L’ANALISI | Ucraina nella UE: perché l’adesione divide l’Italia e l’Europa
UCRAINA NELLA UE?
Se Giorgia Meloni avesse dei dubbi su come recuperare consensi, dovrebbe dare un’occhiata ai sondaggi. Ed è forse proprio perché lo ha fatto che l’Italia ha iniziato a frenare sull’ipotesi di cooptare, di fatto, l’Ucraina nell’Unione Europea.
Anche l’ultimo sondaggio SWG è molto chiaro al riguardo: conferma infatti che la maggioranza degli italiani, e soprattutto degli elettori di centrodestra, non condivide questa prospettiva e desidera che vengano rispettate le normali procedure di adesione.
Se prevalesse questa linea, l’Ucraina rimarrebbe in attesa per almeno dieci anni perché, nonostante la procedura di adesione sia iniziata nel 2022, al 15 giugno 2026, sui 33 criteri richiesti soltanto 10 raggiungerebbero la sufficienza, mentre su tutti gli altri il percorso sarebbe ancora molto lontano dal completamento.
Altri Paesi, invece, sarebbero teoricamente più pronti, ma su di loro Bruxelles continua a temporeggiare. È il caso, ad esempio, dell’Albania, che risulterebbe molto più gradita di Kiev ai cittadini europei, italiani compresi.
Va detto che gran parte degli europei è comunque poco informata e poco attenta a queste tematiche e probabilmente non saprebbe nemmeno collocare correttamente sulla carta geografica nazioni come la Moldavia, che pure Bruxelles spinge ad aderire all’Unione Europea, soprattutto in funzione anti-russa.
Allo stesso modo, l’UE sostiene anche il percorso della Georgia, mentre di fatto rallenta quello della Serbia, considerata vicina alle posizioni di Vladimir Putin.
C’è poi il caso della Turchia che, già vent’anni fa, sembrava ormai prossima all’adesione, ma che è poi rimasta alla porta, complici gli atti ritenuti non democratici del presidente Erdogan nei confronti dell’opposizione, della libertà di stampa e della magistratura.
A proposito di libertà di espressione, c’è da chiedersi quale sia la reale situazione in Ucraina dopo oltre quattro anni di legge marziale e il congelamento di numerose garanzie di libertà personale, giustificato dalla situazione di guerra.
Altri motivi di perplessità riguardano la situazione giuridica e legislativa del Paese, oltre ai timori per una diffusa corruzione e per il costo dell’adesione, in termini di fondi europei da destinare al sostegno dei nuovi membri.
Nel complesso emerge quindi un’Italia piuttosto tiepida su questo tema. Ed ecco che, non senza guardare anche ai propri elettori, Giorgia Meloni ha scelto di rallentare su questa prospettiva, mentre nel frattempo all’Ucraina sono stati comunque concessi dall’Europa prestiti per 3 miliardi di euro, come anticipo dei 90 miliardi promessi alla fine del 2025 e finora bloccati dall’ex premier ungherese Viktor Orbán.
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