Chi è la propagandista russa che la Francia ha ordinato di espellere

30 Luglio 2026 - 12:10
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Chi è la propagandista russa che la Francia ha ordinato di espellere

La Francia ha ordinato l’espulsione di Xenia Fedorova, ex direttrice dell’emittente statale RT France e oggi presenza abituale nei mezzi di informazione del gruppo di Vincent Bolloré. Il ministero dell’Interno sostiene che la giornalista russa abbia contribuito alle campagne di disinformazione promosse da Mosca e che la sua permanenza nel paese rappresenti una minaccia grave e attuale per l’ordine pubblico. Il decreto ministeriale è stato notificato mercoledì 29 luglio al suo avvocato, Emmanuel Piwnica. Secondo il documento, citato da diversi giornali francesi e confermato dal ministero, il comportamento di Fedorova danneggerebbe gli interessi fondamentali dello Stato. Diffondendo le proprie ricostruzioni, si legge nel provvedimento, la commentatrice «si inserisce nel quadro delle campagne di disinformazione orchestrate dalle autorità russe», con l’obiettivo di «destabilizzare l’ordine pubblico» in Francia.

Il decreto attribuisce inoltre a Fedorova un ruolo nella circolazione di contenuti diretti a manipolare l’opinione pubblica e a indebolire la fiducia dei cittadini europei, in particolare di quelli francesi, nelle istituzioni. Non sono state rese pubbliche prove di un rapporto operativo diretto tra la giornalista e il Cremlino. La decisione delle autorità francesi si concentra sulla funzione di influenza che le sue apparizioni e i suoi interventi avrebbero svolto nel dibattito pubblico.

Fedorova, 45 anni, vive in Francia da quasi dieci anni. Nel 2017 fu scelta per dirigere la redazione francese di Russia Today, emittente finanziata dallo Stato russo e considerata dalle autorità francesi uno strumento di influenza del Cremlino. Dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, iniziata nel febbraio del 2022, l’Unione europea vietò la diffusione di RT e di altri mezzi di informazione controllati da Mosca, accusati di sostenere la guerra attraverso la disinformazione. RT France cessò successivamente le proprie attività. Fedorova rimase però in Francia e trovò spazio nelle testate legate a Bolloré. È diventata una commentatrice frequente di CNews e di Europe 1, scrive per Le Journal du Dimanche e ha condotto un programma dedicato ai valori cristiani. La casa editrice Fayard, appartenente al gruppo Lagardère, ha inoltre pubblicato la sua autobiografia, intitolata “Bannie”.

Nei suoi interventi Fedorova ha spesso presentato interpretazioni della guerra in Ucraina coincidenti con quelle diffuse dalle autorità russe. Ha attribuito all’allargamento della NATO e alle politiche europee una parte rilevante della responsabilità per il conflitto, ha descritto la Russia come interessata a raggiungere la pace e ha accusato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky di guidare un paese corrotto e incapace di vincere la guerra. In altre occasioni ha utilizzato l’espressione adottata dal Cremlino, operazione speciale, per riferirsi all’invasione.

La sua crescente visibilità aveva provocato da mesi discussioni nella politica francese. A maggio la presidente del gruppo liberale Renew al Parlamento europeo, Valérie Hayer, aveva chiesto all’autorità francese per la regolamentazione dei mezzi audiovisivi di valutare se le ripetute apparizioni di Fedorova fossero compatibili con gli obblighi di correttezza dell’informazione. Alcuni eurodeputati avevano inoltre sollecitato, senza successo, il suo inserimento nelle sanzioni europee contro personalità legate alla Russia.

Il ministro degli Esteri francese Barrot l’aveva definita una «propagandista dichiarata che funge da tramite per la disinformazione del Cremlino». A giugno il presidente Emmanuel Macron aveva ricordato che già nel 2017 considerava RT France un organo della propaganda statale russa, aggiungendo che da allora la sua valutazione non era cambiata.

Le Monde aveva rivelato il rinnovo, nel 2024, del titolo di soggiorno di Fedorova per dieci anni. La decisione aveva suscitato critiche e imbarazzo nel governo. Il primo ministro Sébastien Lecornu aveva osservato che non era possibile vietare l’attività di chiunque esprimesse idee contestate, ma aveva indicato come limite un eventuale danno agli interessi fondamentali della nazione. Il ministro dell’Interno aveva precisato che il rilascio di un permesso di soggiorno non impediva successivi provvedimenti in presenza di minacce per l’ordine pubblico.

Con l’ordine di espulsione, il titolo di soggiorno di Fedorova non è più valido e la giornalista non può lavorare in Francia. La giornalista è sottoposta all’obbligo di dimora nel suo appartamento di Parigi e deve presentarsi ogni giorno in commissariato. Può lasciare volontariamente il territorio francese, mentre l’esecuzione forzata del rimpatrio potrebbe essere complicata dalla sostanziale interruzione della cooperazione consolare tra Parigi e Mosca.

Piwnica ha annunciato che presenterà immediatamente ricorso. «Xenia Fedorova è una giornalista», ha detto, sostenendo che la sua assistita abbia sempre esercitato correttamente la professione. Canal+ e Lagardère, i gruppi proprietari delle principali testate con cui collabora, hanno espresso pieno sostegno alla commentatrice e definito il provvedimento «una violazione particolarmente grave della libertà di espressione e del pluralismo delle opinioni».

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