Migranti, la sanatoria di Sanchez rema contro l’Ue. Ma Bruxelles ha già scelto il “modello Meloni”

La Spagna scopre di avere un problema enorme con l’immigrazione irregolare e Pedro Sánchez trova la soluzione più socialista possibile: trasformarlo in un problema europeo. Madrid non punta sui rimpatri, ma su una bella sanatoria di massa, così il clandestino diventa regolare, il governo si mette la mano sul cuore e il conto, come sempre, arriva dopo. E a pagarlo stavolta potrebbero essere i cittadini di tutt’Europa, con buona pace dell’indirizzo preso dall’Ue sempre più allineata al modello Meloni.
I numeri choc: oltre un milione di immigrati
Ma partiamo dai numeri: oltre un milione di migranti e richiedenti asilo senza documenti in regola ha chiesto di aderire alla regolarizzazione varata da Madrid. Il governo, quando aveva lanciato l’operazione, immaginava circa 500mila domande. Ne sono arrivate il doppio e secondo le organizzazioni che assistono i migranti potrebbero superare quota 1,2 milioni. A metà giugno, 360mila erano già state ammesse all’istruttoria, con autorizzazione provvisoria al soggiorno e al lavoro.
Eccolo il capolavoro progressista: si parte dall’emergenza, si passa per l’umanitarismo obbligatorio, si arriva al maxi-condono. Per accedere basta dimostrare di aver vissuto in Spagna per almeno cinque mesi o aver chiesto protezione internazionale entro il 31 dicembre 2025, oltre a non aver commesso reati. Chi ottiene il via libera riceve un permesso di soggiorno e lavoro valido inizialmente per un anno. Non la cittadinanza, non il voto. Almeno per ora.
Buonismo vs realismo
Sánchez ha spiegato che la misura racconta «il Paese che siamo» e quello che la Spagna «aspira a essere»: un Paese che «rispetta, protegge e tutela i diritti umani». Tradotto: “Le porte sono aperte“. Perché il punto sollevato da Popolari e Vox è proprio questo: una sanatoria di massa non svuota l’irregolarità, la pubblicizza. Fa sapere a chi arriva domani che, con un po’ di pazienza, può entrare pure col tappeto rosso.
Qui la vicenda spagnola smette di essere spagnola. Perché mentre Bruxelles si muove sulla linea dei rimpatri, degli accordi con Paesi terzi, degli hub esterni e di un controllo più duro delle frontiere, la sinistra rema contro: meno selezione, più regolarizzazione. Da una parte il modello Meloni, che tenta di spostare la gestione dell’immigrazione fuori dal recinto dell’emergenza permanente. Dall’altra il modello Sánchez-Schlein: accogliere, sanare, integrare per decreto e poi stupirsi se c’è insicurezza diffusa nella strade, se spuntano moschee abusive, se l’integrazione resta un miraggio soffocato da numeri difficili da gestire.
Pronti già i ricorsi
Le regioni spagnole guidate dal centrodestra hanno già presentato ricorso, sostenendo che la misura possa violare il diritto europeo. Il ragionamento è semplice: regolarizzare centinaia di migliaia di persone in Spagna significa, domani, incidere sugli equilibri dell’intera Unione. Madrid replica che il permesso vale solo sul territorio spagnolo. Formalmente può anche essere vero. Politicamente è una foglia di fico: in Ue i confini interni esistono abbastanza per i cavilli, troppo poco per dormire tranquilli.
Basta ya de tanta degeneración democrática. pic.twitter.com/78JSByMj41
— Alberto Núñez Feijóo (@NunezFeijoo) June 30, 2026
Sullo sfondo c’è anche la ley de nietos, la legge che consente la cittadinanza ai discendenti degli spagnoli emigrati o colpiti dalla storia del franchismo. Le richieste hanno superato i 2,4 milioni, con oltre mezzo milione già accettate. Il Partito Popolare parla di «ingegneria elettorale». Feijóo ha sintetizzato il sospetto così: «Visto che con gli elettori attuali non funziona, vediamo se fabbricandone di nuovi si svolta».
Due modelli, una scelta
E mentre Sánchez se la ride contento, l’opposizione lo incalza: «Ha paura della verità. Ha paura di lasciare la presidenza del governo». La Spagna diventa così il manifesto della prossima battaglia europea: governare i flussi o subirli, distinguere accoglienza e resa, sicurezza e propaganda. La sinistra chiama tutto questo diritti umani. La destra lo chiama realtà.
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