La prima legge italiana sui data center è della Lombardia
Il consiglio regionale della Lombardia ha approvato a maggioranza, nelle scorse ore, la legge sui data center. È la prima regione italiana a regolamentare il settore, e non è un caso dal momento che nel 2024 (ultimi dati disponibili) ospitava il 40% dei data center a regime in Italia, 67 su 168. Non ci sono segnali che le cose cambieranno in futuro: per i prossimi 5 anni sono già stati programmati investimenti per 22 miliardi di euro, la metà dei quali andranno in Lombardia, e il fabbisogno energetico stimato è di circa 3 gigawatt per l’Italia di cui la metà circa verranno assorbiti dalle strutture lombarde.
Con questa legge Regione Lombardia si dota di una cornice chiara e moderna per governare lo sviluppo dei data center, infrastrutture ormai essenziali per la vita quotidiana, l’economia digitale e l’innovazione tecnologica – ha dichiarato il relatore del provvedimento e Presidente della Commissione Territorio Jonathan Lobati –. Il nostro obiettivo è coniugare capacità di investimento e sostenibilità ambientale, favorendo il recupero delle aree dismesse, limitando il consumo di suolo e incentivando l’utilizzo di energie rinnovabili. Introduciamo regole certe e omogenee per i procedimenti autorizzativi e urbanistici, semplificando i percorsi amministrativi ma garantendo al tempo stesso il controllo pubblico e il coordinamento tra gli enti coinvolti. Vogliamo accompagnare la crescita di un settore strategico come quello dei data center con una visione di sviluppo equilibrata, attenta all’ambiente, all’efficienza energetica e alla qualità del territorio lombardo.
La nuova legge vuole dunque regolare la proliferazione dei data center, limitando al meglio possibile il consumo di suolo e l’impatto ambientale, e promuovendo allo stesso tempo lo sviluppo sostenibile e l’efficienza energetica. Così la Regione Lombardia prevede degli incentivi per l’insediamento delle strutture in zone industriali dismesse o di rigenerazione urbana, con tanto di penalizzazioni economiche per chi invece costruisce su dei terreni consumando dunque suolo.
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