possibilità di estromettere un autore una volta definita la sestina finalista e ha sottolineato che il Premio doveva tornare a concentrarsi sui libri e sulla letteratura. La scelta è stata spiegata come un tentativo di tenere insieme due esigenze: riaffermare una condanna sul piano dei principi e, allo stesso tempo, rispettare le regole della competizione senza introdurre provvedimenti non previsti dal regolamento.

Lo Strega e “Più libri Più liberi”: due indizi sul clima cambiato

Al netto degli equilibrismi di opportunità, la vicenda fa emergere quello che si potrebbe identificare come uno schema: un’elite culturale politicamente corretta e con forti pulsioni censorie stila la lista dei buoni e dei cattivi e prova a imporla, forte di un pregresso in cui per lo più l’ha avuta vinta; si ritrova invece sconfitta da prese di posizione diffuse e conseguenti decisioni che rifiutano il metodo della censura. Due indizi – lo Strega e Più liberi Più libri – non fanno una prova, ma indicano comunque una direzione: il clima è cambiato o, almeno, ha imboccato con decisione la strada del cambiamento.

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