“La sostenibilità deve trasformare davvero, ma anche essere desiderabile”: il Salone della CSR fa tappa a Varese

Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale ha fatto tappa mercoledì mattina, 6 maggio, al Centro Congressi Ville Ponti di Varese con una mattinata di incontri dedicata a ambiente, solidarietà e collaborazione. L’evento è organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Varese ed è parte di un tour nazionale che ha già toccato Taranto e Udine, e che proseguirà con le tappe di Rimini (25 maggio) e Padova (28 maggio), per concludersi all’Università Bocconi di Milano dal 6 all’8 ottobre con la quattordicesima edizione nazionale, quest’anno intitolata “Andare oltre”.
Il saluto della Camera di Commercio
Ad aprire i lavori è stato Mauro Vitiello, presidente della Camera di Commercio di Varese, che ha portato il saluto istituzionale dell’ente ospitante. «La sostenibilità è oggi un orizzonte imprescindibile anche per lo sviluppo del nostro sistema imprenditoriale», ha detto, sottolineando come obiettivi ambientali, sociali ed economici debbano integrarsi per generare valore nel lungo periodo. Vitiello ha citato l’impegno concreto della Camera su questo fronte, tra cui il progetto “Malpensa Sostenibilità” per il recupero dei materiali delle divise dismesse della polizia penitenziaria, in collaborazione con le carceri, Confindustria, Confartigianato e il Centro Tessile Cotoniero.
Tre concetti chiave: trasformativa, desiderabile, misurabile
A introdurre i lavori nel merito è stata Rossella Sobrero, del gruppo promotore del Salone, che ha condiviso tre concetti chiave. «La sostenibilità deve essere trasformativa: se non ci poniamo il problema di trasformare il nostro modo di fare impresa, forse serve a poco», ha detto. La sfida è anche comunicativa: «Dobbiamo fare in modo che la sostenibilità diventi desiderabile. Troppo spesso l’abbiamo raccontata come un obbligo. Sì, è anche un dovere, ma deve essere anche un piacere, una scelta positiva e consapevole». Il terzo punto riguarda la misurazione dell’impatto: il gruppo promotore ha rilevato che l’85,2% delle persone intervistate dopo l’edizione 2025 ha dichiarato di aver modificato almeno un comportamento — «per me questo è un grandissimo successo», ha commentato Sobrero.
Uno scenario globale poco rassicurante
Matteo Pedrini, professore ordinario di Corporate Strategy all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha offerto uno scenario geopolitico tutt’altro che rassicurante: novanta paesi coinvolti in conflitti, cinquantasei conflitti attivi, un’Europa in difficoltà sul fronte dell’intelligenza artificiale con soli tre modelli significativi contro i quarantadue statunitensi. In questo contesto, ha spiegato, il rallentamento normativo europeo sulla sostenibilità ha creato un’«errata percezione» nelle imprese. «Lo stop dei clock non ha fermato l’orologio dell’ambiente naturale», ha detto, sostenendo che la sostenibilità vada integrata nella pianificazione strategica come ingrediente della competitività: «Solo in questo modo le attività pianificate diventano parte del modo con cui l’azienda intende avere successo nel futuro, e non qualcosa proclamato a un convegno e poi smentito dalla realtà aziendale».
Bioeconomia circolare: chimica verde e ricerca raccontate da aziende e università dell’Insubria
La prima conversazione, coordinata da Sobrero, ha messo a confronto ricerca e impresa sul tema della bioeconomia circolare. Stefania Zanzottera di ROELMI HPC — azienda di Origgio specializzata in ingredienti attivi per cosmetica e nutraceutica — ha illustrato l’approccio della chimica verde, che punta a progettare processi e ingredienti riducendo l’uso di sostanze pericolose, aumentando l’efficienza energetica e valorizzando biomasse e sottoprodotti. «La sostenibilità era la nostra bandiera fin dalla fondazione, quando parlarne era molto più difficile di oggi», ha detto Zanzottera, sottolineando come l’azienda abbia sviluppato un metodo proprietario di sostenibilità volontaria da oltre venticinque anni.
Loredano Pollegioni, professore ordinario di Biochimica all’Università dell’Insubria e prorettore dell’ateneo, ha presentato alcune delle ricerche in corso nell’ambito della piattaforma scientifica sulla sostenibilità che l’ateneo ha costruito negli ultimi anni. I fronti aperti sono diversi: la conversione enzimatica della plastica in molecole ad alto valore aggiunto — «recuperare la plastica per fare altra plastica non regge nemmeno da un punto di vista economico», ha osservato — il recupero di composti dal legno attraverso batteri e enzimi in acqua a temperatura ambiente, e l’utilizzo degli scarti organici domestici per allevare insetti la cui chitina e le cui proteine possono diventare materia prima per materiali biodegradabili. «La ricerca può portare avanti molto», ha concluso Pollegioni, «e le frontiere che stiamo esplorando sono davvero innovative».
Inclusione sociale, dal carcere al territorio: l’esperienza di “Made in carcere” e della Grassi di Busto Arsizio
La seconda conversazione, moderata da Aurora Magni di Blumine, ha portato in sala due testimonianze molto diverse per scala e provenienza, unite però da un filo comune: il carcere come luogo dove economia circolare e inclusione possono incontrarsi concretamente. Luciana Delle Donne, fondatrice di Made in Carcere, ha raccontato una realtà che da vent’anni trasforma scarti tessili donati da grandi firme — Versace, Armani, Diesel, Bottega Veneta tra gli altri — in prodotti realizzati da donne detenute nelle carceri del sud Italia e non solo. «Quello che la moda scarta per noi diventa un bene prezioso», ha detto. I laboratori contano circa dieci persone ciascuno, con punte di trenta nei momenti di maggiore produzione, e la recidiva tra chi partecipa è quasi zero: un dato che Delle Donne traduce anche in termini economici, ricordando che ogni detenuto costa alla comunità circa sessantamila euro l’anno.
Roberto Grassi, CEO dell’azienda Grassi — società benefit che produce abbigliamento tecnico e divise per chi si espone a rischi professionali — ha raccontato il percorso che ha portato l’azienda a lavorare con la Casa Circondariale di Busto Arsizio, nato durante i suoi sei anni alla presidenza di Confindustria Varese. Un’esperienza parzialmente fallita per ragioni strutturali — le detenute di Busto sono in prevalenza a pena breve e terminavano la detenzione prima di completare il percorso di formazione — ma da cui è nato qualcosa di più solido: il protocollo siglato con Camera di Commercio, Confindustria, Confartigianato e Centro Tessile Cotoniero per il recupero e il disassemblaggio delle divise dismesse della polizia penitenziaria. «Non dobbiamo raccontare solo le cose che vanno bene, ma anche quelle che non vanno bene, per capire dagli sbagli come raddrizzare il tiro», ha detto Grassi.
Come riutilizzare nell’industria: il caso della Gibaplast di Gazzada e della Holcim
La terza conversazione ha affrontato il tema della collaborazione nella filiera, con il coordinamento di Serenella Sala della Commissione europea. Chiara Barbieri di Gibaplast ha raccontato il progetto “Naviganti della natura”: cestelli posizionati direttamente nelle linee produttive dei clienti per raccogliere i loro scarti, che l’azienda ritira e rigenera. «Nella natura non esiste il concetto stesso di scarto: ogni residuo diventa risorsa per un processo successivo», ha spiegato, descrivendo anche la sperimentazione di semilavorati che riducono a monte la quantità di resi generati dai clienti.
Riccardo Bianchi di Holcim Italia ha portato i numeri di un percorso più lungo: l’azienda, che produce cemento con impianti in provincia di Varese, è riuscita a sostituire l’80% dei combustibili convenzionali con combustibili alternativi derivati da rifiuti, e punta al 100% nei prossimi cinque anni. Sul fronte della materia prima, Holcim reintroduce nel ciclo produttivo gli scarti da demolizione — comprese le strutture in calcestruzzo costruite con i propri cementi — chiudendo il ciclo di vita del materiale. «Vogliamo costruire di più e meglio con meno materiale», ha sintetizzato Bianchi, indicando nei nuovi cementi ad alte performance e basso contenuto di CO2 la direzione verso cui l’azienda sta investendo.
La partecipazione alla tappa varesina del Salone era aperta a imprese, studenti, professionisti e cittadini. Il programma completo, incluse le iscrizioni alle prossime tappe e all’edizione nazionale di ottobre, è disponibile su csreinnovazionesociale.it.
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