L’aranciata francese che nasce in Algeria ha una storia evocativa

La si riconosce subito: la bottiglia tondeggiante, il vetro ruvido come una scorza d’arancia, la polpa sul fondo che obbliga ad agitare la bevanda prima di berla. Orangina è una delle poche bibite europee ad aver costruito un’identità visiva forte quanto quella delle grandi cola americane. Eppure la sua storia non nasce negli Stati Uniti né nella Francia metropolitana ma sulle rive del Mediterraneo, dentro il sistema coloniale dell’Algeria francese.
Le origini del prodotto risalgono infatti ai primi anni Trenta, quando il farmacista spagnolo Agustín Trigo Mirallès mette a punto una bevanda a base di succo d’arancia chiamata Naranjina. Nel 1935 la formula viene presentata alla Fiera di Marsiglia, dove attira l’attenzione di Léon Beton, imprenditore francese residente in Algeria, che acquista il marchio e ne intuisce immediatamente il potenziale commerciale. Il passaggio decisivo avviene però con il figlio Jean-Claude Beton. Nato ad Algeri, agronomo e uomo di marketing abilissimo, nel 1951 rilancia Orangina da Boufarik, nella piana della Mitidja, uno dei grandi distretti agricoli dell’Algeria coloniale. È qui che il marchio assume la forma con cui sarebbe diventato celebre nel mondo.
Per capire davvero Orangina bisogna però guardare al contesto economico e politico in cui nasce: l’Algeria di metà Novecento è una colonia agricola profondamente diseguale. Gli europei residenti, i cosiddetti pieds-noirs, rappresentano una minoranza della popolazione ma controllano gran parte delle terre più produttive. Secondo gli studi storici citati dallo storico Arthur Asseraf, intorno al 1930 gli europei erano circa il dieci per cento della popolazione algerina ma possedevano quasi il novanta per cento degli agrumeti della Mitidja. Le arance che alimentano Orangina provengono da questo sistema economico.
La bevanda cresce dunque dentro una filiera coloniale che lega agricoltura, industria e commercio mediterraneo, ed è anche per questo che Orangina sviluppa un’identità molto diversa da quella delle bibite americane. Non punta sulla modernità industriale, ma sull’immaginario del sole, degli agrumi, della freschezza naturale. La presenza della polpa vera, mantenuta nella ricetta originale, diventa un elemento distintivo in un mercato dominato da aromi artificiali e bevande standardizzate.
L’altra intuizione decisiva riguarda il design, ancora oggi elemento distintivo fortissimo: nel 1951 Jean-Claude Beton introduce la celebre bottiglia tondeggiante con il vetro zigrinato. Per una bevanda come questa à una scelta decisamente controintuitiva, visto che quella forma occupa spazio, rende più difficile l’impilamento nei frigoriferi e complica la distribuzione. Ma proprio questa irregolarità la rende immediatamente riconoscibile e l’aranciata smette di essere soltanto una bibita e diventa un oggetto.
Anche la pubblicità contribuisce alla costruzione del mito: negli anni Cinquanta il grafico Bernard Villemot realizza campagne che entreranno nella storia della grafica francese: arance che si trasformano in ombrelloni, costumi, figure estive e sensuali. Orangina costruisce così un’estetica mediterranea elegante e popolare insieme, molto distante dall’immaginario urbano delle cola statunitensi: più europea, piena di sole e di felicità.
Poi arriva il 1962: l’Algeria ottiene l’indipendenza e centinaia di migliaia di pieds-noirs lasciano il Paese per trasferirsi in Francia e anche Jean-Claude Beton sposta la produzione nell’area marsigliese. Orangina attraversa così la fine dell’impero coloniale senza perdere la propria identità e anzi, in Francia diventa progressivamente una bevanda quasi nazionale, legata all’idea di vacanza, estate e Mediterraneo. Dentro quella bottiglia rimane però impressa una storia più complessa di quanto suggerisca il marketing: Orangina è insieme un successo industriale, un capolavoro di design e un prodotto nato nel cuore dell’economia coloniale francese. Una bibita che racconta come anche gli oggetti più quotidiani possano conservare tracce profonde della storia europea del Novecento.
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