La professoressa accoltellata a Trescore: “Sono vicina alla collega, provo sgomento”
“Esprimo sgomento per questo episodio incomprensibile, e vicinanza alla professoressa di italiano. Ho appreso che ha reagito bene, e che è stata già in caserma per la sua deposizione. Ringrazio il ragazzo che ha difeso la professoressa, così come è capitato a me il 25 marzo. Anche questo ragazzo è un esempio come il mio alunno, coraggio prontezza, umanità, senso civico. Sostengo la professoressa nel suo percorso di ripresa dal grande choc psicologico che ha subito”. È quanto scrive in un messaggio Chiara Mocchi, la professoressa di francese accoltellata da un suo alunno a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, alla collega Isabella Marsilio, colpita venerdì da un suo alunno nella scuola media ‘Giovanni Verga’ a Roma. “Auspico che si ricominci a dare pieno senso all’alleanza educativa tra scuola e famiglia, al patto di corresponsabilità aIinché siano messi sempre al centro i Valori. Non si può spettacolarizzare la morte come se la vita fosse un banale videogioco”, scrive ancora nella lettera – affidata al suo legale avvocato Angelo Lino Murtas -la docente. “Torniamo a rimettere i Valori al centro del patto educativo, è questo il mio appello urgente. I ragazzi devono essere aiutati a capire che gli insegnanti sono loro alleati, loro sostegni, loro guide, e non antagonisti oppure ostacoli. La scuola è Vita, non teatro di morte”. “Scriverò presto in privato alla prof.ssa Isabella Marsilio, a cui mando un abbraccio”, conclude la professoressa.
La vicenda della docente aggredita a marzo in provincia di Bergamo
Chiara Mocchi, professoressa di francese, era stata accoltellata lo scorso 25 marzo da un suo alunno di 13 anni davanti alla sua aula nella Scuola Secondaria “Leonardo Da Vinci” di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Si era presentato davanti alla docente indossando pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta rossa ‘vendetta’. Il ragazzo aeva estratto un coltello in ‘stile Rambo’ con la lama lunga e affilata e avrebbe colpito l’insegnante con diversi fendenti alla gola e all’addome, davanti ad alcuni studenti della classe terza A. Nello zaino aveva anche una pistola scacciacani. Il giovane era stato immobilizzato da un altro insegnante e da due collaboratori scolastici fino all’arrivo dei carabinieri. Aveva anche uno smartphone appeso al collo, che aveva utilizzato per riprendere l’aggressione in diretta Telegram. “Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco, quindi ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata, le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti, fare commenti cattivi, battute non divertenti e giustificare la violenza contro di me anche quando ero chiaramente la vittima”, aveva scritto in messaggio- manifesto il 13enne
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