L’Arcivescovo in oratorio: «Siate contenti di fare contenti gli altri»

29 Giugno 2026 - 17:31
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L’Arcivescovo in oratorio: «Siate contenti di fare contenti gli altri»
L'Arcivescovo tra i ragazzi dell'Oratorio La Riva (Cherchi/chiesadimilano.it)L'Arcivescovo tra i ragazzi dell'Oratorio La Riva (Cherchi/chiesadimilano.it)

Una “Due giorni” interamente dedicata agli oratori feriali, entrando in oltre una decina di strutture, a Milano e in altre zone della Diocesi. È quella che l’Arcivescovo ha scelto di vivere, tra il 29 e il 30 giugno, a iniziare proprio dagli oratori della città.

Alla scuola di Francesco

In mattinata la visita ha riguardato il Gaspare Bertoni della parrocchia Santa Croce e successivamente il Kolbe della parrocchia omonima dedicata al santo. Qui monsignor Delpini, accompagnato dal direttore della Fom don Stefano Guidi, è stato accolto dai Francescani conventuali, a cui è affidata la parrocchia, e da circa 120 ragazzini (ma nelle settimane precedenti l’oratorio ne ha contati anche 200 con una quarantina di animatori). Tre le domande a cui ha risposto. «Cosa le piace del visitare gli oratori estivi della nostra Diocesi? Che cosa significa essere un buon fratello? Qual è un consiglio che vuole dare a noi ragazzi per portare un po’ di gioia e di pace come faceva San Francesco?».

La visita all’Oratorio Kolbe (Cherchi/chiesadimilano.it)

«Il motivo per cui sono qui – ha spiegato – è che, avendo l’oratorio feriale di quest’anno il riferimento a San Francesco, ho pensato di visitare un oratorio tenuto dai Francescani. Essere un buon fratello significa dedicare del tempo a chi vuole incontrarmi e, poi, la cosa che mi sembra più importante è pregare come faccio io tutte le sere recitando il Rosario per chi mi chiede di pregare per lui, per lei, per loro». 

Infine, la risposta su come vivere la perfetta letizia del poverello di Assisi: «Vorrei dirvi tre parole – ha proseguito -. Primo, ascoltate Gesù, leggendo il Vangelo, sentendo la predica e il catechismo perché è Lui che dice come si fa a portare la pace, il bene e la fraternità. Secondo, siate contenti di fare contenti gli altri. Se uno pensa solo a sé non è mai felice. Chiedetevi, invece alzandovi al mattino, chi potete fare contento oggi. La terza parola è sorridere, che vuole dire semplicemente sono felice di vederti”».

Poi all’Arcivescovo vengono regalati una maglietta con la scritta “Nessuno si salva da solo”, un braccialetto con il “Tau” francescano e le caramelle in segno di fraternità.

Con i ragazzi dell’Oratorio Sant’Andrea (Cherchi/chiesadimilano.it)

La settimana della pace

Poi via verso l’oratorio Sant’Andrea dove, nella grande chiesa, riuniti bimbi, adolescenti, animatori e volontari, il pensiero va alla pace, tema al quale – seguendo le indicazioni della Fom – è dedicata la settimana. Qui oltre 130 sono stati coloro che hanno frequentato le attività feriali. Anche in questa sosta, il suggerimento è di sorridere, ridere, aprirsi agli altri, mettersi a disposizione, come fanno, realizzando un buon esempio, gli educatori e gli animatori e riconoscere che si può avere stima si se stessi. 

È ormai ora di pranzo quando monsignor Delpini, passando accanto alla parrocchia di Santa Maria delle Grazie al Naviglio, Comunità pastorale Santa Maria Regina dei Martiri, entra nell’oratorio La Riva a cui si sono uniti anche quelli di San Cipriano e del Gentilino, per un totale di 300 partecipanti, ogni settimana.

Foto di gruppo all’Oratorio La Riva (Cherchi/chiesadimilano.it)

Accolto dal responsabile della Cp don Antonio Costabile, dai canti e dalle danze preparate per l’occasione, l’Arcivescovo, dopo aver pregato con i ragazzi il Salmo 8 e il Padre Nostro, torna su quanto detto in precedenza nelle altre realtà, tutte benedette al termine dei rispettivi incontri. Sottolineando in modo particolare la gioia che viene dal mettersi al servizio degli altri, avendo stima di sé, prima di sedersi a tavola con un bel gruppo di piccoli ospiti e con i sacerdoti.

«Ciascuno di noi ha delle qualità: proprio stamattina, un’educatrice mi diceva della sua timidezza e che quando è entrata in oratorio era un poco isolata. Però i bambini hanno iniziato a cercarla per le attività e le gite e, allora, ha capito che aveva delle doti che nemmeno lei sapeva e che le hanno insegnato i più piccoli. Questo è il segreto, la ricetta della perfetta letizia».

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