La preghiera, per il prete una questione di identità

25 Maggio 2026 - 07:20
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La preghiera, per il prete una questione di identità
prete che prega

Un momento di consapevolezza: ecco il risultato dell’ultima sessione del Consiglio presbiterale diocesano.

Innanzitutto qualche dato.
Il titolo: «La preghiera nella vita del ministro ordinato oggi».
L’occasione: i 40 anni dalla Riforma del Breviario e il lavoro di revisione della Liturgia delle Ore da parte della Congregazione del Rito Ambrosiano.
Protagonisti: i membri del Consiglio presbiterale e le riflessioni delle Fraternità del Clero dei Decanati della Diocesi giunte alla Giunta del Consiglio sulla base dello Strumento di lavoro.
Uno strumento: la scheda di lavoro, fatta di quattro ambiti, quali le forme della preghiera del ministro ordinato; la Liturgia delle Ore nella vita del ministro ordinato; la Liturgia delle Ore nella vita della comunità cristiana; educare il ministro e la comunità alla Liturgia delle Ore.
La modalità: una prima recensione delle conclusioni giunte da parte delle Fraternità Decanali, un lavoro a gruppi fatto a partire dai quattro ambiti della scheda di lavoro, una raccolta dei lavori di gruppo, la formulazione di alcune mozioni da consegnare all’Arcivescovo, e il suo intervento finale.

Le “cose da fare” prevalgono sulla vita spirituale?

Partirei dalle conclusioni del nostro Vescovo per avere il polso del lavoro di consapevolezza e, se vogliamo, di autocritica svolto dal Consiglio in questa sessione. Monsignor Delpini ha tenuto innanzitutto a evidenziare un dato che preoccupa: la percezione che le nostre comunità cristiane non offrano la possibilità di interiorizzare una vita spirituale, né ai fedeli né, paradossalmente quasi, agli stessi preti: in altre parole, le parrocchie non sono percepite innanzitutto come luoghi di preghiera, deputati a educare alla preghiera e a fare propria la vita spirituale in tutte (o quasi) le forme di preghiera e nemmeno i ministri ordinati sembrano essere percepiti come “uomini di preghiera”. Le “cose-da-fare”, gli impegni, le responsabilità che abbiamo e che ci assumiamo sono però il terreno in cui operare una conversione allo specifico della nostra identità: il ministro ordinato è un “uomo di preghiera”, perché la Chiesa è una “casa di preghiera”, cioè il ministro ordinato vive il suo rapporto personale con il Signore all’interno della vita di preghiera della Chiesa.

Liturgia delle Ore, complemento alla Messa

Il “caso serio” o la “cifra simbolica” di tutto questo è rappresentato da quel “canto fermo” che è la Liturgia delle Ore, quasi fosse quel pentagramma nascosto su cui il Signore sa scrivere le note delle vite spirituali dei singoli, dei ministri, dei cristiani tutti e della Chiesa intera. Ed è bene che la preghiera liturgica del ministro ordinato offra allo stesso la possibilità di innestare ogni altra forma di preghiera (Adorazione, Lectio Divina, Rosario e devozione Mariana, Preghiera del cuore e Preghiera di intercessione, le più citate nelle schede di lavoro).

La Liturgia delle Ore rimane la preghiera ufficiale della Chiesa, dei cristiani che si radunano, con o senza il ministro ordinato. La ministerialità laicale è parsa essere adatta ad assumere il compito di tenere desta la vita spirituale attraverso la preghiera liturgica del Breviario e la sua guida: ogni cristiano sa che la sua fede si mantiene perché coltiva la preghiera, e la preghiera della Chiesa è la Liturgia delle Ore, il vero complemento reale alla celebrazione eucaristica.

Il richiamo di Martini

In questa direzione sono andati tutte le richieste avanzate dal Consiglio in ordine alla sperimentazione, alla prova, alla composizione dell’Ufficio di Letture, alla revisione del linguaggio di orazioni e inni. La riflessione e il confronto è passato anche attraverso la discussione su una Regola di preghiera del ministro ordinato ambrosiano: ci siamo chiesti se sia possibile, quali forme di preghiera comprenda e quali indicazioni possano essere date al Seminario che educa alla vita di preghiera le nuove generazioni di ministri ordinati.

Insegnare ed educare alla preghiera pare dunque essere ciò che ci definisce, ciò che dice la nostra identità di ministri ordinati, ciò che dà il significato che ci è necessario per vivere e per dare spessore spirituale alla vita delle nostre Comunità cristiane: è ciò che è «irrinunciabile e prioritario» (monsignor Delpini). Varrà la pena di proporre nelle nostre parrocchie momenti dedicati alla pratica della preghiera e all’educazione alla preghiera.

Non sarà mai tempo sprecato quello dedicato a coltivare la propria vita spirituale, la vita spirituale della comunità, la celebrazione (non la “recita”) della Liturgia delle Ore, personale e comunitaria, alcuni tempi dedicati in modo precipuo – soprattutto l’Avvento – all’educazione alla preghiera.

Forse è proprio l’ora di ricordarci quello che ci ricordò il cardinale Martini nel 1980 all’inizio del suo magistero: ciò che è prioritario è coltivare la «dimensione contemplativa della vita», ciò che è urgente è che la nostra Chiesa offra a tutti la possibilità di un incontro più personale con il Signore Gesù, con chi – oltretutto – prega il Padre con noi e per noi.

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