Per Bankitalia in Toscana si innova poco e si investe poco, anche se le imprese hanno alta redditività

10 Giugno 2026 - 12:57
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Per Bankitalia in Toscana si innova poco e si investe poco, anche se le imprese hanno alta redditività

È stato presentato il consueto Rapporto di Banca d’Italia sull’economia regionale toscana. L’esordio della pubblicazione è secco: “Nel 2025 la crescita dell’economia toscana si è mantenuta modesta”. Tradotto in numeri significa che l’aumento del Pil regionale è stato dello 0,4% contro un valore nazionale dello 0,5% (l’anno scorso era 0.6% contro 0,7). La Toscana cresce poco, meno dell’Italia e meno dell’anno precedente.

Una debolezza legata al settore manifatturiero, anche in presenza di un aumento dell’export. Un punto chiave questo, come sottolinea Banca d’Italia: i settori che esportano non trattengono in Toscana valore aggiunto, come il farmaceutico e la gioielleria. La crisi del settore moda sembra migliorare, anche se non siamo tornati ai livelli precrisi. L’edilizia tiene sostenuta dalla domanda pubblica e dal PNRR. Il turismo si sposta sempre di più verso gli affitti brevi mentre ristagna l’offerta alberghiera tradizionale.

Una nota importante del Rapporto riguarda lo stato di salute finanziaria delle imprese: “Per il complesso del settore produttivo, la redditività si è confermata su valori positivi per un’ampia quota di imprese e la liquidità è rimasta elevata nel confronto storico, anche per la limitata attività di investimento delle imprese, in special modo per quanto riguarda le tecnologie avanzate”. Una frase che spiega una parte importante del ritardo dell’economia toscana: si innova poco e si investe poco, pur mantenendo livelli di redditività alta.

Si ferma la crescita impetuosa dell’occupazione, la disoccupazione è bassa anche se aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali. Gl stipendi aumentano un po’, come nel 2024, grazie ai rinnovi contrattuali con un conseguente aumento dei consumi delle famiglie. Ma i salari reali non hanno ancora recuperato la perdita accumulata fino al 2023, e comunque crescono meno della media nazionale “a causa del forte rialzo dei prezzi osservato negli scorsi anni sia alle peggiori dinamiche retributive rispetto al resto del Paese”.

Aumentano i prestiti alle famiglie, con una ripresa dei mutui, ma si riducono io presti alle imprese. Specie alle medio piccole.

Interessante l’analisi sugli stimoli pubblici: bene il Pnrr (specie per i progetti di digitalizzazione), bene i fondi propri degli enti locali, poco utile invece l’utilizzo dei fondi di coesione del ciclo 2021/27.

Il rallentamento dell’economia toscana non sembra destinato a fermarsi: l’incertezza del quadro globale genera previsioni di “stabilità” per le imprese in termini di fatturato, ma negative per gli investimenti. I consumi delle famiglie potrebbero avere nel 2026 uno stop.

Banca d’Italia quest’anno è più chiara e diretta degli anni scorsi: “In un orizzonte di più lungo periodo, rimane tuttavia cruciale affrontare alcuni ritardi strutturali che caratterizzano il sistema economico regionale. A partire dalla pandemia il valore aggiunto della Toscana è aumentato meno rispetto al resto del Paese. La crescita è stata guidata maggiormente dall’aumento dell’occupazione, prevalentemente di bassa qualità, mentre la produttività del lavoro ha ristagnato. I ritardi economici rispetto alle regioni più sviluppate del Centro Nord sono cresciuti; vi influiscono la maggior diffusione di micro e piccole imprese, mediamente meno produttive, e la minore presenza in settori ad alta intensità di tecnologia e di conoscenza, testimoniata anche dalla contenuta partecipazione alle filiere esportatrici più avanzate”.

Poche righe che pesano come macigni e che dovrebbero interrogare tutti gli attori, sia quelli economici ma anche i decisori politici. I nodi sembrano venire al pettine in modo chiaro: bassa innovazione, valore aggiunto modesto, lavoro povero, piccole imprese poco produttive. L’economia toscana non genera valore: il turismo con bassi tassi di produttività e la manifattura che esporta ma non trattiene ricchezza nei territori. L’innovazione sembra un punto cruciale: “L’intensità brevettuale in regione è in linea con la media nazionale ma inferiore al Centro Nord e concentrata in tecnologie tradizionali. Gli spin-off accademici sono relativamente diffusi, ma faticano a consolidarsi. Dal lato finanziario, le politiche regionali di sostegno alla ricerca e all’innovazione hanno mobilitato risorse significative, ma con un elevato grado di frammentazione degli interventi, mentre l’accesso al credito resta più complesso per le imprese innovative, nonostante il ruolo positivo delle garanzie pubbliche per le start up.”

A questo si aggiunga una dinamica demografica negativa. Più chiaro di così.

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