Lefebvriani, 38 anni dopo è di nuovo scisma: Leone inascoltato come Giovanni Paolo II

Con una cerimonia in diretta streaming e traduzione in sei lingue si è compiuto a Econ, in Svizzera, lo scisma dei lefebvriani. La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha compiuto il proprio atto di disobbedienza – l’ordinazione di quattro vescovi senza mandato pontificio – nonostante l’accorato appello di Papa Leone XIV che li aveva pregati «con il cuore» di tornare sui propri passi. Si tratta di un passaggio molto doloroso per la comunità cattolica mondiale, all’interno della quale in molti avevano sperato in un “miracolo”, sebbene nulla lo facesse presagire.
Lefebvriani: lo scisma è compiuto
«Veniamo accusati di non amare il Papa, di non rispettarlo. Ma è proprio perché amiamo il Papa come vicario di Cristo e come capo della Chiesa che non vogliamo più vedere il Papa umiliato messo sullo stesso piano dei falsi pastori, rappresentanti di false religioni», ha detto il superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarini, nel corso dell’omelia di Econe, pronunciata di fronte a 16mila fedeli e funestata da un nubifragio. «Proprio perché amiamo il vicario di Cristo – ha aggiunto – non vogliamo più questa umiliazione che ricade anche su tutta la Chiesa che viene messa sul piano delle false religioni».
Lo strappo del 1988
Si torna così a 38 anni fa, quando il 30 giugno 1988, Giovanni Paolo II papa, fu il fondatore monsignor Marcel Lefebvre, arcivescovo in rotta con Roma per il Concilio Vaticano II, a ordinare quattro vescovi senza mandato, anche in quella occasione lasciando cadere nel vuoto un drammatico appello del Pontefice.
Il riavvicinamento cercato da Benedetto XIV
Il richiamo a quella data è fortissimo: il seminario di Econe, il numero dei vescovi, perfino i paramenti utilizzati sono gli stessi. Inevitabile che lo sia anche l’esito: la scomunica in casi del genere è «latae sentenziae», «una sentenza già pronunciata», un automatismo tecnico, se così si può dire. Negli anni, poi, ci sono stati passi di riavvicinamento, fino alla remissione della scomunica per i quattro vescovi ordinati da parte di Benedetto XIV. Non un pieno riconoscimento della Fraternità, ma un chiaro segno della volontà di dialogo e riconciliazione.
Verso l’atto ufficiale di scomunica
Non è bastato. Con l’ordinazione degli abati Pascal Schreiber (Svizzera), Michael Goldade (Stati Uniti), Michel Poinsinet di Sivry (Francia) e Marc Hanappier (Francia) si torna al punto di partenza. E a nulla è valsa la preghiera di Leone, che nella sua lettera a don Pagliarani, aveva ribadito la disponibilità al dialogo. Perché tutto si compia anche formalmente manca solo l’atto ufficiale del Papa nei confronti dei vescovi e di chi li ha ordinati: monsignor Alfonso de Galarreta, vescovo consacratore, e monsignor Bernard Fellay, co-consacratore. Possono volerci ore o giorni, ma arriverà.
L’appello inascoltato di papa Leone
L’agenda di Prevost è stata piena di appuntamenti, una fitta lista di ambasciatori, cardinali, prefetti vaticani. Difficile pensare, però, che per il Pontefice possa essere stata una giornata come un’altra. «Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione», aveva scritto nella lettera a don Pagliarini «con animo paterno».
«La Chiesa – ha sottolineato ancora Leone – è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo. Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio».
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