L’allarme BCE: “Pochi investimenti, l’UE rischia di restare indietro nell’innovazione”
Bruxelles – Innovazione, competitività, e pure doppia transizione: l’UE ha una problema con la sua agenda, e anche piuttosto serio. Perché, denuncia Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, “l’Europa rischia di restare indietro nell’innovazione a causa dei bassi investimenti in venture capital“, le attività di investimento nei settori ad alto potenziale. È un campanello di allarme suonato in occasione del simposio sulla competitività europea organizzato dal ministero dell’Economia tedesco, con tanto di riproduzione grafica dei ritardi con Stati Uniti e Cina.
Biotecnologie, telecomunicazioni, intelligenza artificiale, green: in ogni categoria tecnologica del futuro l’UE è indietro. Il numero di brevetti in questi ambiti non regge il confronto con i principali concorrenti mondiali, per barriere agli investimenti tutte da rimuovere. L’UE risulta meno equipaggiata, con meno talenti, e questo incide sui flussi di finanziamenti pubblici e ancor più privati. Nel 2025 i livelli di venture capital nelle nuove tecnologie hanno rappresentato un valore equivalente all’1 per cento del Prodotto interno lordo degli Stati Uniti, a fronte di uno 0,2 per cento dell’Unione europea. Gli USA attraggono cinque volte di più, per una traiettoria ascendente, mentre quella UE è stabile negli ultimi due anni. Stabile, e quindi ferma.
Dalla BCE arriva dunque un nuovo invito a cambiare rotta, e in fretta. Si è già indietro e si rischia di rimanerlo ancora di più. La Commissione europea ha provato a correggere il tiro con il piano a misura di start-up, e il Consiglio dell’UE ha aperto alla riforma del programma Horizon per la ricerca per favorire innovazione e competitività futura. Tutte azioni utili e nella giusta direzione. Dati alla mano, però, queste iniziative potrebbero non bastare.
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