Conte, il re dei Dpcm è nudo e ora trema: insulta FdI, evoca complotti e strappi alla Carta, spara a zero su tutti, Commissione, stampa, tv

Sull’inchiesta Covid in corso Conte fa “ammuina”, spara a zero su tutti: Fdi, stampa e tv. Tutto meno che fare chiarezza e autocritica. Ma quando il re è nudo, nascondersi dietro la foglia di fico della Carta non basta e non può bastare. Eppure Conte, abbarbicato sulle barricate di un garantismo “fai da te” a giorni alterni, tenta l’ultima, disperata mossa per sfuggire alle argomentazioni e alla documentazione stringente della Commissione Covid e, più in generale, al dibattimento della storia e della verità.
Conte sui carboni ardenti fa fuoco e fiamme, ma spara a salve
Questo almeno sembra di dedurre dalle sue ultime dichiarazioni rese nell’intervento di ieri in commissione Covid, riproposte sui social aggiungendo una lunga spiegazione. O meglio, qualche attacco vergato qua e là contro tutti: membri dell’organismo parlamentare che lo ha messo spalle al muro, stampa, tv. A giudicare da parole e toni che spuntano a viva voce tra le righe insomma, sembra proprio che l’ex premier avverta lo scricchiolio di quel castello di carte eretto durante la gestione della pandemia e, per difendersi, scelga la strada della rissa istituzionale.
Del resto, difficile non intravedere tra gli obiettivi del suo ultimo sfogo social un tentativo di attaccare la maggioranza di Fratelli d’Italia per delegittimare i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Ma procediamo con ordine.
Covid, l’intemerata di Conte che spara a zero contro tutti: Commissione, stampa, tv
Dunque, nella sua intemerata rilanciata sul web. Giuseppi parla di «finti patrioti» che «ignorano la Costituzione». Evoca complotti mediatici. E torna a strizzare l’occhio alla improbabile proposta di un’«Alleanza per la Costituzione». «I finti patrioti di Fratelli d’Italia – verga dunque a caratteri al vetriolo l’ex premier – quando hanno l’obiettivo di colpire un avversario politico, stravolgono ogni regola, anche la Costituzione. Nell’attesa che mi indichino finalmente una data per essere audìto, in modo da spazzare via questo teatrino indecente che hanno organizzato con i giornali di Angelucci, ieri hanno prodotto in commissione Covid un ulteriore strappo istituzionale. Il presidente Lisei, di Fratelli d’Italia, ha ottenuto, con un colpo di maggioranza, che comuni cittadini potranno essere ascoltati come testimoni in totale segretezza».
Altro che teatrino, la Commissione Covid fuore far luce sul set in ombra della gestione della pandemia
Ma il teatrino, per usare parole sue, è proprio quello che l’avvocato di Volturara Appula sta inscenando per non fare i conti con la realtà. La verità, desunta da dati, documenti e testimonianze è che la Commissione Covid, guidata da Marco Lisei, sta facendo esattamente ciò per cui è stata istituita: far luce sui troppi punti oscuri di una stagione drammatica, dai banchi a rotelle alle opache gestioni degli acquisti di mascherine. Un’azione investigativa che ieri ha vissuto un passaggio chiave con l’audizione dell’ex ministro Riccardo Fraccaro, i cui riscontri contribuiscono a delineare un quadro di responsabilità politiche e decisionali che l’allora Capo del governo vorrebbe evidentemente secretare o edulcorare.
Covid, Conte contro tutti: dà dei finti patrioti a FdI e s’aggrappa alla Carta per rilanciare «Alleanza per la Costituzione»
Forse per questo, allora, interpreta drammaticamente e stravolge senso e dinamica di procedure e scelte come uno «strappo istituzionale». Un arbitrio, a sua detta, in base al quale, scrive, «con il voto di ieri il presidente Lisei potrà perseverare nel delegare a consulenti della commissione designati da Fratelli d’Italia l’ascolto di testimoni in un Commissariato di polizia. Così i comuni cittadini potranno essere torchiati ben bene, senza neppure la presenza dei parlamentari».
Ma il contraddittorio non può essere solitario e a reti unificate come per i Dpcm in pandemia
Ma le procedure contestate da Conte – come l’ascolto di testimoni e i canali istituzionali delegati – non sono «abusi. Bensì prerogative legittime di una Commissione d’inchiesta che, per legge, ha gli stessi poteri e facoltà dell’autorità giudiziaria. Definire «torchiatura in un commissariato» il doveroso accertamento dei fatti significa insultare le istituzioni e i servitori dello Stato. Ma non sarà che a Conte il contraddittorio piace solo se declinato a reti unificate, come per i suoi indimenticabili “Dpcm” serali?
E i nodi vengono al pettine…
Oggi che i nodi vengono al pettine e i fatti certificano i fallimenti della sua stagione, Conte evoca i principi del «giusto processo» per blindare se stesso, dopo aver governato per mesi calpestando il Parlamento a colpi di decreti e chiudendo gli italiani in casa. Ma allora, più che un’alleanza per la Costituzione a cui chiama a raccolta campolarghisti e proseliti del rito grillino, viene il dubbio – anch’esso legittimo – che l’adunanza possa fungere ad avvalorare la propria impunità politica. Nel frattempo, però, gli italiani restano in attesa della verità: e nessuna narrazione vittimistica potrà ingannare il tempo o mistificare il quadro…
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