Le ultime mosse del governo Meloni: scostamento di bilancio di 7 miliardi e pressioni sull’Ue per rivedere il sistema Ets

L’inflazione arrivata al 4,2% (più alta di quasi mezzo punto percentuale rispetto alla media europea del 3,8%) complica i piani del governo, che vorrebbe presentare una manovra finanziaria che non sia invisa agli elettori. Giorgia Meloni, quando l’Istat ha comunicato il dato, ha fatto sapere di aver scritto alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, segnalando la necessità di avere più flessibilità nei conti, ma da Bruxelles è arrivato un secco niet: l’avete già avuta, è stata la risposta gelida. Con queste premesse, si riunisce oggi alle 18 il Consiglio dei ministri che dovrà compiere il primo passo lungo una strada che si preannuncia parecchio stretta. All’ordine del giorno è scritto che sul tavolo arriverà il Documento programmatico di bilancio (Dpfp) e la «relazione al Parlamento ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 243», cioè la relazione sullo scostamento di bilancio (senza ulteriori dettagli viene anche preannunciato un decreto legge ambiente riguardante «disposizioni urgenti per il rafforzamento delle istruttorie ambientali, la gestione di problemi climatici, l'economia circolare e le bonifiche».
La possibilità di maggiore flessibilità riguarderà le spese in materia di difesa e nel settore energetico e, come anticipa il ministro degli Esteri Antonio Tajani prima che i ministri si riuniscano, «poi dovremo presentare a Bruxelles una serie di proposte, che una volta approvate ci permetteranno di essere operativi». A preoccupare ulteriormente il governo è l’ipotesi che la Banca centrale europea metta mano ai tassi d’interesse per far fronte all’inflazione. E anche su questo è il vicepremier a far sapere quali sono i giudizi in merito del governo: «Mi auguro, e non vorrei essere ripetitivo, che a Francoforte si mettano una mano sulla coscienza e si rendano conto che l'inflazione che c'è oggi è un'inflazione esogena, non endogena. Aumentare il costo del denaro non farebbe che peggiorare la situazione, non migliorarla, in un momento di difficoltà. Quindi mi auguro che non ci sia un incremento dei tassi, perché l'accesso al credito diventa fondamentale in un momento di difficoltà».
Ma non è solo su questi fronti che il governo si muove per tentare di affrontare i prossimi mesi autunnali e invernali prima delle elezioni politiche previste per la prossima estate o, come sembra ormai più probabile, per la prossima primavera. Meloni, dopo aver perso la battaglia per far sospendere a livello comunitario l’Ets, sta lavorando per creare un fronte comune che porti a una più profonda modifica del sistema europeo di scambio delle emissioni di CO2. Per ora ha incassato il benestare della Repubblica Ceca: «Con il primo ministro, Andrej Babis – ha fatto sapere nei giorni scorsi – abbiamo lavorato a un pacchetto di proposte comuni» da portare al Consiglio europeo previsto per metà ottobre. Secondo la premier si tratterebbe di «proposte concrete, attuabili, di buon senso» che i due leader intendono condividere «con gli altri colleghi» sperando di costruire «convergenze ampie».
Meloni pensa che indebolire questa misura prevista dalla cosiddetta agenda verde europea non abbia chissà quali ripercussioni in termini ambientali mentre danneggerebbe i conti pubblici degli Stati membri. Anche le proposte di modifica avanzate da Bruxelles, dice, non vanno nella giusta direzione. «In Europa si continua a non percepire l’urgenza, perché noi abbiamo un sistema che è quello dello scambio delle quote di emissione, che ha assolutamente bisogno di essere rivisto profondamente, che ha bisogno di essere rivisto come tutti capiscono, perché è stato deciso dal Consiglio europeo che debba essere rivisto, dopodiché però dopo che noi ne abbiamo discusso per mesi ci ritroviamo con una proposta di revisione che secondo me è totalmente insufficiente e non ce lo possiamo più permettere», ha detto Meloni sempre nei giorni scorsi intervenendo in videocollegamento alla seconda edizione di “Oltre le Radici”. «Non ce lo possiamo permettere in una fase particolare come quella nella quale stiamo vivendo - ha aggiunto Meloni - perché noi non possiamo continuare a gravare con un’extra tassazione ambientale sulle nostre imprese manifatturiere danneggiandole ulteriormente nella loro capacità di competere in un mercato globale nel quale i nostri principali concorrenti non sono sottoposti allo stesso livello di costo del carbonio e agli stessi vincoli e non capirlo significa banalmente condannare l'Europa alla deindustrializzazione e è una scelta alla quale io personalmente non mi arrendo».
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