L'Equipe - Dopo il caso Balogun, la Francia chiede alla FIFA la revoca dell'ammonizione di Olise contro il Paraguay: cosa sta succedendo
La Federcalcio transalpina rivendica parità di trattamento rispetto alla vicenda del giocatore degli Stati Uniti: con un altro giallo, Olise salterebbe l'eventuale semifinale
Il caso Balogun crea un clamoroso precedente nella storia dei Mondiali e apre la strada ad una serie di scenari impronosticabili soltanto fino a poche ora fa. La sospensione della squalifica del giocatore statunitense dopo il rosso incassato contro la Bosnia non solo ha suscitato polemiche ad ogni livello per la presunta intromissione del presidente Donald Trump nella decisione adottata dalla FIFA di Gianni Infantino, ma ha offerto anche ad altre federazioni, che si sono sentite penalizzate da alcune decisioni degli arbitri in campo, per fare ricorso e chiedere delle revisioni.
LA FRANCIA SI MUOVE PER OLISE
E' il caso della Francia che, secondo quanto ricostruisce L'Equipe, si starebbe adoperando per la situazione legata al cartellino giallo subito da Micheal Olise in occasione dell'ottavo di finale contro il Paraguay. Un'ammonizione arrivata in circostanze controverse – col giocatore del Bayern Monaco che non colpisce mai l'avversario Galarza, che stramazza al suolo e induce l'arbitro uzbeko Tantashev a prendere il provvedimento – e che manda in diffida il fuoriclasse della nazionale di Didier Deschamps. In caso di ammonizione anche nel quarto di finale contro il Marocco di giovedì sera, Olise finirebbe per saltare l'eventuale semifinale dei Mondiali.
PARITA' DI TRATTAMENTO
Da qui la richiesta formale che la Federazione francese nei confronti della commissione disciplinare della FIFA per revisionare l'episodio, riconoscere sostanzialmente il comportamento del giocatore del Paraguay e l'errata valutazione del direttore di gara. La Francia chiede sostanzialmente parità di trattamento rispetto alla vicenda di Balogun, che rappresenta un unicum nella storia dei Mondiali da quando è stato introdotto l'utilizzo dei cartellini da parte degli arbitri, ossia dall'edizione di Messico 1970: mai da allora una squalifica successiva ad un'espulsione era stata oggetto di sospensione, mentre nel 1962, in occasione del torneo disputato in Cile, il comitato organizzatore dell'epoca – su pressione della Federcalcio brasiliana – permise a Garrincha di giocare ugualmente la finale contro la Cecoslovacchia nonostante la sanzione ricevuta in occasione della partita precedente.
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