L’agricoltura bio taglia le emissioni di gas serra del 44%

La crisi climatica sta già colpendo l’agricoltura con siccità, alluvioni ed eventi meteo estremi sempre più frequenti. L’agroecologia rappresenta l’occasione per un cambio di paradigma, mettendo in campo sistemi produttivi capaci di tutelare biodiversità, fertilità del suolo e risorse idriche, riducendo al tempo stesso la dipendenza dalla chimica di sintesi. Riducendo i propri impatti, l’agricoltura in questo modo può trasformarsi da vittima inerme a modello da seguire.
A confermare il contributo del biologico alla mitigazione climatica sono ormai molti studi di lungo periodo, messi in fila da Federbio alla vigilia della Giornata mondiale dell’ambiente. Il Farming systems trial del Rodale Institute, avviato 45 anni fa, mette a confronto agricoltura biologica e convenzionale valutando gli aspetti chiave dei sistemi agricoli, compreso l’impatto sul cambiamento climatico. I dati indicano che l’approccio rigenerativo del biologico favorisce il miglioramento della fertilità del suolo, aumenta il sequestro del carbonio e riduce in modo significativo le emissioni di protossido di azoto, uno dei principali gas climalteranti legati all’agricoltura. In presenza di eventi meteorologici estremi, le coltivazioni biologiche hanno inoltre registrato rese superiori rispetto a quelle convenzionali.
Indicazioni analoghe arrivano dal DOK Trial, la sperimentazione comparativa condotta dal 1978 dall’Istituto FiBL in collaborazione con Agroscope, che confronta sistemi biologici, biodinamici e convenzionali: le evidenze mostrano che nei terreni coltivati senza chimica di sintesi le emissioni di gas serra risultano inferiori del 44% rispetto al sistema convenzionale.
Il biologico favorisce inoltre una maggiore attività microbiologica, migliora la struttura del terreno e la capacità di trattenere carbonio e acqua nell’humus. Sono caratteristiche decisive in una fase in cui la siccità e il degrado dei suoli minacciano la produttività agricola e la sicurezza alimentare. I risultati del DOK Trial indicano infatti che l’agricoltura biologica, grazie a una gestione più efficiente delle risorse idriche e a una migliore qualità del suolo, è in grado di resistere meglio ai periodi di siccità.
«Cibo e clima sono indissolubilmente legati. Siccità, alluvioni e altri impatti meteo estremi stanno mettendo in ginocchio l’agricoltura – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Il cambiamento climatico è una realtà che colpisce ogni giorno agricoltori, territori e comunità. Gli impatti del clima impongono un cambio di paradigma. Non serve produrre di più per poi sprecare, bisogna produrre meglio, proteggendo le risorse da cui dipende il futuro dell’agricoltura stessa. In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente vogliamo ricordare che la tutela del Pianeta passa anche dalle scelte del cibo che portiamo in tavola. Sostenere il biologico significa premiare un’agricoltura che lavora con la natura, non sfruttandola. La transizione verso sistemi bio è una leva decisiva per contrastare desertificazione, erosione e degrado ambientale. Per accelerare questo cambiamento serve, però, un impegno condiviso, capace di incentivare un sistema agroalimentare più sostenibile, in grado di garantire sicurezza alimentare e climatica».
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