La riforma della caccia sotto la lente della scienza: ecco cosa non torna

07 Luglio 2026 - 07:14
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La riforma della caccia sotto la lente della scienza: ecco cosa non torna

Cerchiamo di capire insieme che cosa non va bene per quanto riguarda il nuovo DDL caccia ma da un punto di vista diverso, quello della scienza.

Abbiamo detto varie volte che la nuova legge sulla caccia sta creando un rumore mai visto prima e l’abbiamo esaminata da varia aspetti.

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La riforma della caccia sotto la lente della scienza: ecco cosa non torna- amoreaquatttrozampe.it

Oggi vogliamo capire come mai, secondo la scienza, non è una scelta corretta da fare. Quindi, non ci perdiamo in troppe chiacchiere ed iniziamo.

Riforma sulla caccia, ecco cosa dice la scienza

Una riforma del genere è molto particolare e noi vogliamo esaminare le parole dell’etologa Chiara Grasso sul Lazampa. Iniziamo subito con una domanda, ovvero la riforma della caccia, aiuterebbe veramente Coldiretti, come loro sostengono?

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Riforma sulla caccia, ecco cosa dice la scienza- amoreaquattrozampe.it

I cacciatori in questo disegno di legge vengono chiamati ” bioregolatori” e la caccia viene definita come utile alle biodiversità. Il parare dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ovvero l’istituto scientifico che al momento decide in modo vincolante diventerà solamente consultivo.

Aumentano le specie che si possono cacciare e diventano zona di caccia anche boschi demaniali che in precedenza era esclusi. Si potranno usare visori notturni per la caccia agli ungulati. I lupi perdono la loro protezione extra perchè le regioni potranno fare dei loro piani di contenimento.

Per non parlare dei richiami vivi, ovvero gli uccelli utilizzati come richiamo per gli altri animali da cacciare. Le specie al momento sono sette ma si vuole portare questo numero a 47. Questo provvedimento non sembra puntare sulle specie che rovinano i raccolti ma allarga la caccia anche a chi non ha un rapporto diretto.

La seconda domanda è uccidere gli uccelli che si reputano dannosi per l’agricoltura, come corvidi e storni, riduce i danni? C’è una recente ricerca che arriva da uno studio del Museo di Storia Naturale di Parigi, pubblicato nel 2026 su Biological Conservation (Jiguet et al.).

Gli autori hanno analizzato i dati per ben sette anni dove in Francia si abbattono circa 1,7 milioni di animali tra volpi, mustelidi e uccelli vari ma non c’è alcun legame tra la riduzione dei danni all’agricoltura e la loro caccia.

Esiste poi anche un altro aspetto, ovvero i frammenti di piombo che restano nel terreno dove è stato ucciso l’animale. Se la carcassa viene lasciata dove si trova, a subire le maggiori ripercussioni sono i grandi rapaci come il gipeto, per il quale è una delle maggiori cause di morte, ma anche uccelli acquatici che lo ingeriscono scambiandolo per sassolini.

Stando ad alcune ricerche questa problematica è la causa di morte di milioni di animali. Per non parlare di quello che riguarda il terreno, il piombo si accumula e viene assorbito dalle radici.

Passiamo ai cinghiali. In Italia sono circa 2,3 milioni e stando a Coldiretti nel 2024 hanno fatto registrare ben 181 incidenti gravi con 14 deceduti. La soluzione che viene indicata è un amento di caccia in braccata, con cani al seguito ed aumento delle zone di caccia.

Ma Ispra ha dichiarato varie volte che questo strumento non funziona. Il motivo? Spinge gli animali a disperdersi e a causare, in questo modo, un numero maggiore di incidenti.

Cosa funzionerebbe veramente per ridurre i problemi? Recinzioni elettrificate, protezione mirata delle colture, cani da guardia, corretta gestione dei rifiuti e degli scarti. Sono, come possiamo immaginare dei risultati che non si vedono immediatamente ma con il tempo.

La riforma che sta passando dedica maggiore spazio alla caccia e non al finanziamento di queste opere che funzionano veramente, come viene riportato.

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La scienza e perchè non dovrebbe essere approvato questo dll- amoreaquattrozampe.it

Ricordiamoci poi un altro dato, se si caccia l’esemplare migliore per esporlo come un trofeo si altera la struttura del branco e si riduce la variabilità genetica. Esemplari meno capaci di adattarsi fanno avere problemi nel futuro.

Insomma una riforma che, anche se togliamo molto dal punto di vista etico, resta molto difficile da gestire e spiegare. Si sono problemi sui cinghiali, sulla gestione del lupo, sulla riduzione dei danni alla colture.

Si riduce anche il peso dell’Ispra, ovvero un ente pubblico che ha sempre preso le decisioni per il bene di tutti. Agli agricoltori viene fatta una promessa che si basa sulla scienza ma che poi, nella realtà, non è così.

Ci potremmo trovare, dopo la sua approvazione, in poco tempo, con l’aver danneggiato le biodiversità e senza soluzione alcuni problemi di chi vive veramente in campagna e che ci lavora ogni giorno.

L'articolo La riforma della caccia sotto la lente della scienza: ecco cosa non torna è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

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