Lavitola in procura a Roma, il legale: “Lui e Ranucci amici fraterni, è sconvolto”

08 Luglio 2026 - 18:15
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Lavitola in procura a Roma, il legale: “Lui e Ranucci amici fraterni, è sconvolto”

Valter Lavitola è in procura a Roma per essere ascoltato dal procuratore capo Francesco Lo Voi. L’ex direttore del quotidiano L’Avanti è indagato con le accuse di tentata strage e associazione per delinquere di tipo mafioso in relazione all’attentato dinamitardo nei confronti di Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre del 2025.

Il legale di Lavitola: “Lui e Ranucci amici fraterni”

Lavitola, intercettato ieri da LaPresse mentre rientrava nella sua abitazione a Roma (IL VIDEO), non è entrato nel merito dell’inchiesta e delle accuse a suo carico nemmeno oggi al suo arrivo in procura. A parlare finora solo il suo legale, l’avvocato Sergio Cola, che ha affermato: “In questo momento per motivi di riservatezza non vi posso anticipare niente. Sarei scorretto sul piano professionale. Vi posso solo dire che Valter Lavitola è sconvolto per le accuse che gli sono state mosse e ciò in ragione dello stretto e fraterno rapporto di amicizia che ha con Ranucci. Come ha confermato Ranucci in questi giorni”.

Ranucci: “Non farebbe del male a me o alla mia famiglia”

Il conduttore di Report lo ha ribadito anche oggi: “Io posso solo pensare che lui non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia. Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura e in quello dei nuclei dei carabinieri che stanno indagando su questa storia. Le loro indagini sono state straordinarie sotto ogni profilo, anche quello etico e morale”, ha detto Ranucci in un’intervista al Corriere della Sera.

“Secondo me c’è qualcosa che non torna. Per esempio, sicuramente lui non poteva sapere quella sera quando sarei tornato a casa. Ho riletto i messaggi che ci siamo scambiati, non credo che siano dettagli”, ha aggiunto Ranucci, “però è anche vero che bisogna aspettare ulteriori sviluppi nelle indagini”. Parlando del suo rapporto con Lavitola e del suo coinvolgimento nelle indagini sull’attentato, il conduttore di Report ha spiegato: “Fra di noi penso ci sia un affetto sincero. Quindi posso immaginare, ma è solo una mia ipotesi, che l’attentato non fosse tanto diretto a me, piuttosto a qualcun altro per non farmi arrivare qualche notizia. Ecco perché comunque penso che non mi avrebbe mai fatto del male. Insomma, un gesto trasversale“.

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