La sinistra grida allo scandalo sui voli Usa, Crosetto tira fuori i numeri: “Il record? Con Conte a Palazzo Chigi”

02 Luglio 2026 - 12:24
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La sinistra grida allo scandalo sui voli Usa, Crosetto tira fuori i numeri: “Il record? Con Conte a Palazzo Chigi”

Crosetto Nato

La risposta Guido Crosetto la affida ai numeri. Sui voli americani dalle basi italiane, trasformati dalla sinistra in un caso diplomatico e parlamentare, il ministro della Difesa ribalta l’accusa «surreale» e chiama in causa Giuseppe Conte: «Quest’anno, nel periodo di Epic Fury, come ho precisato dopo le parole di Rutte, sono stati poco più di 500. In linea con gli anni precedenti. 560 nel 2022, 477 l’anno prima. Nel 2019 furono 700, il numero più alto. C’era Conte. Stessa tipologia di voli. Capito perché dico che sono polemiche strumentali?».

La dichiarazione, consegnata a La Stampa alla vigilia del vertice Nato di Ankara, arriva mentre il governo prepara la linea italiana tra Palazzo Chigi, Farnesina, Difesa ed Economia. Il punto non è solo tecnico. Crosetto vuole chiudere il cortocircuito nato dopo le parole del segretario generale Mark Rutte sui voli Usa dalle basi in Italia, già definite da Antonio Tajani «improvvide e non vere». Per il governo, la questione è chiara: nessun coinvolgimento italiano in operazioni offensive contro l’Iran, nessuna autorizzazione a usare il territorio nazionale per attaccare Paesi terzi.

Le basi e i trattati

Crosetto distingue il piano operativo da quello politico. «In Italia, in base ai trattati che abbiamo, non possono partire voli che vadano ad attaccare altri Paesi. A meno che non fossimo noi coinvolti e non è questo il caso». La cornice è quella degli accordi bilaterali con Washington: voli tecnici, logistici, scali carburante, trasporto di materiali o viveri non richiedono ogni volta una decisione politica del governo. Diverso sarebbe il caso di attività fuori dal perimetro previsto.

Da qui la linea dura dell’esecutivo: Roma resta alleata degli Stati Uniti, ma non abdica alle proprie prerogative. È una posizione che serve anche a blindare il governo da due fronti opposti: chi accusa Meloni di sudditanza verso Washington e chi, al contrario, spinge per un allineamento automatico a ogni scelta americana.

La rotta per Ankara

Il vertice Nato in Turchia sarà il primo banco di prova. A Palazzo Chigi Giorgia Meloni ha riunito Tajani, Crosetto e Giancarlo Giorgetti per fissare numeri e margini della posizione italiana. L’obiettivo è confermare l’impegno atlantico senza consegnare il bilancio pubblico a promesse fuori scala.

Crosetto sintetizza così la linea: «L’Italia farà la propria parte». E rivendica il dato che il governo porterà ad Ankara: «Oggi ci presentiamo con una spesa pari al 2,8% del PIL: il 2% destinato alla difesa in senso stretto, lo 0,8% alle spese per la sicurezza». È la risposta italiana alla pressione americana, con il presidente Donald Trump che chiede agli alleati aumenti rapidi e guarda al traguardo del 5%.

Per Roma, però, la sicurezza non coincide solo con carri armati e munizioni. Nel nuovo calcolo rientrano frontiere, Mediterraneo, forze dell’ordine, traffici illegali, protezione delle infrastrutture. È il tentativo politico di trasformare un obbligo Nato in una strategia nazionale.

Nato, Europa e Medio Oriente

Il ragionamento di Crosetto va poi oltre Ankara. La Nato, dice, è «incrinata, ma resta fondamentale per la stabilità di un mondo dove l’Onu ha perso gran parte della sua capacità di incidere. Se si sfalda anche la Nato, è finita». Proprio per questo, aggiunge, «non è più rinviabile la creazione della Comunità europea di difesa», non in alternativa all’Alleanza, ma come suo pilastro europeo.

Lo stesso approccio guida il dossier Medio Oriente. L’Iran resta per il ministro «uno dei principali fattori di destabilizzazione», ma l’uso della forza non può essere l’unico strumento. Sul Libano, Crosetto immagina una missione con mandato più forte, capace di impedire il riarmo di Hezbollah senza trasformarsi in occupazione.

Il prossimo passaggio sarà il faccia a faccia col tycoon. L’Italia arriva al tavolo con una linea definita: atlantismo saldo, più Europa nella difesa, conti sotto controllo. E una premessa politica che Crosetto ha voluto mettere agli atti: sulle basi italiane, prima di accusare il governo, conviene guardare i numeri.

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