L’arte come esperienza collettiva femminile nel territorio montano
Milano, 11 giu. (askanews) – Comunità montane che si raccontano in un percorso narrativo di arte contemporanea, che che ha coinvolto donne, ragazze e ragazzi preadolescenti del territorio bresciano nell’unione di memorie condivise e identità locali, dando vita a un’esperienza collettiva che ha trasformato un borgo montano in uno spazio espositivo aperto e diffuso. È quanto realizzato e visitabile fino al 12 luglio nella frazione Livemmo del Comune montano di Pertica Alta, in provincia di Brescia, con la mostra diffusa “MA COSA NON È? Arte comunitaria a Livemmo e dintorni”. Un progetto coordinato dalle artiste visive e operatrici culturali attive nel panorama dell’arte contemporanea Armida Gandini, Elena Niboli e Irene Tedeschi e organizzato dalla curatrice della mostra Paola Rassega. Promosso dall’associazione culturale Pane Blu il percorso di visita si sviluppa in tre luoghi simbolici della frazione di Livemmo: le sale appena restaurate dell’ex edificio comunale, gli spazi del Museo Interattivo della Cultura Prealpina e il grande lavatoio del paese.
Trame d’acqua è l’installazione principale della mostra, a cura dell’artista Armida Gandini realizzata insieme a un gruppo di donne del territorio e dedicata alla valorizzazione del loro ruolo all’interno della comunità e della memoria femminile di questo luogo nel tempo.
L’opera nasce dall’utilizzo di stoffe donate dalle partecipanti, tessuti appartenuti alle loro case e alle loro storie personali, che trasformano il lavatoio del borgo, dove tradizionalmente le donne del passato si ritrovavano insieme, in un luogo di memoria, relazione e risonanza emotiva. Attraverso il gesto del dono e della condivisione, l’oggetto privato diventa materia collettiva e simbolo di identità condivisa. “Trame d’acqua nasce dalla suggestione che il luogo del lavatoio ha rappresentato nel tempo – dichiara l’artista Armida Gandini – Se il territorio intorno a Livemmo è stato beneficiato da un dono generoso in passato, Trame d’acqua ha invitato la comunità a un nuovo gesto di offerta. Questo atto, apparentemente semplice, è diventato il cuore pulsante del progetto: un dono che si dona ancora, dove l’oggetto tessile diventa materia condivisa.” Tra i tessuti donati una federa di un cuscino ricamata a mano recuperata dalla scuola dell’infanzia del paese, un fazzoletto d’epoca e una tovaglia usata nei pranzi di famiglia durante l’infanzia.
Il secondo percorso curato da Elena Niboli e Irene Tedeschi espositivo è rappresentato da “Anima Animale”, un’installazione video con un film d’animazione realizzato con la tecnica del disegno in fase e la serie di disegni originali – fatti a mano – di ogni fotogramma intermedio, come si faceva artigianalmente in passato, a cura di sette giovani partecipanti originari del borgo. Il progetto ha preso forma da un’esperienza collettiva di osservazione, ascolto e disegno con l’obiettivo di esplorare il confine tra essere umano e animale, evocando il bosco notturno come luogo archetipico di mistero e trasformazione. Ognuno di loro ha quindi rappresentato tramite l’illustrazione artistica la propria trasformazione da uomo ad animale.
“MA COSA NON È?” rappresenta un’esperienza di arte comunitaria che mette al centro la partecipazione, la relazione e la capacità dell’arte di creare connessioni tra persone, luoghi e memorie. Un progetto che conferma la vocazione di Pane Blu ad avvicinare i linguaggi artistici ai contesti sociali ed educativi, portando la creatività fuori dagli spazi convenzionali e rendendola accessibile a tutti.
L’associazione Pane Blu nasce infatti con l’obiettivo di far crescere e “lievitare” i linguaggi dell’arte nei territori e nelle comunità, grazie al lavoro di artisti e professionisti con esperienza nella pedagogia e nella didattica dell’arte, attivi in scuole, istituzioni e contesti socio-educativi. “Il percorso è stato un’esperienza simbolica che ha portato ogni partecipante ad esplorarsi, a riflettere sulla propria identità, sia individuale sia in relazione al luogo e all’ambiente in cui vive e alla comunità intera – dichiara Paola Rassega, curatrice della mostra – Provare a sperimentare i linguaggi dell’arte in modo attivo e partecipato è un modo per osservare la realtà con occhi nuovi che può regalare sorprese inaspettate”.
L’iniziativa è realizzata in partenariato con Area Cooperativa Sociale, con il finanziamento di Next Generation EU e del Comune di Pertica Alta
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)