La Sardegna come l’Albania: cemento di lusso in un’area di salvaguardia tra Cala Finanza e Punta La Greca

Il 4 giugno il Consiglio dei Ministri ha deciso «Il rigetto dell’opposizione alla determinazione di conclusione della conferenza di servizi avente ad oggetto “Istanza di Autorizzazione unica, ai sensi dell’articolo 15 del decreto-legge 19 settembre 2023 n. 124 convertito con modificazioni dalla legge 13 novembre 2023, n. 162”, avente ad oggetto la “variante urbanistica per convertire un’abitazione e l’area limitrofa in un’area/struttura ricettiva. Rilascio dei permessi o autorizzazioni necessari per l’esecuzione di interventi di dettaglio sugli immobili e aree esistenti”, presso il Comune di Loiri Porto San Paolo (SS)».
E’ il via libera di un hotel a cinque stelle da 50 camere, 30 ville (da 500 e da 200 metri quadri), ristoranti, servizi commerciali e turistici, un porto turistico, un campo da golf e relative infrastrutture, in un’area costiera di circa 50 ettari, ricoperta di macchia mediterranea, tra Cala Finanza e Punta La Greca, davanti all’Isola di Tavolara.
Si tratta del primo stralcio di un progetto ancora più ampio presentato da Tavolara Bay s.r.l., costituita dalla società brasiliana Jhsf Participações (titolare della catena alberghiera di lusso Fasano) e da altri soci, e per il quale è stato chiesto l’accesso alle procedure semplificate previste dalla la Zona Economica Speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno. Come nell’area protetta albanese, il progetto approvato dal governo nazionale prevede la trasformazione di circa dieci 10 ettari, oggi classificati come area di salvaguardia, in zona turistico-ricettiva, con nuove strutture previste a ridosso della costa, in un contesto caratterizzato da rilevanti vincoli di tutela e da un elevato rischio incendio.
L’assessore regionale agli Enti locali e Urbanistica, Francesco Spanedda, ha detto che la decisione del governo Meloni è sbagliata nel merito e nel metodo: «Su Cala Finanza tutti gli enti chiamati a tutelare il territorio si sono espressi in modo contrario: il Comune, la Regione e la stessa Soprintendenza. L’unico parere favorevole è stato quello della Struttura di missione della ZES Unica. Il Governo ha scelto di ignorare queste valutazioni e di confermare un intervento previsto in un’area di straordinario pregio ambientale e paesaggistico. La semplificazione amministrativa non può diventare un grimaldello per aggirare la pianificazione territoriale, le norme paesaggistiche e l’autonomia della Sardegna. Lo sviluppo non si costruisce sacrificando aree di inedificabilità assoluta né svuotando di significato il lavoro delle istituzioni chiamate a difendere il territorio. Difenderemo prontamente le nostre ragioni in tutte le sedi. Cala Finanza non è soltanto una vicenda urbanistica: è una questione che riguarda il rispetto delle regole, delle competenze della Regione e del diritto delle comunità a decidere il futuro del proprio territorio».
Anche il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) interverrà in giudizio ed evidenzia che «Infatti, l’area interessata ricade ampiamente nella fascia costiera dei metri 300 dalla battigia marina, tutelata con vincolo di conservazione integrale (legge regionale Sardegna n. 45/1989 e s.m.i.) e con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), mentre rientra nel vigente piano paesaggistico regionale – P.P.R. quale bene paesaggistico d’insieme in quanto ricadente nella fascia costiera (artt. 19-20 delle N.T.A.) e zona di conservazione integrale. Si tratta di un tentativo scandaloso e smaccatamente illegittimo di scardinare la normativa di salvaguardia costiera e la disciplina di pianificazione paesaggistica vigenti».
Ma, dopo che sono cominciate a circolare indiscrezioni e fake news, l’8 giugno Spanedda ha precisato: «Comprendiamo le preoccupazioni che stanno emergendo in queste ore, ma è importante ricostruire correttamente i fatti e lo stato effettivo del procedimento, evitando interpretazioni che possano generare confusione o allarme. L’ordinanza del Tar richiamata dagli organi di informazione riguarda infatti la richiesta di sospensione relativa alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), antecedente rispetto alla successiva deliberazione del Consiglio dei Ministri che ha respinto l’opposizione della Regione Sardegna, in merito alla quale abbiamo annunciato ricorso al Tar. Si tratta dunque di un passaggio riferito a una fase precedente dell’iter amministrativo e che non modifica in alcun modo la posizione della Regione né le iniziative già annunciate a tutela del territorio. La Regione conferma infatti la propria volontà di proseguire con tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento per far valere le proprie ragioni. In particolare, il ricorso contro la deliberazione del Consiglio dei Ministri sarà presentato non appena la Regione Sardegna riceverà la formale notifica dell’atto da parte della Presidenza del Consiglio. Avevamo già annunciato la nostra intenzione di impugnare la decisione del Governo e confermiamo integralmente quell’impegno. La tutela del paesaggio, dell’ambiente e dell’interesse pubblico rimane per noi una priorità assoluta».
Spanedda ha cercato di tranquillizzare comunità locali, cittadini e associazioni che sono molto preoccupati per il futuro dell’area: «La Regione è pienamente impegnata nel seguire ogni sviluppo della vicenda. Non c’è alcun arretramento. La difesa del territorio sardo richiede serietà, rigore istituzionale e chiarezza».
Ora bisognerà capire se anche in Sardegna ci sarà una rivoluzione dei fenicotteri contro la cementificazione delle coste da parte di multinazionali, che finora hanno assaltato il territorio sardo senza trovare certo una forte opposizione come quella albanese.
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