La prima enciclica di Leone XIV: l’uomo non si lasci dominare dall’intelligenza artificiale

25 Maggio 2026 - 12:35
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La prima enciclica di Leone XIV: l’uomo non si lasci dominare dall’intelligenza artificiale
Foto Vatican News

Occorre disarmare l’intelligenza artificiale per sottrarla alla logica della competizione militare, economica e cognitiva. Ma anche per sottrarla ai monopoli e impedirle di dominare l’umano. Lo scrive papa Leone XIV nella sua prima enciclica, Magnifica humanitas, che a 135 anni dalla Rerum novarum di Leone XIII approfondisce la Dottrina sociale della Chiesa nell’era dell’intelligenza artificiale.

Verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace

Nel documento – suddiviso in cinque capitoli, più una introduzione e una conclusione – il Pontefice ricorda che la tecnologia non è una «forza antagonista rispetto alla persona», ma «non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa». Di qui il monito di Prevost a «costruire nel bene» e a «rimanere umani», seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, perché «il mondo possa riconoscere nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare».

Non solo. Il Papa rivolge un appello a custodire «una magnifica umanità abitata da Dio», promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace. Disarmare l’intelligenza artificiale, per Leone XIV, significa anche superare la teoria della «guerra giusta» per rilanciare dialogo e multilateralismo.

Dottrina sociale, «cammino di discernimento»

Il primo capitolo, intitolato «Un pensiero dinamico fedele al Vangelo», ripercorre la Dottrina sociale della Chiesa nel magistero recente e nel Concilio Vaticano II, che non è, sottolinea, «un prontuario di principi e norme da applicare», ma «un cammino di discernimento comunitario», una «teologia della comunione nella storia» che orienta l’analisi degli avvenimenti alla luce del Vangelo.

Leone XIV (Foto Vatican Media/SIR)

Dignità della persona e bene comune

Per poi passare nel secondo capitolo a enumerarne i principi, primo tra tutti la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio, che non è «una risorsa da usare e sfruttare» o da legare a «cioè che si realizza o produce». Il Papa sottolinea che «la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata». Come pure l’inviolabilità dei diritti umani.

Quanto al bene comune, Leone XIV ribadisce che «la sua promozione non può mai essere separata dal rispetto dei popoli a esistere, a custodire la propria identità e a contribuire con la propria originalità alla famiglia delle nazioni». In forza di questo, «qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale e pertanto inaccettabile».

Le conoscenze e le tecnologie, ricorda ancora, non debbono essere concentrate nelle mani di pochi, alimentando il divario digitale. A tutti deve essere garantito l’accesso alle opportunità, per proteggere i più deboli, contrastare l’odio e la disinformazione.

Il «diritto alla speranza»

I migranti, i rifugiati, gli sfollati sono, per papa Leone, uno dei «banchi di prova decisivi» della giustizia sociale. Per questo, richiama la società a custodire «il diritto alla speranza» di chi è costretto a lasciare case e affetti. Ma il richiamo è rivolto anche alla Chiesa, invitata a fare «un esame di coscienza» per «bonificare le relazioni e le strutture ecclesiali da quelle distorsioni che producono disuguaglianze, opacità e prevaricazioni».

Etica ed educazione

Leone XIV invoca un codice etico sottoposto a criteri di giustizia sociale condivisa. In questa chiave, la comunicazione deve essere improntata alla trasparenza nelle logiche di selezione dei contenuti e alla tutela dei dati personali per offrire uno spazio di maturazione in grado di garantire «libertà interiore e pensiero critico».

Punto centrale nell’enciclica, l’invito del Papa a una rinnovata alleanza educativa affinché nei giovani non si spenga «il desiderio di porre domande» a causa di macchine perfette che fanno sembrare inutile il pensiero umano.

La tecnologia non giustifica la guerra

Altro banco di prova di una società veramente giusta per il Papa, che ne rinnova la condanna in ogni forma, sono le nuove schiavitù di chi lavora all’estrazione delle terre rare necessarie alla tecnologia: «Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile», sottolinea Prevost. Anzi. La tecnologia «non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità, può soltanto renderlo più rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati. Così, ci abitua all’idea che la violenza sia inevitabile e vada solo ottimizzata».

 

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