La Salette: la Vergine in lacrime e il messaggio di conversione che sfida i secoli

19 Settembre 2026 - 12:15
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Il 19 settembre del 1846, a “La Salette”, un piccolo comune francese nel dipartimento dell’ Isere della regione dell’ Alvenia-Rodano-Alpi a 1800 metri di altitudine, apparve la Vergine Maria a due pastorelli Maxim Giraud (1835-1875) e Melania Calvat (1831-1904). Era un periodo particolare in Francia, quello della cosiddetta “monarchia di Luglio” e Luigi Filippo I (1830-1848) era soprannominato “Re borghese o Re cittadino”, per il suo stile di vita molto vicino alle classi commerciali e industriali del Paese. Al tempo dell’ apparizione, La Salette, era una località quasi sconosciuta, formata per lo più da piccole case di pietra e i pochi abitanti vivevano di agricoltura e pastorizia. Anche la lingua che si parlava era solo un dialetto locale, franco provenzale, e molti erano gli analfabeti, inoltre a causa delle strade impervie dalla durezza del territorio montano, risultava quasi isolato dalla stessa Francia. E così anche i due semplici pastorelli Maxim Giraud e Melania Calvat, anch’essi analfabeti, passavano il tempo a pascolare le mucche sui monti.

Quel 19 settembre era un sabato, come oggi, anche se sono passati 180 anni, quando verso le tre del pomeriggio, i due pastorelli avvertirono nell’aria qualcosa di diverso dal solito. Infatti i due ragazzi avevano portato le mucche sul Monte Planaeu, e dopo aver camminato a lungo, si addormentarono. Al risveglio cercarono gli animali e videro in un avvallamento, chiamato “ravin de la Sezia”, una luce, come se il sole fosse caduto lì. In quella luce, seduta su una pietra, c’era una Bella Signora che piangeva, con la testa tra le mani e i gomiti sulle ginocchia. Poi la Bella Signora si alzò. Era alta, vestita come le contadine del luogo, vestito bianco, grembiule giallo-dorato, scialle rosso fuoco, cuffia da contadina. Al collo indossava un grande Crocifisso luminoso, con ai lati un martello e una tenaglia. Sulle spalle portava una pesante catena, mentre attorno alla testa, alla vita e ai piedi, corone di rose.

Si rivolse ai ragazzi, parlando prima in francese, poi nel patois occitano, il dialetto parlato dai ragazzi stessi: “Avanzate, figli miei, non abbiate paura. Sono per dirvi una grande notizia…”. La Vergine, rivelò che piangeva per due peccati, che nel 1846 in Francia, erano diventati normali dopo la Rivoluzione Francese del 1789: la Bestemmia e la profanazione della domenica, non si andava più alla Messa, ma si preferiva lavorare nei campi o recarsi al mercato. La Bella signora, parlava della necessità di tornare a Dio, di pregare e di cambiare vita. Il messaggio era più profondo: l’uomo rischiava di vivere come se Dio non esistesse. Infatti la domenica, nella prospettiva cristiana, rappresentava il tempo restituito a Dio; la bestemmia rappresentava invece la perdita del rispetto verso il nome di Dio. In entrambi i casi emergeva lo stesso problema: un cuore che si allontanava dal Creatore.

C’era in tutto questo, un elemento particolarmente toccante: Maria diceva di essere costantemente impegnata a intercedere per gli uomini. La sua sofferenza, dunque, non era quella di chi condanna, ma quella di una madre che vedeva il pericolo nel quale si trovavano i propri figli e cercava di richiamarli sulla strada della salvezza. Possiamo aggiungere che le lacrime di Maria, secondo esperti e studiosi, sono come un’immagine della misericordia di Dio. Non sono un annuncio di castighi. Prima ancora del giudizio. C’è un invito a cambiare. L’avvertimento della Vergine era rivolto alla conversione, non alla paura. Questo messaggio non doveva rimanere un’esperienza privata dei due pastorelli. Infatti la frase conclusiva del messaggio mariano viene tradizionalmente riportata così: “ Andiamo, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo “.
Quanto accaduto venne raccontato la sera stessa dai due ragazzi, destò scalpore e un certo allarmismo negli stessi abitanti di La Salette. Essi diranno che dopo aver comunicato il messaggio pubblico, la Vergine stessa, aveva affidato a Maxim e Melania, un segreto personale.

E l’apparizione, come detto dai pastorelli, si concluse con la partenza della “Bella Signora”, che si allontanò verso il Monte-sous-les-Baisses, fino a scomparire nella luce. Dopo quest’unica apparizione mariana del 1846, la diocesi di Grenoble esaminò le testimonianze, interrogando anche i due ragazzi e cercando di capire il perché di questa apparizione e le circostanze che l’avevano favorita. Dopo cinque anni di indagini il 19 settembre del 1851 il vescovo di Grenoble monsignor Philibert de Bruillard (1765-1860) così si espresse:“ Noi dichiaramo che l’apparizione della Vergine ai due pastorelli, il 19 settembre del 1846, su una montagna della catena delle Alpi, situata nella parrocchia de La Salette, della Vicaria di Corps, reca in se stessa tutti i caratteri della verità e i fedeli hanno fondate ragioni per crederla indubitabile e certa”.

Il riconoscimento ufficiale della Chiesa, entusiasmò fedeli e pellegrini, che del resto fin dai primi mesi successivi all’avvenimento furono attratti dalla “montagna magnetica”, dalle lacrime di Maria e dal suo appassionato amore per l’umanità bisognosa di riconciliazione. Lo stesso vescovo fece costruire nel maggio del 1852 un santuario sulla montagna e i lavori del sacro edificio terminarono nel 1865. In conclusione l’apparizione della Vergine a La Salette, può essere considerata come una vera chiamata alla responsabilità spirituale, e il modo più autentico di raccogliere il messaggio, non consisteva nel cercare continuamente profezie sul futuro, ma nel guardare il presente e domandarsi se la nostra vita è orientata verso Dio.
La Madonna de La Salette invita l’uomo a non aspettare il momento della prova per ricominciare a pregare. Invita a riconciliarsi, a ritrovare il senso della domenica, a rispettare il nome di Dio, a fare penitenza e soprattutto tornare al Figlio.
E’ un messaggio che, dopo quasi due secoli, può essere riassunto in una parola: conversione.
Infine una curiosità Melania Calvat, morì il 14 dicembre 1904 nella sua casa di Altamura, in Puglia, città dove si era rifugiata non rivelando a nessuno la sua vera identità. Per gli altamurani lei era solo un’anziana signora che andava a Messa tutte mattine in cattedrale. Il suo corpo è custodito nella chiesa di S. Antonio, adiacente all’istituto delle Figlie del Divino Zelo.

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